Itinerario nelle Dolomiti: un anello di diamanti di pietra
Se il titolo può suonare un po' strano per chi non ha mai frequentato le Dolomiti, non lo è di certo per chi si è lasciato rapire dalle atmosfere che avvolgono queste valli e le imponenti opere della natura che le separano. Fortunatamente i popoli che abitano le valli dell'Alto-Adige hanno sempre guardato alla loro terra col sentimento di chi sa che l'uomo non può sussistere se non in armonia e nel profondo rispetto dell'ambiente che lo circonda e gli dà di che vivere. E di popoli è giusto parlare riferendosi agli abitanti di queste zone: dalle loro origini ai tempi dell'impero romano hanno vissuto nel quasi completo isolamento, separati gli uni dagli altri dalle cime dolomitiche, crescendo con proprie tradizioni e una propria cultura.

Mezzi di trasporto e strade sempre più veloci hanno aperto queste valli al resto del mondo, ma non hanno permesso al visitatore di lasciare impronte significative del suo passaggio. L'itinerario proposto guida il viaggiatore alla scoperta di questi luoghi lungo un vero e proprio anello costellato di “diamanti di pietra”.
Bolzano, Sciliar, Alpe di Siusi
Arrivati a Bolzano, si lascia l'autostrada del Brennero e ci si muove in direzione Fiè allo Sciliar Alpe di Siusi. Inizia così una delle meno conosciute e frequentate strade di queste zone, ma non per questo meno interessante, che parte da Prato all'Isarco e passando per il Passo di Pinei, arriva a Ortisei, in Val Gardena. Sulla destra della strada domina incontrastato il massiccio dello Sciliar, con le famose cime Santner e Euringer, circondato dal suo parco naturale. Primo ad essere istituito in Provincia di Bolzano nel 1974, con una superficie complessiva di 6.806 ettari, interessa il territorio dei comuni di Castelrotto, di Fiè allo Sciliar e di Tires.
Fiè allo Sciliar è dominata da Castel Presule: oltre alla possibilità di visite guidate, il castello è sede nei mesi estivi di numerose manifestazioni culturali. Di discreto interesse è anche la piccola chiesa di S. Pietro sul colle le cui origini risalgono al XII/XIII secolo. La chiesa è caratterizzata da un portale a tutto sesto con architrave poligonale e finestre a sesto acuto. L' altare a portelli è del 1510.
Giunti a Siusi è d'obbligo una visita all'omonima alpe, la più grande d'Europa: l’Alpe di Siusi si estende su una superficie di 52 km quadrati racchiusa tra la Val Gardena, Sciliar e Gruppo del Sasso Lungo. Questa zona, facente parte del parco naturale dello Sciliar, è percorribile solo a piedi o in bicicletta: numerosi sentieri si snodano al suo interno e malghe e rifugi raggiungibili facilmente offrono la possibilità di un buon pasto a base di prodotti tipici. La flora abbondante, splendida tra fine giugno e inizio luglio, comprende varietà ormai rare anche in queste zone.
Continuando lungo la strada si incontra Castelrotto: interessante il complesso di edifici sacri del Colle di Castelrotto, raggiungibile dal paese attraverso un sentiero che, con una successione di sette cappellette, conduce ai piedi della torre romanica. Il percorso è ornato con diversi gruppi scultorei raffiguranti la Passione di Cristo.



Ortisei
L'arrivo a Ortisei chiude la prima giornata di viaggio: questo comune si caratterizza per l'ariosità del suo assetto urbanistico. Il centro offre la possibilità di prendere contatto con la principale produzione artigianale di queste zone: la scultura in legno. Qui ha luogo ogni anno la rassegna degli scultori gardenesi. Nata all’inizio del 17° secolo come attività invernale dei contadini, oggi quest'arte viene esportata in tutto il mondo. Gli esemplari più preziosi si possono ammirare presso il Museo della Val Gardena, a cominciare dalle opere di arte sacra delle prime famiglie di scultori, Trebinger (1580-1689) e Vinazer (1600-1820 ca.), proseguendo con quelle di carattere profano: figure allegoriche e di animali, presepi, scacchiere, ecc.
