Marocco: Essaouira e le kasbah dell'Atlante

Essaouira

Seconda tappa del nostro viaggio è Essaouira, affascinante città della costa atlantica che ricorda la forte presenza ebraica nei secoli con il bianco delle case e il blu indaco delle porte. Come in tutte le città di mare, il porto è un luogo animato e ricco d’umanità, di voci che vendono pesce e crostacei all’asta. Da qui si accede alla città vecchia fino a raggiungere la Sqala della kasbah, una piattaforma impreziosita dai cannoni spagnoli di Essaouira risalenti a diverse epoche, dalla fine del Cinquecento fino al XVIII secolo.

Essaouira, festival musica Gnaoua

Gradevole in ogni periodo dell’anno, la città diviene davvero suggestiva alla fine di giugno, quando viene avvolta dalla speciale atmosfera del Festival della musica Gnaoua, in cui il primordiale animismo dell’Africa nera incontra i più diversi generi musicali. Gli Gnaoua, o Gnawa, sono infatti personaggi particolari, confraternite che svolgono il ruolo di trait d’union tra il mondo sensibile e quello impalpabile degli spiriti. Discendenti diretti degli schiavi neri deportati in Marocco dal 1500 al 1800, con il passare del tempo, hanno assorbito influenze iraniane e, più recentemente, occidentali.

La loro musica, come la loro vita, è l’espressione di due differenti realtà: l’aspetto spettacolare e concertistico (proprio del festival di Essaouira) e quello sacro, in cui ogni maestro (Maallem) ripropone i suoni ereditati dal passato durante le cerimonie di esorcismo e possessione. Il festival, ricco anche di queste suggestioni, propone musica e spettacoli in ogni via della città, con concerti di assoluto valore, anche grazie alla presenza di virtuosi musicisti provenienti da tutto il mondo.

Le kasbah e gli ksar dell'Alto Atlante

In berbero suonano Tighremt, e per secoli hanno svolto la funzione di castelli fortificati. Le kasbah, architettonicamente parlando, sono imponenti costruzioni a base quadrata con torri merlate che sovrastano in altezza le mura perimetrali. Le kasbah sono composte da mattoni fatti di argilla mischiata con acqua e paglia, semplicemente pressati in stampi di legno e fatti essiccare al sole. Ogni singola costruzione rappresenta una città in miniatura: al suo interno trovano spazio stalle, ovili, granai, cucine, oltre a stanze riservate agli uomini e alle donne. Solitamente, infatti, il piano terra è adibito ad uso agricolo, mentre i piani superiori sono riservati alle abitazioni. In altri casi questa struttura vede prevalere il suo aspetto militare e allora prende il nome di ksar.

Ksar di Ait Benhaddou

Il miglior percorso per scoprire i villaggi fortificati dell'Atlante è la spettacolare strada del Tizi n-Tichka che collega Marrakech a Ouarzazate. Lungo questi 200 chilometri ci si imbatte nell’antica dimora del pascià di Marrakech, la kasbah di Telouèt. Il villaggio, a 1800 metri di altitudine, è dominato dalla mole dell’antica residenza che sorge su un’altura sovrastante lo uadi Imarene. Sorta nel XVIII secolo, la kasbah di Telouèt è il frutto di successivi rimaneggiamenti che l’anno via via trasformata in un lussuoso palazzo fortificato in cui spiccano le cosiddette stanze di gala che brillano di pavimenti in marmo, stucchi, soffitti in cedro e mosaici. Benchè bisognosa di profondi restauri, dall’alto delle sue terrazze si riesce ancora a cogliere appieno la severità dell’architettura berbera e la straordinaria bellezza della valle in cui è inserita.

Pochi chilometri prima di Ouarzazate ecco Ait Benhaddou, il cui ksar è magicamente sospeso su una collina di arenaria rosata, tra mandorli che, in un perenne gioco di luci ed ombre, contribuiscono ad aumentarne il fascino. Patrimonio dell’umanità, questo gioiello di sabbia è un susseguirsi di torri merlate, archi ciechi, decori e disegni che vanno a formare sei kasbah fortificate le cui origini sono datate XVIII secolo. In questo antico villaggio fortificato, ancora oggi, vive una decina di famiglie, che abitano questo “pezzo di storia” con assoluta semplicità e naturalezza.

Il nostro viaggio termina a Ouarzazate, crocevia delle valli di Draa, Dadès e Zis, oltre 1000 metri sopra il livello del mare. Antica guarnigione della Legione straniera, Ouarzazate si trova sulla principale via di comunicazione che unisce le montagne al deserto. Famosa per la presenza degli Atlas Film Studios - utilizzati da Bertolucci per la sua trasposizione cinematografica del libro di Paul Bowles “Il tè nel deserto” - Ouarzazate offre al visitatore un maestoso monumento storico: la kasbah di Taourirt, antica residenza della famiglia Glaoui. La sua facciata, riccamente decorata a disegni geometrici in rilievo, è preludio dell’autentico dedalo di scale e stanze che si apre all’interno. Stucchi, soffitti in legno di cedro e in vimini si alternano a pavimenti di piastrelle rosse che contrastano con il bianco delle pareti, il tutto illuminato da basse finestre che lasciano filtrare all’interno i caldi raggi del sole africano.

Ouarzazate: kasbah di Taourirt

Ma come abbiamo accennato questa parte del Marocco è composto da un gioco armonioso che talvolta vede prevalere la mano dell’uomo, spesso, ben volentieri, subisce la potenza esplosiva della natura. Skoura è la sintesi di tutto questo: un’oasi nella valle del Dadès formata da un’impressionate palmeto, voluto dal sultano Yacoub el-Mansour, che risale al XII secolo. Tra palme, fichi e tamerici si possono ancora trovare i resti di numerose e interessanti kasbah.

Testo e foto di A. Fanzini

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