Holloko e Eger in Ungheria

Lasciate per un momento da parte l’immagine della tipica pianura stepposa che caratterizza il paesaggio ungherese. E’ un’altra storia quella che ci racconta  la regione montuosa dell’Ungheria settentrionale, una storia intrisa di tradizioni, scenografata da colline e rilievi, annaffiata dal nettare di grandi vini, uno su tutti il celebre Tokaj. Un viaggio attraverso questa regione che si dipana lungo il massiccio dei monti Matra ad est di Budapest, consente di sperimentare una natura differente che appunto si contraddistingue in maniera netta ai paesaggi brulli della Puska. Qui si trovano le grotte più antiche, il castello più famoso, la funivia più lunga, l’unica grotta con bagno termale naturale, il maggior numero di uccelli protetti, nonché la maggior parte dei siti ungheresi dichiarati patrimonio mondiale dall’Unesco.

Villaggio di Holloko

Villaggio di Holloko in Ungheria, patrimonio Unesco

E, inutile a dirsi ma conviene ricordarlo, qui prolifica la produzione di grandi vini con un’eredità culturale risalente al XV secolo e giustamente noti a livello internazionale, provenienti soprattutto dalla regione del Tokaj e dalle colline attorno a Eger. Proprio il Tokaj aszu, o Szamorodni, è il vino più conosciuto dell’Ungheria confermandosi, per molti enocultori, come “re dei vini, il vino dei re” secondo la definizione coniata negli ambienti cortigiani  di re Luigi XIV. I dolci rilievi della regione Tokaj-Hegyalja e i sapori che scaturiscono da queste terre valgono al pari di tesori materiali, tanto da far parte dei patrimoni mondiali Unesco. Ma anche la regione di Eger ha il suo gioiello enologico, il vellutato e leggendario “Sangue di toro” (l’Egri Bikavér) che i più esigenti viaggiatori del gusto possono degustare, ad esempio, percorrendo la Via del Vino di Eger.

Il villaggio di Holloko

Il nostro itinerario attraverso l’Ungheria settentrionale parte idealmente da Holloko, il villaggio tradizionale Palòc (piccolo gruppo etnico ungherese) meglio conservato, oggi monumento nazionale e sito patrimonio Unesco. Il luogo ha il pregio di aver conservato l’architettura dei 58 edifici tradizionali in calce bianca e legno con vestiboli, portici con balaustra e grossi zoccoli di pietra dove ancora vive qualche famiglia. Nelle case disabitate, invece, vengono presentate le memorie della cultura popolare e le attività tradizionali di questo spaccato di terra dei Palòc nascosto tra i monti di Cserhat, a circa 100 km a nord-est di Budapest.

Sopra il villaggio, in posizione dominante sulla collina, si eleva il castello del XIII secolo, ricostruito più volte durante i secoli e ogni volta ampliato con corridoi accanto alle mura, bastioni e luoghi di abitazione. Durante l’estate solitamente si anima con giochi castellani in linea con lo spirito commemorativo che vige un po’ tutto l’anno. Molto legati alle loro tradizioni, infatti, gli abitanti di Holloko fanno dell’eredità delle loro usanze un po’ una filosofia di vita. Il villaggio è in tal senso un museo a cielo aperto, alcune famiglie ospitano i turisti per mostrare le loro case, molti edifici sono adibiti a musei: il museo della posta, ad esempio, si trova al numero 80 e conserva divise e armi dei postini di 200 anni fa, mentre al numero 94 la Filanda fa vedere gli strumenti e gli arnesi dell’artigianato tessile.

Casa di Holloko

Casa tradizionale di Holloko

Eger

Attraversando i boscosi rilievi dei monti Matra si raggiunge la seconda tappa del viaggio, Eger. Questo gioiello barocco adagiato sull’omonimo fiume, con più di mille anni di storia, è il nucleo turistico più importante dell’Ungheria settentrionale, il più visitato dai turisti stranieri e il più amato dagli ungheresi. Oggi centro arcivescovile e meta termale, la città di Eger trasuda infatti di amor patrio essendo stata scenario di numerosi eventi cruciali della storia del Paese, su tutti la lotta contro i turchi nel 1552 che ha lasciato un eroe nazionale come mito e realtà da ricordare: il capitano Dobò Istvàn e i suoi seguaci difensori del castello di Eger.

Queste pagine di storia ungherese sono state immortalate dalla prosa di Gèza Gàrdonyi (1863-1922) autore del romanzo romantico “Le stelle di Eger” divenuto una sorta di monumento letterario dell’eroismo nazionale. Complice dunque l’aura poetica che avvolge le vicende legate alla città, oggi il castello (Var) e le sue esposizioni – allestite presso il Palazzo Gotico, la sala degli Eroi, la Pinacoteca, l’esposizione carceraria medievale, il Giardino antico, le Casematte, il bastione Dobò ristrutturato e il Museo delle Cere – sono i più visitati tra tutti i musei di provincia, insieme ai sotterranei anch’essi visitabili. Ogni estate sono di guardia le sentinelle del castello e il cambio della guardia viene accompagnato da un colpo di cannone. Il Minareto (Minorita Templom) qui presente, monumento turco alto 40 metri, è testimonianza di un altro momento meno lieto di storia nazionale: l’occupazione turca durata 91 anni, dopo che un secondo assedio alla fortezza nel 1596 finì con la presa della città.

Eger, la cattedrale

La cattedrale in stile classico di Eger

Tesori d’arte e di architettura abbelliscono la città in ogni angolo del centro storico barocco che si estende in modo omogeneo sotto il castello. Si può ammirare, ad esempio, la seconda chiesa d’Ungheria per grandezza, ovvero la Cattedrale arcivescovile in stile classico che si trova in piazza Esterhazy ter e che ospita al suo interno l’organo più grande del Paese. Sulla stessa piazza, nel palazzo di fronte al Liceum, ora Istituto superiore di Magistero, si trova una biblioteca in stile tardo barocco con intagli artistici e affreschi sorprendenti sul soffitto, che conserva al suo interno 130.000 volumi, mentre nella Biblioteca Diocesana è custodito il primo libro stampato nel 1473 (la Cronaca di Buda) e l’unica lettera di Mozart in Ungheria.

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