Opere di Alibino Pitscheider, Luis Piazza, Luis Insam Tavella e Vinzenz Peristi rappresentano la scultura della prima metà del 20° sec. All'interno del museo sono conservati anche importanti reperti archeologici che documentano l'insediamento in Val Gardena: sono esposti reperti dell'età della pietra di Plan de Frea sotto il Passo Gardena e reperti di bronzo e ferro del Col de Flam (ca. 400-15 a.C.). Insieme a queste opere artigianali e ai reperti sono esposte anche una vasta raccolta di fossili minerali, che racconta la storia geologica delle Dolomiti, e una campionatura della fauna e flora della valle.
Passo Gardena, Falzarego, Cortina d'Ampezzo
Lasciata Ortisei si inizia a salire per la famosa “Strada delle Dolomiti”: essa collega la conca di Bolzano con Cortina d'Ampezzo. Il primo tratto di questa strada attraversa completamente la val Gardena. Risalendo la valle, a destra e a sinistra della strada si incontrano i primi veri “diamanti di pietra”: le Odle, la Gardenaccia e il Sassolungo. Proprio ai loro piedi, nel punto più profondo della valle, si trova S.Cristina. La Chiesa parrocchiale, dedicata alla Santa che da il nome alla cittadina, viene citata in alcuni scritti già a metà del XIII sec. ma nel corso dei secoli è stata profondamente modificata; unica testimonianza dell'impianto originale è il campanile dalla punta tardo-gotica.



Accanto al vicino rio Gardena, fa bella mostra di sé il seicentesco castello Gardena, ex castello Wolkenstein (famiglia che fu signora della valle). Subito fuori S.Cristina la strada inizia a salire per raggiungere Selva. Nei suoi pressi da segnalare alcune testimonianze di insediamenti risalenti al neolitico.La salita da qui in poi si fa ripida verso i famosi passi dolomitici del Sella, Pordoi e Falzarego. A sinistra si apre la deviazione per il passo Gardena. Risalendo questa via e lasciando la “Strada delle Dolomiti” si gode di una splendida vista a destra del gruppo Sella, mentre a sinistra spazia sul Parco naturale delle Odle, con l'omonimo massiccio sullo sfondo e il Piz da Cir in primo piano.
Colfosco segna l'inizio della Val Badia: si tratta di un piccolo paese il cui nucleo centrale è costituito soprattutto di case dalla tipica architettura badiota: pian terreno in pietra, in parte incassato nella montagna e primo piano in legno, con il tetto in “scandole” di Larice. Bello il campanile a bulbo della chiesetta quattrocentesca. Scendendo, lungo la strada si incontra Corvara, principale centro turistico della valle, ricco di esercizi di ristorazione. La chiesa dedicata a S.Caterina conserva al suo interno numerosi affreschi gotici e tardo gotici e un notevole altare in legno a portelle. Nei pressi di Arabba si rientra sulla “Strada delle Dolomiti”. Giunti al castello di Andraz, iniziano i tornanti che portano al passo Falzarego.
A sinistra della strada si staglia il Lagazuoi, con la sua ripida funivia,
mentre a destra si vedono nell'ordine Averau, Nuvolao, Marmolada e Civetta.
Il Falzarego si apre sulla conca di Cortina, dove la vista della Tofana
di Rozes e delle Cinque Torri accompagnano durante tutta la discesa
attraverso i boschi di Pocol. All'uscita di un piccolo tunnel si trova
uno spiazzo da cui è possibile ammirare, in tutto il suo splendore,
la conca: a destra si trovano il Monte Pelmo e il becco di Mezzodì,
di fronte l'Antelao, il Sorapiss, il Faloria, il Cristallo e il Pomagnon.
