Grecia: Capo Sunio, Vravrona e Delfi
L'Attica
La bellezza dell'Attica non risiede però solo in Atene, ma anche in coste scoscese battute dal vento, in isolati lembi di storia antica e semplici luoghi della memoria, che il mito ha consacrato all'immortalità. Uno scorcio di assoluta bellezza. Le quindici, superstiti, colonne del tempio di Poseidone sono un inno alla poesia, all'arte, all'uomo e alla natura. Poste sullo sperone roccioso di Capo Sunio, a picco sul mare Egeo, le bianche colonne doriche, da venticinque secoli, diffondono nel cielo del tramonto le loro preghiere e gli aneliti di Lord Byron, il poeta inglese che, per primo, vi incise la propria firma.

Il Tesoro degli Ateniesi
Nei pressi della moderna Vravrona, si elevano i resti del celebre santuario di Brauron dedicato ad Artemide, dea protettrice delle gestanti e degli animali. Del grande complesso si possono scorgere le fondazioni del tempio, della casa sacra e diverse colonne del cosiddetto “portico delle Orse”, nel quale fanciulle comprese tra i cinque e i dieci anni eseguivano la danza dell'orsa. Interessante anche il museo che espone parecchi reperti dell'area.
42 chilometri e 195 metri separano Atene dalla piana di Maratona. Dal 490 a.C. questa è la distanza per eccellenza, la corsa che portò Filippide ad annunciare, a una città incredula, una storica vittoria. In effetti, la lotta tra ateniesi e persiani appare come la biblica disfida tra Davide e Golia. Diecimila opliti comandati da Milziade, opposti a venticinquemila guerrieri alla cui testa c'è Dario, uno dei più grandi re di Persia. Ma il miracolo avviene e le perdite ateniesi sono ridotte al minimo: 192 uomini le cui ceneri, ancora oggi, sono conservate da un immenso tumulo sepolcrale, alto 10 metri.
Ai piedi del Parnaso
Lasciamo l'Attica per dirigerci a nord, verso uno dei luoghi più sacri dell'antica Grecia: il Parnaso, il monte della Focile, dimora di Apollo e delle muse. Venerato come dio del sole, astro scorrazzato per il mondo sul carro trainato dai cavalli Piròo, Eto, Eòo e Flegonte, Apollo era anche il dio della musica e della poesia. Celebrato in ogni parte della Grecia, il culto di Apollo viveva il suo massimo splendore a Delfi, località che i greci consideravano centro dell'universo.

Delfi: il tempio di Atena
Delfi
A pochi chilometri dal mare, tra distese di ulivi, tagliate da un'unica strada serpeggiante per il Parnaso, si apre lo spettacolare scenario del santuario di Apollo. Le rovine, imponenti, consentono di immaginare quale meraviglia dovesse mostrarsi nell'epoca d'oro del santuario (dall'VIII sec. a.C. sino all'arrivo dei romani). Lungo la via sacra, la stessa che i turisti percorrono durante la visita, era un susseguirsi di statue e tesori (piccoli tempi edificati dalle polis per ospitare le offerte dei cittadini), fino a giungere al grande tempio di Apollo.
Di sicuro interesse, oltre alla suggestione che si percepisce in un luogo la cui sacralità pare intatta anche dopo millenni, il Tesoro degli Ateniesi, costruito dopo la vittoria di Maratona, il teatro, con la sua spettacolare cavea ottimamente conservata, e lo stadio. Quest'ultimo, posto sulla sommità del sito archeologico è uno degli stadi meglio conservati di tutta la Grecia, poteva ospitare migliaia di spettatori che gremivano le sue alte gradinate specialmente in occasione dei Giochi Pitici.

Il Teatro di Delfi
Da non perdere anche la Fonte Castalda, nelle cui acque si purificavano atleti e pellegrini; e il Gymnasium utilizzato per gli allenamenti degli atleti e per l'insegnamento dei poeti e dei filosofi di Delfi. Il museo archeologico di Delfi conserva splendidi reperti: una copia del V secolo a.C. del cosiddetto Omphalos, la pietra avvolta nella sacra rete di lana che ricorda come Delfi fosse l'ombelico del mondo; la grandiosa Sfinge di Naxos; il conturbante auriga in bronzo; il Daoco in marmo rosato di Paros; la colonna votiva con tre Kòrai danzanti; le pesanti forme dei koùroi Cheobi e Bitone. Al di là della strada, in posizione alquanto suggestiva, sorge infine il santuario di Atena Pronaia, con il suo misterioso Tholos circolare risalente al IV secolo a.C.
Testo e foto di Cristiano Pinotti
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