L'Argolide: Corinto, Argo, Tirinto, Micene ed Epidauro

Troppo facile la Grecia delle isole. Basse case di calce abbacinante, sospese nel blu dell’Egeo, dove la natura e l’uomo si sono accordati per creare un luogo perfetto per il turismo. Bellissimo, d’accordo, ma la Grecia autentica, quella che bisogna amare, è un’altra: la culla della nostra civiltà che si perde sulle arse colline del Peloponneso. Un paesaggio di brulla bellezza, dove le pietre antiche raccontano una storia di millenni; dove le cavee risuonano della parole di Euripide; dove negli occhi e nel cuore di chi osserva, la storia si confonde con la leggenda; dove gli eroi di Omero riemergono dalla polvere intrisa del sangue del mito, e la scienza archeologica moderna si interseca con la spontaneità e l’entusiasmo di Heinrich Schliemann, nel suo appassionato bacio sulla bocca della maschera di Agamennone.

Corinto, Tempio di Apollo

Peloponneso, terra del mito

Il Peloponneso è tutto questo, e va visitato con l’ausilio di un’ottima guida capace di far comprendere maestosità e bellezza anche di fronte a pochi ruderi sparsi per terra. Una regione da visitare con una sorta di confusione storico-mitologica, solo così, infatti, se ne potrà apprezzare il vero valore, si potranno collegare miti, eventi storici, riti sacri, tragedie che hanno plasmato l’aurea leggenda di queste colline protese nel Mediterraneo, culla della civiltà micenea. Mito principe del Peloponneso è la leggenda di Pelope, sfortunato figlio di Tantalo, ucciso dal padre e dato in pasto agli Dei per mettere alla prova la loro chiaroveggenza. Resuscitato da Ermes divenne il primo re della terra che da lui prende il nome.

Un’ultima avvertenza. Per la relativa vicinanza da Atene abbiamo scelto di iniziare il nostro tour in Argolide, sullo stretto di Corinto e di terminarlo lungo la costa occidentale ad Olimpia. Inoltre, per lo specifico taglio archeologico del nostro racconto, non verranno citate località meravigliose come Nauplia, Monemvasia, i monasteri di Mystras o la Penisola di Mani, che meritano altrettanta attenzione.

L'Argolide

Ecco la prima meta del nostro viaggio: l’Argolide. Una piccola penisola alle origini di una delle più spettacolari civiltà della storia. La cultura micenea è nata tra questi due bracci di mare. Il Golfo Saronico e quello di Nauplia sono lì a due passi. Ma non importa. Qui attraggono le pietre, l’arte e la letteratura. Qui si respira l’odore, acre e intenso, della guerra di Troia. Qui, anche il turista più distratto non potrà non ricordare le pagine della storia più bella mai raccontata dall’umanità. Ed eccole le città dell’argolide: Argo, Micene, Tirinto, Corinto, Epidauro. Racchiuse in pochi chilometri, pronte a riconsegnarci emozioni, che il tempo non ha saputo scalfire.

Costa greca

Corinto, Argo e Tirinto

Gli scavi dell’agorà di Corinto sono grandiosi. L’assetto cittadino, di impronta romana, comprende l’odeion, che poteva contenere circa 3.000 spettatori; il teatro, originario del V secolo ma rivisto in epoca romana al fine di ospitare battaglie navali; tempietti, botteghe, propilei, fontane, terme e templi. Tra questi spicca il Tempio di Apollo, databile alla metà del VI secolo a.C., del quale sopravvivono sette colonne doriche. Bellissimo il museo, dove spiccano gli splendidi mosaici romani risalenti al II secolo d.C. e una ricca collezione di vasi. Per avvolgere con un solo sguardo la città antica, è interessante salire all’Acrocorinto, la fortezza che domina il paesaggio.

Per comprendere la struttura di Argo, una delle più antiche città del vecchio continente, è interessante cominciare la visita dall’alto: dal suo Kastro che domina la città moderna e gli scavi. Da qui si può distinguere appieno l’agorà dominata dal teatro che, datato IV-III a.C., poteva ospitare circa 20.000 spettatori. Interessante anche il museo archeologico con reperti provenienti non solo da Argo, ma anche dalla vicina Lerna, dove Eracle uccise la mitica Idra, il serpente a nove teste. Nei pressi di Honikas, a pochi chilometri, i resti dell’imponente tempio dedicato ad Hera, dove i guerrieri achei giurarono fedeltà ad Agamennone, nell’imminenza di salpare alla volta di Troia.

In questa terra, Omero non ci abbandona mai. Ecco infatti Tirinto “dalle possenti mura”. Una poderosa cinta muraria lunga 700 metri che raggiungeva uno spessore di 8 e che, in periodo arcaico, elevava la città da una palude di acqua salata. I ciclopici blocchi in pietra introducono a un vasto palazzo, visibile nelle fondazioni, a sua volta difeso da grandi mura interne.

Micene

Il pezzo forte della Grecia omerica risiede nella “Micene ricca d’oro”, la città di Agamennone, rinvenuta da Heinrich Schliemann nel 1874. La città è probabilmente il più alto capolavoro urbanistico dell’età micenea. Arroccata su un’altura che domina la piana circostante Micene è racchiusa da mura ciclopiche nelle quali si apre un’icona del mondo arcaico: la Porta dei Leoni. In prossimità della porta, in cui si possono ancora scorgere i fori per fissare i battenti andati perduti, ecco il Circolo A delle tombe reali (XIII secolo a.C.), che comprende numerose tombe a pozzo. Qui Schliemann ritrovò ben 19 scheletri e i magnifici tesori in oro, oggi conservati al museo archeologico di Atene.

Ai lati della necropoli reale si stendono le case di Micene in cui sono state rinvenute numerose tavolette con iscrizioni in Lineare B. Sulla sommità, un tempo circondato da case e botteghe artigiane, ecco il fulcro cittadino, il Palazzo Reale, di cui restano le fondazioni. Fuori dalle mura, il Circolo B delle Tombe Reali (XVII secolo a.C.) e le due tombe più interessanti: il Tesoro di Atreo e quello di Clitemnestra. Si tratta di due incredibili tombe a tholos, risalenti al XIV-XIII secolo a.C., che attraverso un lungo dromos (nel caso del Tesoro di Atreo è lungo circa 36 metri) conducono a una vasta camera mortuaria a cupola. Entrambe le attribuzioni (Atreo e Clitemnestra) in tutta probabilità risentono delle continue suggestioni omeriche che permeano l’intera area archeologica. Ma queste fantasie schliemanniane non fanno altro che aggiungere splendore a splendore.

Teatro di Epidauro

Epidauro

Prima di lasciare l'Argolide ci attende il santuario di Asclepio di Epidauro. Tutt’ora in fase di scavo, era uno dei più importanti luoghi di culto dell’antica Grecia. Oggi la sua fama è totalmente adombrata da una meraviglia: il teatro. Scavato nelle pendici di una collina intatta sotto l’aspetto ambientale, il teatro di Policleto il giovane è una cavea di 55 ordini di gradini, delle quali le prime 34 file risalgono al IV secolo a.C., mentre le 21 file più elevate si devono all’intervento romano. Eccezionale l’acustica: dalla sommità della cavea si possono infatti ascoltare alla perfezione conversazioni, a toni assolutamente normali, tenute nell’orchestra. Il museo, oltre a interessanti ricostruzioni, conserva una collezione di strumenti chirurgici di epoca romana, riferibili al culto di Asclepio.

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