Cortina è da sempre sinonimo
di mondanità. Questa definizione trova le sue radici nel lontano
1500, quando la nobiltà asburgica iniziò a frequentare
questi luoghi. Nell''800 furono poi i turisti inglesi a sceglierla come
meta per le proprie vacanze. Il resto è storia recente, dal secondo
dopoguerra in avanti. Simbolo di Cortina è Corso Italia, la via
centrale, su cui si affaccia il duomo. Cortina è profondamente
“italiana”, in netto contrasto con l'estrazione “ladina”
delle zone limitrofe. Una curiosità: Cortina possiede un suo
sistema legislativo, unico caso nelle dolomiti, che si basa su un'antica
regolamentazione celtica e che riguarda la gestione comune della proprietà:
questo insieme di norme, detto "le Regole dell'Ampezzo", stabilisce
che siano le 800 famiglie “regoliere” originarie ad amministrare
i terreni della comunità, che non possono essere suddivisi o
distribuiti ad altri.
Misurina, Tre Cime di Lavaredo, Lago di Braies, Brunico, Bressanone
Lasciata
Cortina, si prende la salita per il Passo Tre Croci in direzione Misurina.
Dall'omonimo lago si ha una splendida vista sul Sorapiss. Poco dopo il
lago una piccola deviazione a destra porta all'inizio della strada che
raggiunge il rifugio Auronzo. Per proseguire
occorre pagare un pedaggio. Si inizia a salire prima lentamente e poi
con ripidi tornanti fino ad arrivare al parcheggio del rifugio. La vista
spazia su buona parte del Cadore e sulla
città di Auronzo a fondo valle.
Lasciato il mezzo di trasporto al parcheggio è possibile incamminarsi
a piedi per un largo sentiero pianeggiante, in realtà si tratta
di una grande mulattiera costruita dai soldati italiani durante la guerra
del 1915-18 per rifornire la prima linea del fronte, che correva proprio
ai piedi delle Tre Cime di Lavaredo.
Questi spuntoni di roccia sono le vette dolomitiche più conosciute,
soprattutto dagli appassionati di alpinismo. Si possono ammirare in tutta
la loro bellezza dalla forcella Lavaredo (45 minuti circa dal rifugio
Auronzo). Dallo stesso punto è possibile vedere il monte Paterno
(prima linea austriaca, perfettamente conservata in tutto il suo impianto)
e il rifugio Locatelli, un vero e proprio “Albergo d'alta quota”
(210 posti letto).
Tornati a valle, al bivio d'imbocco della strada, si prosegue fino ad
arrivare a Carbonin; si svolta a destra e si prende a scendere verso Dobbiaco,
località di villeggiatura situata in un'ampia piana che segna l'inizio
della val Pusteria. Appena passata Dobbiaco
in direzione Brunico si trova l'indicazione per il Lago
di Braies; situato alla base delle pareti della Croda del Becco,
il lago è completamente circondato da un fitto bosco che fa parte
del Parco Naturale di Fanes-Sennes-Braies.
Tornati sulla strada principale si giunge a Brunico.
Curiosa la struttura del centro storico di questa città: è
costruito in due fasce concentriche di case addossate e decorate con gli
"erker", tipiche merlature sud-tirolesi, che riproducono l'antica
doppia cinta muraria che proteggeva il castello. Solo quattro porte (porta
delle Orsoline, porta Floriani, Porta Rienza e Porta di Ragen) permettono
l'accesso dall'esterno.
La strada prosegue e quasi giunti a Bressanone si può ammirare
l'antica Abbazia di Novacella. Questo monumentale complesso fu voluto
nel 1142 da Artmano, vescovo di Bressanone, per i canonici agostiniani.
Verso la fine del 1400, con la minaccia di una invasione ottomana, venne
fortificata. Infine, nel 1735, la chiesa fu ristrutturata in stile barocco.
Da notare la Cappella di San Michele, posta proprio all'ingresso dell'Abbazia.
Bressanone chiude l'anello. Questa città è ritenuta la più antica delle Dolomiti: la sua posizione strategica ne ha fatto per secoli il raccordo commerciale ideale tra il bacino del Danubio e quello dell'Adige. Interessante il Duomo della S.Vergine, ricco di affreschi risalenti al XIII secolo e l'Hofburg, la residenza vescovile, sede del museo diocesano.
Testo e foto di A. Aramini