Andalusia: Cordova

Pochi luoghi al mondo mantengono una così perfetta simbiosi con la storia come Cordova. Romani, visigoti, arabi, cristiani ed ebrei (e dunque imperatori, condottieri, califfi, fedeli e importanti uomini di cultura, filosofi ed artisti) hanno forgiato le sorti di una città nata sotto la buona stella di essere la “città del fiume Cetir”. Oggi lo stesso fiume, con il nome di Guadalquivir, delimita la posizione strategica che tutt’ora la città spagnola riveste, adagiata tra la Sierra Morena e la fertile Valle del Guadalquivir, nel cuore dell’Andalusia, a pochi chilometri di distanza dai nuclei urbani di Siviglia e Granada.

Cordova Spagna

Talmente forte è la testimonianza ancora viva di questo passato intessuto di glorie e sconfitte, onori ed oneri, progressi e recessioni che difficilmente si guarda a Cordova come ad una città all’avanguardia, figlia (anche) del suo tempo, che si intravede in strutture come il Palazzo dei Congressi o il HCCE (Historic Conference Centre of Europe), tanto per citarne alcune. Tuttavia, rimane il suo patrimonio storico, culturale e architettonico, tutelato dall’Unesco e giustamente noto al mondo, il richiamo più forte della città, un concentrato di arte e architettura antica, di stili e tradizioni le più disparate, che rende Cordova un vero scrigno di tesori, museo a cielo aperto con scorci che conquistano in un solo sguardo.

La Mezquita

Nel cuore storico della città si dipana il fantastico mosaico che compone il patrimonio mondiale di Cordova e, in pieno stile Andaluso, l’imprinting più eclatante è quello restituito dalle atmosfere arabeggianti dovute alla dominazione musulmana che si fa risalire all’anno 711. Il più importante monumento di questo periodo, nonché uno dei principali esempi di architettura sacra dell’Andalusia, è la Grande Moschea (Mezquita) o Cattedrale di Cordova. Insieme all’Alhambra di Granada è la più prestigiosa testimonianza della presenza islamica in Spagna dal VIII al XIII secolo. Era il 784 quando Abd al-Rahman I, il primo emiro Umayyad di Cordova, diede ordine di iniziare a costruire la moschea sul luogo dove prima sorgeva la chiesa visigota di San Vicente; i lavori furono ultimati soltanto nel 987, con i successori Al Hakam II e Almanzor.

Ben quattro fasi di costruzione, tra il VIII e il X secolo, hanno dato vita ad un monumento sublime, opera maestra dell’arte musulmana ed emblema assoluto del grande splendore conquistato dalla dinastia degli Omayyadi nella penisola iberica. All’esterno della Grande Moschea spiccano il Patio de los Naranjos da cui si può osservare il minareto di Abderrahman III, che fu inglobato in una torre barocca verso la fine del secolo XVI, la bella Porta del Perdono e, nel muro nord, l’altare con grate che ospita la Virgen de los Faroles, copia di un’opera del pittore nazionale, Julio Romero de Torres. Nell’interno si viene quasi assaliti da un girotondo di colonne e arcate bicolori di grande effetto cromatico: ben 850 colonne di granito dominano la scena e spingono lo sguardo verso l'infinito. E’ ben visibile quello che fu il più significativo intervento effettuato da Al Hakam II, ovvero il sontuoso Mihrab con la cupola che lo precede, la Kibla, il muro devozionale, e le tre cupole della Maqsurah.

La Mezquita

In seguito alla riconquista cristiana ad opera del re Ferdinando III “il Santo”, nell’anno 1236, la Mezquita subì ulteriori modifiche e differenti integrazioni stilistiche (la Cappella Reale di Alfonso X, i due pulpiti di Michel de Verdiguier, lo spettacolare Coro del XVIII secolo impreziosito da stalli barocchi in mogano). Il risultato è un incredibile architettura, unica al mondo, in cui arabo, gotico, rinascimentale e barocco convivono in un vero e proprio intreccio di fedi, culture e stili.

Il Ponte Romano e l'Alcazar de los Reyes Cristianos

L’insieme della Cattedrale, il fiume, la Porta del Ponte e lo stesso Ponte Romano restituiscono una delle immagini più suggestive di Cordova e dei suoi molti volti. Il Ponte Romano, che si getta per 240 metri sopra il fiume Guadalquivir, è uno splendido lascito dell’epoca latina risalente al I secolo a.C., emblema del culto imperiale e del momento di gloria vissuto dalla città durante il periodo romano, dopo la fondazione nel 169 da parte del pretore Claudio Marcello.

Naturalmente la costruzione ha subito nel tempo modifiche e interventi, ereditando dal medioevo la sua struttura principale, a sedici archi. Al centro si erge la statua di San Rafael, opera del XVI secolo realizzata da Bernabé Gomez del Rio. Oltre allo scenografico ponte, altre testimonianze di questa epoca sono il Mausoleo, che andava a costituire parte della Necropoli romana occidentale della città, un Tempio dell’epoca Flavia con capitelli corinzi originali e l’Anfiteatro, recentemente scoperto, il terzo più grande dell’Impero Romano, dopo il Colosseo e quello di Cartagine.

Al di là del ponte sorge la Torre de la Calahorra, fortezza araba che ha rivestito un ruolo militare strategico nel XIV secolo quando Enrico II di Trastamara la fece ricostruire per difendere Cordova contro suo fratello Pedro I “il crudele”. Oggi il monumento ospita il Museo Storico di Al-Andalus che offre una interessante esibizione dell’incontro delle tre culture – cristiana, ebraica e musulmana – che intrecciarono i loro destini a Cordova durante l’epoca musulmana del Califfato di Al-Andalus. Fu questo un momento di grande splendore per la città, l’epoca d’oro che vide gravitare alle sue porte i più importanti uomini d’arte, di scienza e di cultura.

Alcazar de los Reyes Cristianos

Poco distante dalla Mezquita si trova l’Alcazar de los Reyes Cristianos, di epoca trecentesca, costruito in piena lotta per la Riconquista ad opera di Alfonso XI di Castiglia. Al suo interno si possono ammirare preziosi mosaici e sarcofagi romani che decorano la Cappella dell'Inquisizione, oltre ai Bagni Reali e splendidi giardini (come il cosiddetto Paseo de los Reyes, in cui si trovano le statue di tutti i re che ebbero legami con l’alcazar), con cipressi e terrazze fiorite che costeggiano la solenne Avenida del Alcazar.

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