La città imperiale di Agra

La visita

L'ingresso vero e proprio nel Taj – introdotto da un cammino quasi iniziatico che costeggia giardini e specchi d'acqua collegati tra loro da armonie che richiamano istintivamente relazioni numeriche di mondi celesti – è una sala d'ingresso ottagonale circondata da piccole stanze su ambedue i lati con bellissimi cancelli decorati. Il portone è quasi un capolavoro a sé di arte d'intarsio nel marmo bianco. L'acqua che scorre nei giardini, tra fontane e ruscelli zampillanti, fu tratta dal fiume Jamuna mediante un complesso lavoro di trazione idraulica in cui venne utilizzata la forza motrice dei cammelli.

Fatehpuri Maszid

Il Fatehpuri Maszid

Sotto la cupola principale, all'interno del nucleo centrale del Taj Mahal, si trovano le tombe dei due coniugi, finalmente riuniti dopo la morte in un'altra vita. Sopra la tomba di Mumtaz Mahal viene esposta ogni venerdì e ad ogni anniversario della sua morte, una copertura di fili di perla dall'inqualificabile valore, un dettaglio in più di quell'insieme altamente spettacolare che fonde architettura indiana e persiana degno di una delle sette Meraviglie del Mondo qual è il Taj Mahal, senza riserve.

Tra le tante prodezze del marmo bianco, ce n'è una che fa del Taj un vero prodigio da contemplazione: l'assorbimento dei colori e di qualsiasi sfumatura del cielo. Così, ogni tinta che la volta celeste decide di assimilare, diventa un'elegia cromatica nella sagoma intarsiata del Taj Mahal: dalla vaghezza dell'alba all'abbagliante folgore bianca del mezzogiorno, al fulgido splendore della luce lunare quando la cupola sottile si staglia verso le stelle come una perla grigia. Eppure, nessuno di questi effetti può eguagliare quei fugaci momenti in cui, dopo il calar del sole, il complesso assume una crepuscolare tinta rosa pallido, quasi un senso di pudore di fronte a tanta magniloquenza di luce. Un'immagine che, una volta sfiorata con lo sguardo a testa in su, rimane di nome e di fatto “per sempre”.

Agra: la città imperiale

Benché la fama del Taj Mahal tenda in parte ad occultarne i fasti, fanno parte del patrimonio artistico della città imperiale Agra, risalente soprattutto al periodo della dinastia Mughal (1556-1707), anche l'Agra Fort, tra l'altro già visibile dallo stesso Taj, e la tomba Itmad-Ud-Daula, fatta costruire dall'imperatrice Noor Jahan in memoria di suo padre Mirza Ghiyas Beg.

L'Agra Fort, altrimenti detto il “Re dei Palazzi” o il “Palazzo Rosso”, risale al tempo dell'impero di Akbar il Grande. La sua costruzione, voluta dall'imperatore Akbar stesso, fonde insieme l'idea di una fortificazione e di un palazzo reale. Iniziato nel 1565, venne ultimato dopo otto anni di lavori ed è qui che il sovrano Shah Jahan trascorse prigioniero il resto della sua vita, fissando dalla finestra la lontana sagoma del Taj dove, alla sua morte, venne seppellito insieme all'adorata moglie. La sua collocazione in riva al fiume corrisponde all'estensione della dinastia Mogul nel XVI secolo, sviluppatasi soprattutto nella zona del fiume Yamuna, nel centro della città.

Itmad-Ud-Daula

Intarsi e decorazioni su marmo bianco all'ingresso dell'Itmad-Ud-Daula

Questa sorta di cittadella voluta da Akbar – che ha veduto il succedersi, anche architettonico, di tre dinastie (Akbar, Jahangir, e Shah Jahan) – mantiene ancora oggi l'impronta di una evidente monumentalità con le imponenti porte e mura di sabbia rossa (20 metri di altezza per 2,5 chilometri di circonferenza) che ne suggerirono l'appellativo di Red Palace. Sontuosi palazzi e floridi giardini completano il quadro di questo palazzo fortezza in arenaria rossa, nel tempo arricchitosi anche di edifici in marmo bianco. Nato come struttura militare, venne in seguito utilizzato come palazzo e prigione del sovrano Shan Jhahan.

Più appariscente, e simile nella lavorazione al Taj, è la tomba Itmad-Ud-Daula che, infatti, fu l'antesignana del Taj, essendo il primo monumento dell'architettura Mughal edificato con l'utilizzo del marmo bianco e della “pietra dura”, entrambe caratteristiche del Taj. Il giardino che la circonda è recintato su tre lati da alte mura, mentre il quarto lato si apre verso il fiume Yamuna, con una schiusa panoramica sulla città. Il cancello dell'entrata principale è composto di pietre di sabbia rossa con una doppia struttura intarsiata con marmo bianco. Le mura di marmo sono decorate con inscrizioni del Sacro Corano, alberi di cipressi, fiaschi di vino e brocche intagliate nel marmo con una cura che rende impossibile non soffermarsi sui particolari. L'intarsio di pietre preziose nel marmo bianco è il distintivo di questi capolavori di Agra che attirano ogni anno migliaia e migliaia di visitatori.

L'artigianato locale

L'artigianato locale di qualità ancora perpetua questa lavorazione ricalcando l'arte dell'intarsio, sì che tra i souvenir più preziosi e caratteristici da portare a casa può esserci un Taj in miniatura o altri monili e porta oggetti lavorati con il marmo bianco e le pietre preziose importate. Tra gli atelier più prestigiosi di Agra dove fare acquisti di questo tipo e assistere anche a una mini visita dell'artigiano che lavora le sue opere d'arte, si segnala Saga Department Store (Gopal Nursery, Fatehabad Road, Taj Ganj, Agra; tel. 2233117) dove, mercanteggiando un po' come d'obbligo ovunque in India, si può arrivare ad acquistare con 60 € (qui si può pagare anche in euro) tre scatolette porta gioie in marmo intarsiate con pietre preziose.

Naturalmente, il prezzo è proporzionato alla grandezza del monile e alla quantità e al tipo di pietre utilizzate. Ogni sorta di collane, bracciali, statuette di Buddha, elefanti e quant'altro, non mancheranno tuttavia di essere offerti per poche rupie in mezzo alla strada, nei percorsi altamente turistici che conducono ai monumenti principali di Agra. E' qui che la povertà si tocca con mano, vista l'entità irrisoria degli scambi monetari con questi venditori ambulanti che potranno avere dai 5 ai 16 anni, e che lascia nelle suggestioni del momento qualcosa di inafferrabile ma che ha a che fare con un certo contrasto tra splendore e miseria che certe zone del mondo riescono a dipingere con tonalità indimenticabili.

Testo e foto a cura della redazione

Artigiano di Agra

Un artigiano di Agra intento alla lavorazione di monili in pietra dura

Informazioni turistiche

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