Libia: il regno garamantico e la capitale Garama
Usi e costumi dei Garamanti
Poco sappiamo sui costumi dei Garamanti, in quanto le ricerche archeologiche sono iniziate da meno di un secolo e anche perché risulta difficile cogliere le inevitabili mutazioni avvenute nel tempo per un popolo vissuto per quasi due millenni. Più che uno stato rigido fu una confederazione di tribù, sparse su un territorio enorme e imprecisato, che si riconosceva in un re e aveva la propria capitale a Garama, primo insediamento urbano sahariano, che non arrivò comunque mai a contare più di quattro mila abitanti.

Deserto e dune nella valle dell'Ajal
I pastori nomadi e i commercianti spaziavano su ampi territori, vivendo i primi in capanne mobili trasferibili su carri trainati da buoi, mentre gli agricoltori coltivavano l'intera valle dell'Ajal e altre oasi. Vigeva la regola del deserto di offrire ospitalità a chiunque, per cui finirono per inglobare anche persone poco raccomandabili. Etnicamente erano berberi bianchi mediterranei, ma disponevano sicuramente anche di schiavi e di servi neri e meticci. L'attività carovaniera e commerciale, spaziante dal Mediterraneo al Sahel e dall'Atlantico all'Egitto, doveva garantire una vasta gamma di beni materiali, che affiancavano i poveri strumenti locali di discendenza neolitica come asce, raschiatoi, pestelli e macine in pietra.
Fu il primo popolo sahariano a possedere un alfabeto, il tifinagh libico-berbero di origine fenicio-punica ancora oggi usato dai Tuareg, e l'uso massiccio di cavallo, ruota e palma da dattero dovettero assicurargli grandi benefici economici. Gli uomini vestivano una tunica cortissima di lana o di pelle, svasata all'estremità, e si adornavano i capelli con piume di struzzo; le donne invece portavano una tunica di pelle rossa sfrangiata lunga fino ai piedi, con numerosi gioielli al collo, alle braccia e alle dita, oltre a piume di struzzo nei capelli.
Vigevano costumi alquanto liberi: le donne erano proprietà comune e il loro prestigio aumentava con il numero degli amanti; i bambini erano proprietà della madre fino alla pubertà, quando l'assemblea tribale riunita ne decretava la paternità in base alla somiglianza fisica. La donna godeva di elevato prestigio e vigeva il matriarcato, come presso i Tuareg attuali. Pare non permettessero ai vecchi di vivere oltre i 60 anni, età limite entro la quale dovevano strangolarsi con una corda di bue.
Grande l'attenzione per il culto dei morti: nella valle dell'Ajal gli archeologi sono arrivati a contare 60 mila tombe, la maggior necropoli del Sahara, non tutte ovviamente a loro attribuibili e dei tipi più svariati, mentre tutto il Sahara centrale pullula di tombe collettive garamantiche, fatte di grossi accumuli di sassi. I defunti venivano sepolti in posizione fetale e, nonostante sistematiche depredazioni, parecchie tombe hanno restituito resti di corredi funebri, per la gran parte di importazione anche da luoghi assai lontani, e lastre esterne di pietra con incavi per le offerte e i banchetti funebri.

I carri attribuiti da Erodono, e poi anche da Plutarco, ai Garamanti, formati da bighe leggere per uno-due uomini tirate da quattro cavalli lanciati al galoppo, lasciarono perplessi gli storici per oltre due millenni. Fino a quando, a partire dal 1930, la scoperta dell'arte sahariana non confermò la presenza di centinaia di pitture e di incisioni rupestri, le più antiche databili al 1.200 a.C. le più recenti al 100 d.C. quando compare il dromedario, che ritraevano appunto simili carri.
La loro diffusa presenza nei massicci dell'Acacus libico e del vicino Tassili algerino, cuore del regno garamantico, e la loro distribuzione lungo una linea che da nord-est a sud-ovest arriva fino all'ansa del Niger e alle rive del lago Ciad, ha fatto supporre l'esistenza di una vera e propria Via dei carri, tesi subito invalidata dalla loro presenza in tutto il Sahara centro occidentale. Altri studiosi hanno messo in evidenza come questi carri, tirati da cavalli non ferrati e con scarsa autonomia alimentare e idrica, fossero inadatti agli ampi tratti montuosi e rocciosi del deserto e non utili al trasporto di merci.
La soluzione risiede forse nel fatto che le merci venivano trasportate su carri pesanti trainati da buoi, mentre i carri al galoppo volante, trasportati nei tratti impervi sui carriaggi, potevano invece servire egregiamente nelle zone pianeggianti per le esplorazioni, i contatti tra le carovane, le incursioni predatorie, la guerra e la caccia, compresa anche quella ai veloci Etiopi per procurarsi schiavi. La fantasia degli artisti protostorici rimase ovviamente colpita prevalentemente da questi ultimi, lasciandone ampia testimonianza sulle pareti istoriate.
La capitale Garama
Oggi Garama si presenta ai turisti come una città fantasma di fango, assai intrigante e ricca di fascino per la sua spettralità, dove si mescolano oltre duemila anni di storia, in quanto fu abitata fino al 1930. Difficile leggere nel generale disfacimento e nelle continue sovrapposizioni i resti delle singole fasi, portati solo in parte in luce da scavi recenti. Della capitale garamantica, cinta da mura ovali con otto torri ed estesa per 50 ettari, rimangono nella piazza centrale le fondamenta dell'abitazione di un ricco mercante, quelle di un tempio dedicato al dio egizio Ammone, altre abitazioni minori e tracce di bagni romani.
Questi edifici denotano una relativa raffinatezza architettonica, con influenze greche e romane: le strutture, poggianti su basamenti di roccia, erano costruite con mattoni di fango e rifinite con intonaco colorato e stucchi, mentre i tetti erano sorretti da colonne di marmo a flauto con capitelli. Il suo periodo di maggior fulgore va dal I° sec. a.C. al IV° d.C.
La cittadella berbera medievale occupa invece il settore occidentale: presenta ancora abbastanza evidenti i segni di una fortezza e quelli di due moschee senza minareti. Altri resti significativi sono il mausoleo romano, l'unico sopravvissuto di cinque, situato sotto la rupe di Zanchecra e databile all'epoca di Domiziano, e la vicina restaurata necropoli monumentale di Hatya o cimitero reale, dove alcune tombe a piramide alte 4 metri e con ricchi corredi databili dal I° al VI° sec. hanno certamente ospitato personaggi assai importanti, probabilmente re.

Necropoli reale di Garama
Recenti scavi italiani consentono ora di ammirare anche un villaggio rurale del III-I° sec. a.C. nell'oasi di Fahwet, 10 chilometri ad ovest di Ghat, e la bella fortezza del I-IV° sec. d.C. di Aghram Nadharif, nell'oasi di Barkat 8 chilometri a sud di Ghat, posta su uno sperone di roccia a presidiare il traffico carovaniero tra l'Acacus e il Tassili. La stessa Ghat, l'unica capitale stanziale dei Tuareg, fu fondata dai Garamanti nel I° sec. d.C., ma purtroppo di quell'epoca non rimane alcuna testimonianza. Da non perdere infine la visita ai tanti reperti conservati nell'interessante museo di Germa, a brevissima distanza da Garama.
Testo di A. M. Arnesano, foto di G. Badini e A. Fanzini
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