Arizona e Utah: i grandi parchi nazionali

Il Grand Canyon e il Painted Desert

Il Grand Canyon è un viaggio nel tempo. Non il tempo degli uomini, quello che si conta in giorni e mesi, ma il tempo della natura, di questa forza meravigliosa che ha scolpito 450 chilometri di strapiombo, in quasi due miliardi di anni. Il fiume Colorado, l’orogenesi e il vento hanno modellato questo autentico capolavoro, che racchiude la storia stessa della Terra, scandita dalle differenti tonalità di colore che dipingono le ere geologiche impresse sulle sue pareti.

Canyonlands

Punto panoramico nel parco di Canyonlands

Situata nel cuore dell’Arizona Centrale, a 1300 metri di altitudine e circondata da imponenti formazioni rocciose dal caratteristico colore rosso, Sedona ha molto da offrire ai visitatori anche dal punto di vista artistico. Tempio della cultura New Age, la città propone un ricco calendario di eventi, tra cui spiccano le “Serata nelle Gallerie” (Evening in the Galleries), iniziativa che, ogni primo giovedì del mese, permette di visitare gratuitamente nove delle sue 40 gallerie d’arte. Il famoso pittore surrealista Max Ernst vi si stabilì all’inizio del Novecento, seguito, tra gli altri, da Joe Beeler, Charlie Dye, Johnny Hampton e George Phippen, fondatori di “Cowboy Artists of America”.

La Foresta Pietrificata, ma ancor più il Painted Desert, sono un tributo alla tavolozza della natura. La magia del colore trova qui la sua massima espressione, e poco importa la natura scientifica del fenomeno (i colori sono essenzialmente dovuti a processi di ossidazione dei minerali e all’accumulo di sostanze organiche), quello che conta è la sensazione che si prova osservando pietre che trasmettono emozioni e ci fanno rivivere, attraverso lo sguardo di Medusa, in una foresta subtropicale, strappata ai millenni della Terra. Quest’area assume notevole importanza storica per la presenza di antichi insediamenti della popolazione Hopi.

Canyon de Chelly e Monument Valley

Una gola profonda oltre 300 metri, rosse pareti di roccia, guglie di pietra che si innalzano tra le leggende del popolo Navajo. Questo è il Canyon de Chelly National Monument, punteggiato da siti archeologici, abitazioni rupestri e avvolto da un’atmosfera, che non è improprio definire mistica. Per i Navajo il canyon assume poi un’importanza storica assoluta. Proprio in questa gola i Navajo subirono la loro più grande disfatta militare: nel 1863 le truppe del generale Carleton distrussero coltivazioni, villaggi e bestiame, e presero prigionieri oltre 6.000 Navajo, che furono costretti alla “Long Walk”, la lunga marcia che, non senza un pesante contributo di sangue, li portò fino a Bosque Redondo, in New Mexico, a quasi 400 miglia di distanza. Solo nel 1868 i Navajo poterono far ritorno in quella terra che è ora la loro riserva.

Ancora una volta è la roccia l’assoluta protagonista della Monument Valley Navajo Tribal Park, questo arido paesaggio compreso tra Utah e Arizona. “Butte” e totem di pietra, che nelle suggestive ore dell’alba o del tramonto si infiammano in tonalità dal rosso al viola, si innalzano nel cielo sino a 600 metri di altezza, per formare uno dei più tipici e fotografati paesaggi di tutti gli Stati Uniti.

Arches Park e Canyonlands

Se l’arco a tutto sesto è una caratteristica architettonica romana e quello a sesto acuto definisce la concezione medioevale, l’Arches National Park illustra le infinite capacità della natura di disegnare archi con la sua materia prima preferita: la pietra. Assestamenti tettonici in collaborazione con vento, pioggia e sbalzi termici hanno eretto spettacolari archi rocciosi di arenaria rossa, che fanno di questo parco uno spettacolo di assoluta e impedibile bellezza.

Il più vasto, arido e selvaggio parco dello Utah, in cui il fiume Colorado e il suo affluente Green River si sono divertiti a scavare la roccia. Archi, pinnacoli, guglie, crateri, altopiani, labirinti rocciosi… Canyonlands, benché il nome ammicchi a un parco dei divertimenti di ultima generazione, è la Terra al suo stato primordiale, quasi priva di vegetazione, ma capace di ospitare coyote, volpi, sauri e serpenti. E dove le forze della Terra non sono state sufficienti ecco intervenire anche la mano extraterrestre: l’Upheaval Dome è infatti un cratere, profondo 300 metri, creato dalla caduta di un meteorite. Infine l’impronta umana: eccezionali disegni rupestri che raccontano, sulla Newspaper Rock, la vita quotidiana di Anasazi, Fremont, Paiute e Navajo, attraverso impronte, animali, uomini, scene di caccia.

Brice Canyon e Zion National Park

Canyon è un appellativo che mal si addice al Brice Canyon National Park che, infatti, si presenta come un immenso anfiteatro sull’altopiano di Paunsaugunt, in cui l’erosione ha scolpito una delle sue più spettacolari opere. Le hoodoo sono le formazioni rocciose caratteristiche del Brice Park, migliaia di spirali calcaree, intervallate a mirabili castelli di pietra colorata in tonalità che dalla terracotta sfumano nel giallo e nel rosa e che mutano al variare della luce del giorno. In questo regno della pietra vivono i limber pines, conifere che riescono a rimanere attaccate anche alle più impervie pareti, per dare riparo a cervi, marmotte, linci, volpi, coyote e a una particolare specie di scoiattoli, le tamie striate. Nei cieli del Brice volano falchi, astori e sparute aquile.

Brice Canyon

Gli spettacolari Hoodoo del Brice Canyon

La grandiosità della roccia si esalta nello Zion National Park scavato dalle acque del Virgin River. Perfetto per chi ama il trekking, lo Zion offre infatti percorsi per tutti i gusti e di qualsiasi difficoltà, che si snodano tra pareti vertiginose, altopiani, torri di roccia, piccoli laghetti e cascatelle d’acqua. Il nome, di biblica memoria (Sion), si deve alla massiccia presenza dei Mormoni che giunsero in questa zona a metà dell’Ottocento.

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