Toledo, la Mancha e Cuenca

La Mancha è la terra del Quijote. Di quell'idealista e strampalato eroe cantato da Miguel de Cervantes Saavedra. Una terra aspra, torrida nelle assolate giornate estive; tremendamente fredda la notte, quando le stelle punteggiano il cielo testimone delle improbabili imprese del cavaliere dalla triste figura. Questa Spagna è una terra che sa di letteratura. Ad ogni passo c'è uno scorcio del primo romanzo moderno: le ombre disegnano la caracollante andatura dell'hidalgo e del suo fido scudiero, le pale dei mulini riportano alla mente la loro più rocambolesca e famosa avventura, intrisa di inguaribile e furioso amore per ideali, infinitamente lontani da una realtà cruda e per nulla poetica.

Toledo

Questa Spagna è una strada che dalla millenaria Toledo dipana il suo percorso in vaste distese di campi che si perdono all'orizzonte fino a Cuenca. Qua e là una collina, un borgo. La solitudine, nella Mancha, non è un sentimento, ma qualcosa di palpabile, una suggestione che riempie l'abisso del cavaliere errante: la Ruta de Don Quijote.

Toledo

Un'ansa del Tago abbraccia la città di Toledo, stretta tra la sua cattedrale, uno dei migliori esempi gotici dell'intera Spagna e l'Alcazar, immancabile a queste latitudini. Quest'ultimo è un imponente edificio a pianta quadrata che domina la città, che deve le proprie origini al glorioso periodo della riconquista. Incendiato a più riprese, ha subito pesanti restauri che hanno quasi totalmente nascosto la sua architettura medioevale. Di tutt'altro spessore architettonico è la maestosa cattedrale, impressionante per ricchezza e dimensioni.

La fabbrica della cattedrale fu un immenso cantiere che si protrasse nei secoli, proprio per questo il duomo di Toledo è un sovrapporsi di stili che si innestano sul primitivo gotico spagnolo. Cappelle mozarabiche si intrecciano con slanci quattrocenteschi, giochi barocchi e cadute neoclassiche. Infiniti i capolavori da ammirare: la Puerta del Perdon (il portale centrale); la gotico-plateresca Puerta de los leones; la Puerta del Reloj; la Capilla de San Blas (nel chiostro); le vetrate fiamminghe; la Capilla Mozarabe; il coro e i suoi magnifici stalli in legno intagliato; la Capilla Major, la Sala del Capitolo con il suo soffitto mudejar; e, infine, il museo della cattedrale contenente ben 15 dipinti di El Greco, oltre a opere di Goya, Tiziano, Ribera, Van Dick e Morales.

Girovagando per la città di El Greco, merita una visita il Museo de Santa Cruz, ospitato nell'antico ospedale, che raccoglie opere del pittore, collezioni di arte applicata e un'importante raccolta archeologica; la gotica chiesa di S. Tomè, che ospita il capolavoro “Il funerale del Conte di Orgaz” di El Greco; la casa e museo di El Greco stesso, che si trova nel barrio Judio (il ghetto); la sinagoga detta del Transito, oggi museo Sefardì, con interni che lasciano senza fiato; S. Maria la Blanca, antica sinagoga trasformata in chiesa dai cavalieri di Calatrava.

Da non perdere anche il monastero di S. Juan de los Reyes con il chiostro splendidamente decorato in stile mudejar; la chiesa di San Roman, la più antica di Toledo, sede del museo della cultura Visigota, e poi ancora le porte della città: la Puerta Vieja de Bisagra, la Nueva, la moresca Puerta del Sol. Il miglior panorama sulla città lo si gode percorrendo il cosiddetto giro dei Cigarrales, che bordeggia il Tago fino a raggiungere il Castello di San Servando.

