Il Cairo: nel cuore della civiltà egizia

Una metropoli in terra d'Africa. Sedici milioni di abitanti accalcati all'imbocco del delta del Nilo, perennemente avvolti in un traffico assordante, caotico in cui modernità e tradizione tentano di amalgamarsi in una danza improbabile e di dubbio risultato estetico. Il Cairo, nel suo complesso, lascia esterrefatti per un susseguirsi di forti e anacronistici contrasti: le feluche scorrono sul placido Nilo sfiorando grandi navi da crociera, allo stesso tempo nelle acque millenarie si specchiano inusitati grattacieli e povere case, mentre dai ristoranti e dagli alberghi si levano lingue e profumi d'occidente mischiandosi, senza confondersi, agli aromi di spezie e sporcizia che si leva dai mercati e dai bazar.

Il Falco HoroDecorazioniMaschera di Tutankhamon

Museo Egizio del Cairo: i tesori della tomba di Tutankhamon

Il Cairo è tutto questo, ma è anche un tripudio di arte islamica, con le sue splendide moschee (su tutte quella di Al-Azhar e di Ibn Tulun); di vigore medioevale, con la sua cittadella dominata dalla moschea di Mohammed, di recente costruzione; di cultura con i suoi tanti musei che ne caratterizzano il centro.
Il Cairo, malgrado il perverso tentativo di soffocare la bellezza con un'urbanizzazione selvaggia, racchiude la storia e i simboli stessi dell'Egitto. Proprio qui faremo tappa. Nel suo splendido museo e a Giza, sotto le piramidi.

Il museo Egizio

Il museo egizio del Cairo raccoglie la più importante collezione di arte egizia del mondo. All'apparenza si tratta di una banalità, ma per chi conosce la storia di questa terra, il fatto che sulle sponde del Nilo vi siano ancora reperti antichi appare di per sé un miracolo. Invasioni napoleoniche, colonialismo inglese e francese, allegria nel trattare la cosa pubblica da parte di stuoli di presunti statisti locali e la “mania” per l'egittologia che colpì larghe fasce di studiosi, archeologi e avventurieri ottocenteschi, hanno contribuito a sparpagliare per il mondo gran parte delle opere che hanno segnato i millenni della civiltà del Nilo. Eppure proprio a un francese, Auguste Mariette, si deve la fondazione, risalente alla metà dell'Ottocento, del museo egizio del Cairo.

Di dimensioni non particolarmente impressionanti, il museo deve la propria eccezionalità al numero e alla qualità dei reperti contenuti, che percorrono l'intera storia dell'antico Egitto: dai più antichi, risalenti a tre millenni prima di Cristo, ai meravigliosi ritratti greco-romani di al-Fayoum del II secolo d.C. Tantissime le opere d'arte degne di una citazione: la straordinaria statua lignea di Ka-Aper; le statue del periodo di Akhenaton, conservate della sala Amarna, con i caratteristici volti allungati e il prominente ventre; il gruppo di Ra-Hotep e Nofret; il nano Seneb e la sua famiglia; i modellini di soldato di Assiut.
E poi infiniti capolavori che echeggiano di storia: la statua in diorite nera di Chefren, quella della mitica regina Hatshepsut, il volto di attualissima bellezza di Nefertiti, la statua e l'altare di Akenaton, il faraone “eretico” che impose il culto del disco solare, la minuscola statuetta di Cheope, il grande costruttore.

Vasi canopiVaso in alabastroFigurina in alabastro

Vasi canopi e figure in alabastro

La tomba di Tutankhamon

Infiniti tesori, che sembrano fare da cornice al capolavoro assoluto, al catalizzatore di tutti gli sguardi: la tomba di Tutankhamon. Un faraone tra i più insignificanti, morto giovanissimo, sepolto in tutta fretta in una delle più dimesse tombe della valle dei re. Eppure, grazie alla scoperta di Howard Carter, avvenuta nel 1922, oggi è il più famoso faraone dell'intera storia dell'Egitto. La tomba, come si presenta ancora oggi nelle affascinanti fotografie in bianco e nero scattate al momento della scoperta, era composta da un'angusta camera funeraria interamente occupata da sette sarcofagi inseriti l'uno nell'altro, da un'anticamera e da una minuta camera del tesoro, entrambe ricolme di oggetti alla rinfusa, carri smontati, reperti di inestimabile valore accatastati per l'ultimo viaggio del faraone.

Oggi tutti questi tesori si mostrano, avvolti nella loro eterna bellezza, agli occhi dei visitatori che affollano le sale del museo del Cairo. Il tesoro è una meraviglia continua: vasi canopi in alabastro, legni dorati, il trono del faraone in legno rivestito d'oro e impreziosito da pietre e paste vitree, gli splendidi sarcofagi. Infine il capolavoro: la maschera funebre, in oro e pietre preziose, che riproduce i tratti del giovane faraone. Un quantitativo così elevato di oggetti d'arte da lasciare interdetti per la magnificenza e per il rimpianto di essere stati privati della mirabolante bellezza di tutte le altre tombe reali, profanate dal tempo e dalle avide mani degli uomini.

La sala delle mummie, con ingresso riservato attraverso il pagamento di un ulteriore biglietto, fa rivivere il volto e le membra di tanti artefici della storia egizia, fermati nel tempo dalla maestria dei maestri imbalsamatori e dal clima tipico della valle dei re. Di rilievo la figura, rinsecchita dal tempo, di Ramses II, forse il più grande re del basso e dell'alto Egitto, grande condottiero e magistrale comunicatore.

Maschera di TutankhamonTrono di TutankhamonDio Anubi

La maschera e il trono del Faraone e la statua del dio Anubi

Le piramidi di Giza

Le piramidi sono un autentico patrimonio dell'umanità, non perché l'abbia stabilito un ente internazionale, ma perché la loro stessa esistenza ha contribuito alla nascita di miti, misteri, culti religiosi. Attorno a queste mirabolanti costruzioni si sono sprecate le più fantasiose teorie esoteriche e soprannaturali. Suggestioni che se ben poco hanno di scientifico, molto hanno a che fare con il bisogno, tutto umano, della ricerca di "un senso" e che hanno contribuito alla mitizzazione di Giza e dei suoi fantastici monumenti.

La piana di Giza, in effetti, è un luogo unico al mondo. La città con il suo incessante vociare scompare all'istante, mentre dalla sabbia del deserto sorgono i capolavori dell'ingegneria del mondo antico: la grande piramide di Cheope, la piramide di Chefren, quella di Macerino e ancora l'enigmatico volto della Sfinge. A poca distanza, le piccole piramidi delle regine e le mastabe dei familiari e dei cortigiani, vicini al faraone anche nella morte. Davanti alla piramide di Cheope si prova un'ineguagliabile sensazione di piccolezza non solo nei confronti del monumento, ma verso il suo significato recondito.

L'inadeguatezza si compenetra nella storia, nella sua impenetrabilità, nella difficoltà, tutta contemporanea, nel comprendere i perché di una costruzione tanto maestosa. E allora vale la pena di estraniarsi dai vocianti cammellieri, che tentano di estorcere un'improbabile cammellata tra le dune di Giza, di eliminare tutto il superfluo: i turisti, le guide, i tanti poliziotti e di rimanere da soli, con le scarpe nel deserto, a contemplare la bellezza che scaturisce dalla pietra calcarea, frutto di maestranze abili e ben pagate e non, come vuole la leggenda, di schiavi costretti al lavoro dall'azione della frusta.

Testo e foto di C. Pinotti

Giza, piramide di Cheope

Giza: la Piramide di Cheope e la Sfinge illuminate di notte

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