Egitto: Karnak e la Valle dei Re
Il Tempio di Karnak
Tre chilometri separano Luxor da Karnak, il massimo luogo di culto di Amon, divinità che soppianta il dio del sole, Ra. Al suo grandioso tempio operarono moltissimi faraoni di sei dinastie reali: di difficile lettura, comprende differenti edifici religiosi accomunati dalla medesima cinta di Amon. Senza una visione dall’alto, comprendere la grandiosità del complesso sacro è quasi impossibile. Allora è forse il caso di perdersi tra la sua selva di colonne, tra i suoi infiniti bassorilievi, scovare cartigli faraonici, ammirare obelischi che sfidano le leggi della fisica e della meccanica, cercare di comprendere la religiosità, densa di significati politici e di potere.

Ancora una volta è la grandiosità a prendere il sopravvento: piloni di svariate decine di metri fanno da ingresso a monumentali colonnati, a statue di proporzioni inaudite, a processioni di sfingi dalla testa di ariete, a divinità dolcissime e sanguinarie, intrise di tutte le passioni umane. Eccolo, forse, il filo conduttore che unisce il mondo antico. Le divinità – egizie, greche, romane - sono sorta di superuomini e superdonne dai poteri eccezionali, ma con cuore e cervello terreno, umanissimo e per questo ricolmo di virtù e difetti.
A Karnak i motivi di interesse si sprecano: la sala ipostila di Ramses con i suoi ininterrotti rilievi, i due magnifici obelischi di Thutmosi I e della regina Hatshepsut, i colori della cappella di Hatshepsut, i pilastri osiriaci, e ancora quelli con i simboli dell’alto e del basso Egitto, o il lago sacro che ingentilisce l’intero complesso. Basta lasciarsi andare, farsi conquistare da un’arte e da una cultura che ha valicato i secoli.

La Valle dei Re
Una landa per serpenti e scorpioni erode gli scoscesi fianchi di montagne rossicce che si incendiano al tramontare del disco solare. È la Valle dei Re, un altrove che nasconde sacralità, misticismo, la visione metafisica di un intero popolo. Il Nuovo Regno scandisce l’abbandono della regolarità piramidale, in luogo di una netta separazione tra l’area funeraria e quella di culto. La tomba del re non è più una costruzione imponente che si staglia verso il cielo (queste sembianze sono lasciate ai templi funerari), diviene altresì una canna di flauto che penetra le viscere della terra e accompagna, tra mirabili dipinti dai vividi colori, l’anima del faraone verso l’incontro con la divinità.
La spettacolarità e la grandiosità delle forme non trovano spazio nella Valle dei Re, qui vive la sostanza, espressa in affreschi e rilievi che trasferiscono sull’intonaco il “libro dei Morti”, oppure trasfigurano l’esistenza del sovrano in una continua ispirazione divina. Gli dei dell’Egitto dialogano con re e regine, riportando ai nostri occhi una vita quotidiana di migliaia di anni fa e mischiandosi, in un’affascinante e incredibile gioco, con sofisticate teorie metafisiche e religiose che rivivono in un corpus iconografico-sepolcrale si infinito interesse e bellezza.

Ogni tomba racconta qualcosa di eccezionale, nella delicatezza dei gesti e dei lineamenti, o nella vivacità delle sfumature cromatiche, o ancora nella sacralità che delinea ogni tratto, ogni singola figura deputata ad accompagnare il sovrano nel suo ultimo e più importante viaggio. Per ovvie ragioni di sicurezza e di conservazione le tombe non sono tutte aperte al pubblico, ma alternano giorni di turismo a giorni in cui il silenzio torna a regnare lungo i cunicoli che portano all’incontro con il divino.
Edfu e Kom Ombo
Scendiamo più a sud. Siamo ad Edfu, dove Horo, il dio-falco, combatté contro Seth, l’uccisore di Osiride, e dove si può ammirare uno dei templi più grandi e meglio conservati dell’intero Egitto. Di epoca tolemaica, mantiene, eccezion fatta per l’insolito orientamento nord-sud, tutte le caratteristiche classiche del tempio egizio. Gli enormi piloni d’ingresso, sono preceduti da due magnifiche statue di Horo fregiato con la doppia corona. Sessanta chilometri più a sud il tempio di Kom Ombo, originalmente dedicato a due divinità: Sobek, il dio Coccodrillo, e Haroeri (Horo il vecchio) a testa di falcone. La sua costruzione, iniziata durante la XVIII dinastia si concluse addirittura in epoca imperiale romana. Completamente simmetrico, presenta due entrate e altrettanti santuari per le due divinità venerate.
Testo e foto di C. Pinotti

Informazioni turistiche
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