Baviera: viaggio nella magia dell'Algovia

Come una matriosca, la Germania è una terra in grado di includere tanti micromondi a sé stanti che vivono di identità molto forti ma anche di aperture di confini. Un viaggio in Baviera è qualcosa di molto specifico, scoprire l’Algovia è un’esperienza altrettanto peculiare che non può essere avvicinata a nessun altro generico itinerario di lingua tedesca. Per l’esattezza, l’Algovia è la regione sud-occidentale della Baviera e può essere interessante sapere anche che è una delle mete turistiche più amate di tutta la Germania.

Algovia in mountanin bike

Paesaggio dell'Algovia: vacanze in mountain bike

Sarà per quei castelli fiabeschi tutelati dall’Unesco, per le cure benefiche della tradizione Kneipp che qui affondano le radici, per le città d’arte ai piedi delle Alpi, sarà per una magia che si capisce a fondo solo dopo averla toccata con mano, l’Algovia è una regione per viaggiatori non principianti, piuttosto sensibili a certe tematiche che danno valore aggiunto a qualsiasi vacanza che si rispetti, su tutte il salutismo non solo fisico e neppure soltanto mentale, bensì ambientale.

Un benessere a 360 gradi con la complicità della natura, che l’Algovia garantisce sia per conformazione geografica che per scelta dei suoi abitanti e operatori del settore. Non stupisce dunque se, senza troppo sensazionalismo, una delle attività più promosse e amate dal turismo internazionale in Algovia siano le camminate. Protagonisti di tale tendenza sono sentieri dalle varie altitudini, cime grandiose e dolci declivi, gli stessi che hanno valso all’Algovia il riconoscimento di zona ideale per il trekking. Una vocazione mirata e sempre più monitorata anche dalle nuove tecnologie: circa 7000 km di sentieri escursionistici sono controllati con i GPS, oltre ad essere perfettamente segnalati.

Camminando si possono scoprire gli altri tasselli che compongono l’allettante mosaico di questa regione, come i 39 castelli, fortezze e rovine, gli 84 musei e collezioni, le città d’arte in cui convergono testimonianze architettoniche di tante epoche diverse e in cui la storia si tocca con mano. Pensiamo, ad esempio, all’esuberanza tardo-gotica di Füssen, a Schwangau e ai suoi celeberrimi castelli, alla preziosità barocca di Ottobeuren, al cuore medievale di Memmingen. A proposito di castelli: oltre ai più famosi (quelli di re Ludwig, Neuschwanstein e Hohenschwangau), vale la pena citare Lautrach, per esempio, che è uno dei migliori hotel per convegni di tutta la Germania, ed ha ospitato Albert Einstein e molti altri premi Nobel, scienziati e artisti. Un altro luogo prestigioso è il castello Kronburg, residenza privata da 400 anni, che ospita concerti di musica classica nella sala “Deutschmeister-Saal” tra stucchi e un soffitto affrescato.

ll Castello di Neuschwanstein

Uno degli emblemi monumentali di questa regione rimane, in ogni caso, il famosissimo Castello di Neuschwanstein che, a vederlo d’impatto, spedisce istantaneamente nel mondo delle favole. Ma andiamo con ordine e iniziamo col dire che questa meravigliosa struttura è situata a circa 965 metri di altitudine sopra la gola di Pöllat con vista sui paesi di Füssen (da cui dista appena 5 chilometri) e Schwangau, nel sud della Baviera quasi al confine austriaco. Nasce a partire dal 1869 come sogno del re della Baviera, Ludovico II (1845-1886), su progetto dello scenografo dell’Opera di corte di Monaco, Christian Jank. E se Ludwig rimase affascinato dalla fortezza medievale di Wartburg in Turingia da cui prese spunto per la sua personalissima versione (il “Nuovo Castello”), successivamente fu Walt Disney a rimanere folgorato dall’opera di Christian Jank, che divenne modello per il celebre film d’animazione “La bella addormentata nel bosco” e per molti castelli presenti in tutti i parchi Disney del mondo.

Neuschwanstein si innalza maestoso sopra Schwangau, proprio sul tragitto della Strada Romantica, uno degli itinerari più belli di tutta la Germania. Superato il primo impatto e addentrandosi più a fondo in questa meraviglia architettonica, si scopre pian piano la verità di un edificio che tutto è fuorché il capriccio di un re rimasto bambino che, tra l’altro, non ebbe mai il piacere di riuscire a vedere il suo “Nuovo Castello” senza impalcature. Costruito e arredato ispirandosi a forme medievali, anche se con l’impiego di tecniche per quel tempo estremamente moderne, il castello doveva infatti rappresentare agli occhi del re di Baviera un monumento alla cultura e alla regalità del Medioevo, da lui altamente venerate. Il risultato fu esemplare, anche se leggermente fuorviante rispetto agli intenti a causa del suo eclettismo stilistico, ma oggi viene considerato unanimemente come la quintessenza dell’idealismo tedesco. A fondersi nella mirabolante architettura principesca sono elementi ornamentali e architettonici della Wartburg e motivi ricavati da scenografie per le opere wagneriane “Lohengrin” e “Tannhäuser”.

