Valle d’Aosta: castelli e vestigia romane

Un viaggio nella memoria. Nella storia fatta di tradizioni popolari, di piccoli e grandi feudatari adusi a controllare per conto dei Savoia questa strategica via d’accesso alpina. Un percorso – non lineare e neppure logico – che ci porterà a scoprire le molte bellezze racchiuse tra imponenti montagne e ampie vallate, punteggiate di minuscoli centri abitati che “cambiano pelle” al trascorrere delle stagioni. Un girovagare tra castelli, monumenti romani e chiese che meriterebbero la medesima risonanza riservata alle piste da sci.

Castello di Fenis

L'ingresso, le mura e le torri del Castello di Fénis

La poesia di Fénis

Cominciamo il nostro vagabondare da un simbolo dell’intera regione. Siamo a Fénis, prestigiosa sede della famiglia Challant, feudatari savoiardi. Le molti torri del castello, che si amalgamano in un assieme architettonico di affascinante armonia, insistono su un poggio lievemente rialzato, il cui prato, di un verde scintillante, conferisce alla struttura una nuova e particolare capacità seduttiva. Il complesso, l’esatta riproduzione di qualsiasi fantasia medioevale, presenta una pianta pentagonale ai cui angoli si elevano torrette circolari, eccezion fatta per lo spigolo di sud-ovest, che presenta una massiccia torre, e quello sud, dove il torrione ha pianta quadrata. Una doppia cinta di mura, impreziosita da torrette di guardia con tanto di camminamento di ronda, racchiude il cuore del castello: il mastio. Il cortile interno, con scalone semicircolare e balconate lignee, è decorato con pregevoli affreschi databili alla prima metà del Quattrocento.

La residenza di Issogne

Chi è alla ricerca di un castello “classico” potrebbe rimanere deluso da Issogne: una residenza nobiliare di spettacolare bellezza che assunse l'aspetto attuale a cavallo tra Quattrocento e Cinquecento per opera di Giorgio di Challant, priore di S. Orso, che lo restaurò e lo trasformò in una sontuosa dimora per sua cugina Margherita de La Chambre e suo figlio Filiberto. Siamo di fronte a una lussuosa residenza rinascimentale. Tante, e tutte notevoli, le peculiarità dell’edificio. Si comincia con l'androne, riccamente decorato di affreschi che riproducono scene di vita quotidiana con le botteghe artigiane (quella del sarto, del fornaio, dello speziale, del pizzicagnolo, la farmacia, la macelleria) per poi continuare con il corpo di guardia o il mercato della frutta e della verdura.

Castello di Issogne

Affreschi e volte dell'androne del Castello di Issogne

Gli affreschi, bellissimi di per sé, divengono incredibili testimonianze storiche se si vanno a leggere i numerosi graffiti lasciati dagli ospiti del castello. Infatti, in questo caso, non siamo di fronte alle oziose scritte di qualche studente in gita scolastica, ma a veri e propri messaggi della storia, in cui si colgono brevi frammenti di una vita lontana alcuni secoli. Si apre poi il cortile, sul quale si affacciano gli stemmi della famiglia Challant e delle famiglie con essa imparentate.

Al centro la splendida e giustamente celebre Fontana del melograno in ferro battuto. Entrati nella residenza, al pianterreno si visitano la sala da pranzo, la cucina e la sala baronale, tra grandi camini in pietra, bei soffitti lignei e qualche affresco; al primo piano ecco la cappella con volte a ogiva finemente decorate, affreschi e un altare gotico in legno intagliato e un trittico fiammingo, la camera della contessa e quella del conte; al secondo piano si apre la stanza detta “del re di Francia”, che presenta un soffitto a cassettoni decorato da gigli e un camino ornato dallo scudo dei Valois, e quella dei “Cavalieri di San Maurizio”.

L’imponente castello di Verres

Ancora una volta un castello che esce dagli schemi. Un “cubo” dalle proporzioni meravigliose che porta alla mente il dantesco “tetragono a colpi di ventura”. Siamo a Verres, la rocca che al principio del Cinquecento Renato di Challant rivisitò adattandone l'apparato difensivo alle necessità dettate dalle moderne armi da fuoco. Proprio per tale funzione venne eretta una cinta muraria munita di cannoniere, di speroni a contrafforte e di torrette poligonali da offesa; mentre l'ingresso fu reso più sicuro attraverso l'antiporta con tanto di ponte levatoio.

Castello di Verres

La rocca difensiva del Castello di Verres

Superato l'edificio del corpo di guardia si incontra un androne difeso da una caditoia. Gli occhi sono rapiti dalla simmetria della struttura e da una decorazione essenziale tipiche dell’austerità militare. Il piano terreno è dominato da due grandi saloni simmetrici e dalla cucina. Il salone orientale (forse un magazzino) è chiuso da una volta a botte; mentre quello occidentale (la sala d'armi) presenta una volta a sesto acuto e due grandi camini. Il piano nobile è illuminato da eleganti bifore, con la sala da pranzo collegata con un passavivande alla cucina padronale, quest’ultima dotata di tre grandi camini e di una volta in pietra a vele multiple.

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