Castel del Monte: il sogno di Federico II

Una delle più elevate colline delle Murge, nel territorio del comune di Andria in Puglia, è un luogo simbolico, che ammanta di mistero e di meraviglia una potenza imperiale scomparsa da oltre 750 anni. Un rilievo modesto di soli 540 metri che ospita uno straordinario capolavoro: Castel del Monte. Un monumento artistico che affascina con la sua magica simmetria, con l’abbacinante bianco del suo calcare, col suo rigore architettonico che scandisce spazio e tempi. Un capolavoro che incanta per la sua simbologia segreta, per i tanti significati che gli sono stati attribuiti: residenza imperiale, costruzione militare, base per battute di caccia con il falcone.

Castedelmonte

L'Imperatore

Parlare di Castel del Monte significa svelare un sogno. Il sogno, non lontano da un anelito di immortalità, di un uomo vissuto in pieno Duecento. Un uomo potente, amante dell’arte, del diritto, della cultura. Capace di trascorrere un’esistenza tra lotte infinite, sempre in bilico tra i propri desideri di grandezza e gli intrighi della politica e di un’incombente teocrazia. Un re e un imperatore dalla progenie tedesco-normanna, ma innamorato del nostro Paese: dell’Italia, terreno e fonte del suo immenso potere, palestra per la costruzione di uno Stato unico per il suo tempo, perfetto nella sua visione di monarchia assoluta.

Una figura per tanti versi ambigua, su cui gli storici, dopo tanti secoli, ancora emettono giudizi contrastanti. Un monarca-simbolo, al pari di personaggi del calibro di Maria Teresa d’Austria, Elisabetta I d’Inghilterra, Pietro e Caterina di Russia, Federico Barbarossa, Enrico VIII… che, nella particolare condizione storica in cui hanno operato, hanno incarnato ideali e contraddizioni, passione e razionalità.

Cortile interno

Un imperatore vero, capace di conquistare uno dei più grandi “flagellatori” di potenti che abbia mai avuto il coraggio di scrivere: Dante Alighieri, in cui nemmeno la comprensione totalmente umana rivolta al suicida Pier delle Vigne (Inferno, Canto XIII, versi 22-78) riesce a scalfire l’ammirazione per la figura di questo re che contrasta i disegni politici della Chiesa, dei baroni e dei comuni. Una figura forte sotto tutti i punti di vista e che ha voluto lasciare in eredità un sogno fatto di pietra, ideale fulcro sul quale ruotava il suo regno impossibile e che, inesorabilmente, non resistette alla sua scomparsa.

Il castello

La struttura del castello gioca sempre sul numero otto. La sua pianta è un ottagono regolare di 16,50 metri per lato, con otto torrioni ottagonali innestati sugli spigoli. I due piani interni sono entrambi composti da otto stanze trapezoidali perfettamente uguali. Il portale principale si apre sulla facciata rivolta verso il sorgere del sole. Il piano inferiore è ritmato da aperture a monofora, mentre quello superiore è intervallato da sette bifore e da una trifora. Le torri, occupate da locali di servizio o da scale, si aprono verso l’esterno esclusivamente attraverso strette feritoie.

L’intera costruzione, patrimonio dell’UNESCO, trasmette sensazioni di potenza e grandiosità. Una volta varcato lo splendido portale d’ingresso e volto lo sguardo verso l’alto, verso quell’indecifrabile ottagono di cielo che si apre attraverso le mura del castello, si respira una ricerca di trascendenza che trasforma le pietre in nuvole.

Cupola

Note storiche

Federico di Hohenstaufen nacque in Italia, a Jesi, il 26 dicembre 1194. Il padre, Enrico IV di Svevia, morì quando il piccolo Federico aveva solo tre anni e anche la madre, Costanza d’Altavilla, che aveva assunto la reggenza del turbolento Regno di Sicilia, non ebbe la fortuna di vedere incoronato il proprio figlio. Affidato alla tutela di Papa Innocenzo III, l’adolescente Federico divenne Re della Sicilia nel luglio 1208. Da questo momento sino alla sua morte, nel 1250, la vita di Federico II fu un susseguirsi di avvenimenti storici di primaria importanza, culminati nella sua elezione a imperatore e nella sua straordinaria capacità di contrastare tutte le istanze volte a minare la sua autorità: dal papa ai comuni, dai saraceni ai nobili normanni.

A questo proposito decisamente originale fu la crociata intrapresa da Federico II, dietro le continue insistenze papali. Estimatore della cultura araba, anziché utilizzare la spada, preferì avvalersi delle affilate armi della diplomazia: concluse un accordo con il sultano d’Egitto ed ottenne che fossero restituite ai cristiani le città di Gerusalemme, Nazareth e Betlemme, oltre ad altre località strategiche, come il porto di Sidone. Ma il vero capolavoro politico di Federico II appare l’organizzazione del suo regno nel sud della penisola: un vasto territorio che dall’attuale Abruzzo si estendeva sino alla Sicilia.

Le sue “Costituzioni Melfitane”, promulgate nel 1231, costituirono uno dei più importanti strumenti per il rafforzamento dell’unità politica del regno contro le istanze baronali e comunalistiche. In queste leggi confluiscono il diritto romano-giustinianeo, il diritto canonico, l’influenza normanna e longobarda, un’eterogeneità di culture che formarono la base legislativa di una monarchia assoluta.

Testo di C. Pinotti, foto di A. Fanzini

Le torri

Informazioni turistiche