Castello di Neuschwanstein

Castello di Neuschwanstein

Dall’anno in cui iniziarono i lavori (1869), troppa acqua passò sotto i ponti nelle vicissitudini edilizie del castello che, nelle intenzioni di re Ludwig avrebbe dovuto essere completato il giorno di Natale del 1881. La costruzione del tratto residenziale del Portale fu completata nel 1873, solo nel 1884 risultarono accessibili i quartieri residenziali nel “Palazzo” mentre il tratto sud la “Caminata”, venne completato solo nel 1891 in maniera semplificata. All’interno, le stanze più emblematiche dovevano glorificare la cultura cavalleresca medievale ispirandosi alla solennità della “Sala dei cantori” della Wartburg ma accentuata, se possibile, all’ennesima potenza. In particolare, il re aveva in mente una “Sala del Graal” che si rifacesse a Santa Sofia di Costantinopoli prima, e dopo una “Sala del trono” che ricordasse la chiesa di corte del Santissimo sacramento.

I sogni di gloria di re Ludwig furono, per la verità, molto più grandi delle reali possibilità di portarli a compimento e non tardarono a manifestarsi indebitamenti piuttosto gravi tanto che il governo bavarese decise ad un certo momento di fare interdire il re e di internarlo nel Castello di Berg sul lago di Starnberg. Proprio tra le acque del lago, Ludovico II trovò la morte il 13 giugno 1886 e il suo castello, trasformatosi per lui da “Wartburg” in “Gralsburg” (Fortezza del Graal), in cui nessun estraneo sarebbe potuto entrare, venne aperto alle visite il 1 agosto 1886. Prese il nome di Neuschwanstein solo dopo la sua morte ed oggi è tra i monumenti più fotografati e visitati del mondo.

All’interno ci si può fare l’idea della grandiosità del progetto regale, soprattutto nelle stanze d’abitazione e di rappresentanza del re situate al terzo e quarto piano. Al terzo piano si trova la famosa Sala del trono a due piani che, con il suo aspetto di ambiente sacrale, occupa tutta la parte occidentale del palazzo. Gradini in marmo, pavimento a mosaico con motivi ornamentali e rappresentazioni di piante e animali, sculture, decorazioni e dipinti murali scandiscono la grandiosità dell’opera millimetro dopo millimetro. Il re stesso scelse i dipinti per questa sala dal cui balcone si gode una vista eccezionale sulle montagne, sui laghi e sulla pianura. Altro bellissimo ambiente del castello è la Sala da pranzo con pannelli in quercia, incisioni e dipinti con ritratti e allegorie delle virtù cavalleresche, soffitti a travi e mobili di quercia. Sul tavolo da pranzo spicca una scultura in bronzo dorato di Sigfrido che lotta col drago.

Degna del “re sognatore” è senz’altro la sua Camera da letto, l’unica di tutta la residenza a mostrare forme neogotiche, per la quale hanno lavorato ben quattordici intagliatori in quattro anni. Arredata molto riccamente, come nelle migliori abitudini di tutte le camere da letto dei castelli di Ludwig II, è rivestita in pannelli in quercia e decorata con motivi del “Tristano” di Gottfried von Strasburg. Il letto a baldacchino è riccamente intagliato. Dalla camera si gode la vista sulla gola di Pöllat. Sempre al terzo piano fa bella mostra di sé il Salone dove compare una fitta rete di rimandi tematici alla saga di Lohengrin che, secondo il re era particolarmente legato a Neuschwanstein, a causa del motivo del cigno. Suggestiva è anche la grotta artificiale con giardino d’inverno annesso, eseguita da un esperto “realizzatore di paesaggi”, A. Dirigel, con tanto di stalattiti e stalagmiti.

Chiesa e castello presso Schwangau

Vista sul castello da Schwangau

Dominatrice indiscussa del quarto piano è la Sala dei cantori, ardentemente voluta dal re di Baviera su imitazione del salone della Wartburg, restaurato nel XIX secolo (storico salone dove nel XIII secolo avrebbe avuto luogo una gara fra poeti). A dominare la sala vi è un soffitto a cassettoni con iscrizioni contenenti nomi dei poeti e cantori lirici dell’epoca cavalleresca. I dipinti della sala e del corridoio del palco si ispirano alla leggenda di Parsifal e la scena “Il giardino incantato di Klingsor” è opera personale di Christian Jank. La galleria dei cantori vera e propria è delimitata da tre archi e presenta la parte posteriore e il soffitto dipinti in modo tale da rappresentare un paesaggio boschivo. Inoltre, sono presenti lampadari e candelabri con in tutto 600 candele realizzati in ottone dorato.

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