Spagna: Avila e Salamanca

Avila

Avila è la cristianità racchiusa in possenti mura medioevali, un gioiello architettonico patria di Santa Teresa, la mistica che così tanta parte ha avuto nella storia della cristianità cinquecentesca. Per apprezzare Avila è necessario comprendere l’importanza di questa figura, senza lasciarsi toccare dal “mercimonio” che si fa dell’esperienza cristiana, e l’uso del termine di memoria biblica non è casuale.

Avila, le mura

Paseo del Rastro e Murallas di Avila

Fatte queste doverose precisazioni, Avila è una città fantastica. Il colpo d’occhio è eccezionale: poderose mura (murallas) di oltre dieci metri circondano l’intera città vecchia. Spesse tre metri, sono aperte da otto porte, e impreziosite da 88 torrioni. Uno di questi , il Cimorro, ospita l’abside della cattedrale, che fa parte della struttura difensiva cittadina.

Costruito tra il XII e i XIV secolo, il duomo di Avila risente, dal punto di vista stilistico, del passaggio tra romanico e gotico. Nelle sue tre navate si trovano autentici capolavori cinquecenteschi: gli stalli del coro, tombe (su tutte quella del vescovo Alonso de Madrigal), altari e retabli. Interessante la sacrestia duecentesca, il chiostro gotico e il Museo Capitular.

Poco fuori le mura, meritano una visita le chiese romaniche di S. Pedro e S. Andres, il Real Monasterio de S. Tomas e la bellissima Basilica di origine cluniacense di S. Vicente. Il monastero di S. Tomas è qualcosa di più di un “semplice” edificio religioso. Nel cinquecento, questo complesso fu monastero, residenza reale estiva, sede universitaria e, al contempo, sede dell’inquisizione. La sua edificazione si deve infatti al tristemente famoso inquisitore Tomas de Torquemada, che è qui sepolto (nella sacrestia). La chiesa, tardo gotica, è impreziosita da tre chiostri.

Salamanca

Se Avila è una città mistica, Salamanca, che si innalza dalla desolazione della Meseta, è l’emblema della città culturale. Elegante e vitale, ha il suo fulcro nella sua celebre Università di epoca duecentesca e che, nel Cinquecento, poteva contare oltre 6.500 studenti, un numero impressionante per l’epoca (pari alla popolazione di una città del tempo). Gli ambienti universitari, introdotti da una spettacolare facciata, sono magnifici. Da non perdere: il Paraninfo, la Capilla de S. Jeronimo, la Sala Miguel de Unamuno, la Sala Fray Luis de Leon, la Biblioteca e le Escuelas Menores.

Vista della nuova cattedrale da piazza Anaya

Plaza de Anaya e Catedral Nueva di Salamanca

La trapezoidale Plaza Mayor, su cui si affaccia l’Ayuntamento (municipio) è certamente una delle più belle e raffinate piazze di Spagna. Gli edifici, su tre piani con arcate sottostanti, ne armonizzano l’intero perimetro. Tra i monumenti civili sono poi da ricordare: la Casa de las Conchas, con le sue 365 conchiglie simbolo del pellegrinaggio a Santiago de Compostela; Plaza de Anaya, centro artistico cittadino; il Palacio de Fonseca con facciata rinascimentale.

Tra i monumenti di carattere religioso spicca la complessa Cattedrale che è composta da due corpi distinti, ma comunicanti: la Catedral Vieja e la Nueva. Di chiara impronta romanica con influenze gotiche, la chiesa più antica risale al tardo medioevo. Al suo interno si possono ammirare l’affrescata Cappella di S. Martin, la Capilla Mayor con un impressionate polittico di Nicolò Fiorentino e la gotica Capilla de S. Barbara. Dalla Catedral Vieja si accede al chiostro, che ha perso l’originale impronta duecentesca e si presenta in intriganti forme barocche. Interessante il museo diocesano.

La Catedral Nueva, sovrastata da una torre di 110 metri, spazia invece dal gotico, al rinascimentale, al barocco. Al suo interno la Cappella del Sudario; la Capilla Dorada, adorna di statue policrome e azulejos mudejar; la sacrestia barocca, illuminata da lampadari di Murano. La visita si completa con il convento domenicano di S. Esteban che, tra gli altri, ospitò Cristoforo Colombo; il convento de las Dueñas e il monastero delle Agostiniane.

Casa de las Conchas facciata barocca della Clerecia

Casa de las Conchas e la Clerecia

Testo di C. Pinotti, foto di A. Fanzini

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