Mongolia: il deserto del Gobi e il museo di Ulaan Baatar
Il deserto del Gobi
Strano deserto il Gobi. Esteso per un terzo della Mongolia, in realtà è un’enorme steppa arida con montagne, fiumi e laghi, dove le dune occupano appena il 3 per cento; l’aspetto più singolare è dato dalla fortissima escursione termica stagionale, compresa tra i 40°C in estate e i – 40 in inverno. A causa del clima gli abitanti nomadi sono davvero rari; in compenso vi alberga una fauna decisamente interessante, come gazzelle, asino selvatico, cammello della Bactriana (quello a due gobbe), il cavallo di Przewalski (l’antenato di tutti i cavalli), aquile, stambecchi, il leopardo delle nevi, il topo saltatore e l’unico orso al mondo vivente nel deserto.

Durante il periodo cretacico il paesaggio era decisamente diverso da quello attuale, splendido e primordiale ma desertico: predominavano foreste e pascoli punteggiati da fiumi, laghi, paludi e acquitrini, ma anche distese di sabbia disseminate di oasi, un ambiente ideale insomma per la sopravvivenza dei dinosauri erbivori e, di conseguenza, anche dei loro predatori carnivori. Altra caratteristica positiva del Gobi consiste in una intensa e prolungata erosione superficiale naturale, capace di far affiorare gli antichi livelli della seconda metà del Cretaceo (100-65 milioni di anni fa), quando i dinosauri raggiunsero il loro picco evolutivo e di densità. Gli unici a rimanere indifferenti ad ogni scoperta dei paleontologi sono stati proprio i nomadi locali: loro, come anche i cinesi e un po’ tutti i centro-asiatici, quei denti e quelle ossa di draghi vissuti in epoche passate li usano da sempre triturati per guarire mille malanni.
Le specie rinvenute
Nel Gobi sono state rinvenute parecchie specie di dinosauri nuovi per la scienza, portando nuova luce sulla storia dei rettili e dei mammiferi durante il Mesozoico. Vanno ricordati in particolare il Protoceratops, dinosauro cornuto primitivo, il Syrmosaurus, dinosauro corazzato, scheletri completi di Tarbosaurus, enorme carnivoro terapode a tre dita con denti affilatissimi lunghi 15 centimetri simile al Tirannosauro americano (il maggior dinosauro carnivoro, con denti simili a coltelli), l’Hadrosaurus dal becco d’anatra, l’Anklisaurus, un mostro corazzato alto 7 metri con un’armatura e la coda a forma di mazza usata come randello, il Therizinosaurus, un predatore con arti anteriori giganteschi e artigli lunghi 60 centimetri in grado di vincere anche erbivori pesanti decine di tonnellate, dinosauri struzzi, Ornitomimidi, Iguanodonti e nella località di Bogiin Tsav un vero cimitero di dinosauri carnivori.
E poi ancora il Nemegtosauro, enorme sauropode dal collo lungo, pesante fino a 90 tonnellate, cacciato dai Tarbosauri, il Pachycephalosauro dal capo duro e rinforzato usato come ariete, l’Ebolotherium con il naso a forma di periscopio che gli permetteva di respirare anche mentre aveva il corpo sott’acqua, il Mononykus, un uccello incapace di volare con artigli al posto delle ali, il Mamenchisaurus, il dinosauro dal collo più lungo e un corpo di 22 metri, enormi rinoceronti grandi quattro volte un elefante, ritenuti i maggiori mammiferi terrestri mai esistiti, che convivevano con minuscoli roditori, e marsupiali fossili che dimostrano come questi animali siano originari dell’Asia e non dell’Australia dove oggi vivono.





Ulaan Baatar: il Museo di Storia Naturale
La caccia ai dinosauri in Mongolia non può che partire dal Museo di Storia Naturale nella capitale Ulaan Baatar. L’edificio, di stile sovietico, è grigio e cadente, ma costituisce un punto imprescindibile per i reperti che vi sono esposti; numerose sale sono ovviamente dedicate ai rettili preistorici, ma anche tutte le altre sezioni risultano interessanti, a cominciare da quelle dedicate alla geologia con bei reperti di meteoriti. Poiché le scritte sono poche e tutte in cirillico, conviene disporre di una buona guida, fisica o cartacea. All’ingresso vendono una guida in inglese e una mappa sui siti fossiliferi.
Una grande sala ospita uno scheletro completo di Saurolophus, erbivoro con il becco ad anatra alto 8 metri, ed uno di Tarbosaurus, lungo 12 metri e alto cinque; curioso riscontrare come questo enorme carnivoro fosse in realtà un predatore assai scadente, in quanto a causa delle sue brevi zampe anteriori che non arrivavano alla bocca, più che cacciare prede vive dovesse accontentarsi di cibarsi soltanto di carogne.
Diversi nidi di uova emozionano i visitatori, ma il vero pezzo forte del museo è costituito dagli scheletri di due dinosauri di 80 milioni di anni fa, morti avvinghiati in combattimento: un Protoceratops, un erbivoro grande come una pecora con il capo increspato, e un carnivoro Verociraptor; gli artigli del rapace sono rimasti uncinati al ventre dell’erbivoro, che a sua volta stava azzannando la zampa destra del rapace. Si tratta forse della scena più eloquente e realistica sulla vita di animali estinti di tutta la storia scientifica. Commovente anche l’immagine di un Oviraptor, depredatore di nidi per antonomasia, sorpreso da un crollo di sabbia mentre proteggeva il nido con le proprie uova. Alla faccia della teoria secondo la quale i dinosauri non avrebbero dedicato alcuna cura alla loro prole, che veniva lasciata sola a provvedere a se stessa.

L'area di Bayanzag
Sul terreno la caccia dei turisti ai dinosauri si complica, perché la gran parte delle località fossilifere si trova negli angoli più sperduti e remoti del Gobi, raggiungibili soltanto con apposite spedizioni, e poi perché la raccolta o l’acquisto di fossili sono espressamente vietati dalla legge. Ci si deve accontentare quindi della più accessibile zona di Bayanzag, compresa in alcuni itinerari turistici, dove affiorano gli strati del Cretaceo superiore, arenarie e sabbie rossastre che al tramonto si infiammano; è qui che Andrews fece le sue prime scoperte nel 1922 e dove continuano ancora ad affiorare reperti. Anche se non troverete nulla di eclatante, il posto con le sue falesie, i picchi isolati e i dirupi vallivi è magnifico e altamente suggestivo.
Testo e foto di A. M. Arnesano e G. Badini
Informazioni turistiche
- Info utili per viaggiare, come arrivare, guide e ufficio del turismo: scheda Mongolia
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