Toledo, Museo de Santa CruzMancha, Campo de CriptanaToledo, la Cattedrale

Nel cuore della Mancha

Lasciata la magnifica Toledo lo sguardo si rivolge a sud e a Consuegra si rintracciano i segni della Ruta de Don Quijote. La cittadina si raccoglie ai piedi del castello, le cui origini si perdono con quelle della città stessa. L'antico “castrum” romano è modificato e fortificato durante tutto il medioevo. Nel 1183, la fortezza diviene patrimonio dell'Ordine di San Giovanni di Gerusalemme e cambia nuovamente aspetto: i muri divengono più alti e più spessi, si complica e si migliora l'intero impianto difensivo, i monaci guerrieri adeguano la struttura architettonica alle necessità del cavaliere crociato. Il carattere difensivo scema a poco a poco e il castello diviene metafora di dominio, di potere che ancora traspare.

Poco distante, lungo la collina, l'elemento che caratterizza l'intero paesaggio chisciottesco: i mulini a vento, i bianchi giganti che roteano le braccia nel vento della Mancha. Undici mulini che punteggiano un breve tratto di strada, non anonimi, ma vive opere dell'uomo - create per la trasformazione del grano in farina - che salutano il viaggiatore con i loro nomi esotici: “Rancho”, “Rucio”, “Bolero”, “Alcancia”, “Espartero”… Alcuni, trasformati in musei, permettono di entrare nell'ingegnosità che ha trasformato la forza del vento in energia eolica, altri, semplicemente belli da guardare, consentono di entrare nelle pieghe del libro di Cervantes.

Da Campo de Criptana a Belmonte

I mulini a vento che scandiscono il desolato paesaggio sono il marchio di fabbrica della Mancha. Le loro pareti imbiancate a calce si stagliano sull'azzurro del cielo, mentre il silenzio è squarciato dall'insistente belato delle capre al pascolo. Tra Campo de Criptana e Mota del Cuervo (dove si possono ammirare anche i resti di un castello) i mulini divengono una costante della Ruta del Quijote. Non lontano ecco "Venta de Don Quijote", dove l'hidalgo tenne la sua veglia d'armi, ed El Toboso, paese natale di Dulcinea, la contadina angelicata dall'animo di Don Chisciotte. La biblioteca della cinquecentesca Casa di Dulcinea conserva tutte le edizioni del romanzo di Cervantes.

Mancha, mulini a vento di Consuegra

Come per tutte le storie degne di essere raccontate, ecco una digressione che nulla a che fare con il libro di Cervantes. È la città-fortezza di Belmonte, costruita nel XV secolo ad opera dei marchesi di Villena. Le sue armoniche proporzioni architettoniche celano meravigliosi soffitti mudejar e una interessante Collegiata in cui spiccano stalli in legno scolpito. Lasciata Belmonte ancora un lungo tratto di strada silenziosa attende il viaggiatore fino ai primi contrafforti della Serrania de Cuenca.

Cuenca

In posizione spettacolare alla confluenza dei fiumi Jucar e Huecar, ecco Cuenca, il capoluogo di questo frammento di Castiglia-La Mancha. El Quijote non galoppa più al nostro fianco, al suo posto ci sono storia, arte e natura. La prima è rappresentata dalla cattedrale, dal museo archeologico, dal castello, ma soprattutto dalle Casas Colgadas. Autentico simbolo della città, si tratta di abitazioni trecentesche sospese nel vuoto, aggrappate a un precipizio che da settecento anni si affacciano sulle acque del fiume Huecar, e che offrono il meglio alle tremule luci del tramonto. L'arte contemporanea ha trovato dimora proprio tra queste mura. I muri gotici delle Casas Colgadas offrono il supporto per una prestigiosa collezione di opere che raccolgono il meglio dell'astrattismo spagnolo.

Tra Cuenca e la Ciudad Encantada è ancora il paesaggio a farla da padrone. La strada diviene tortuosa, si dipana nella Serrania tra gole e canyon, entra nel gioco della natura, segue l'erosione degli elementi naturali che si sublimano nello strepitoso paesaggio fatto di roccia. La Ciudad Encantada è tutto questo: un magico labirinto di pietra e vento, dove la fantasia della natura ha disegnato un paesaggio che la ragione dell'uomo cerca, con i suoi improbabili toponimi, di ridurre a qualcosa di misurabile e, in parte, decifrabile.

Testo di C. Pinotti, foto di A. Fanzini

Cuenca, Casas colgadas

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