Namibia: l'Etosha Park e il Kaokoland
Etosha National Park
Tappa obbligata per un viaggio nel nord è l'Etosha National Park, uno dei più grandi, antichi e ricco di fauna di tutto il continente, dove la presenza di numerose sorgenti d’acqua e la rada vegetazione consentono un incredibile contatto con gli animali. Sviluppato su una superficie protetta di oltre 22.000 chilometri quadrati è un vero santuario per la grande fauna, ideale per una safari fotografico a caccia di immagini di elefanti, zebre, giraffe, leoni, leopardi, antilopi, ippopotami.

Il Kaokoland
Per fare un viaggio nel tempo e nella storia bisogna poi spingersi fino al Kaokoland, o Kaokoveld, estrema regione di nord-ovest ai confini con l’Angola, una zona arida e semidesertica, ondulata da rilievi e solcata da poche strade e qualche pista in cattivo stato, con scarse strutture ricettive, anche perché fino ad una quindicina di anni fa è stata terreno di scontro per la guerriglia che ha coinvolto Namibia, Sud Africa e Angola. Non a caso viene definita come una delle ultime grandi regioni selvagge e silenti dell’Africa e al tempo stesso il volto più primitivo del Paese.
Tuttavia il Kaokoland, pur scarsamente popolato per le sue difficili condizioni ambientali, è anche la terra degli Himba, discendenti diretti degli Herero, popolazione originaria dell’Africa Orientale giunta in Namibia alcuni secoli fa. Il territorio offre la maggior concentrazione di pitture rupestri preistoriche, a testimonianza di una colonizzazione umana assai remota, e ospita una fauna di estremo interesse. Oltre a gemsbok, kudu, springbok, struzzi, giraffe e zebre di montagna si possono infatti incontrare il raro rinoceronte nero, più aggressivo del consimile bianco, e l’insolito elefante del deserto, ormai ridotto a poche centinaia di esemplari in tutto, di corporatura ridotta ma con lunghe zanne.

I sempre più introvabili pastori Himba vivono oggi in misere capanne nei luoghi più sperduti conservando intatti identità e tradizioni. Avvicinarsi a loro significa tuffarsi in un’autentica avventura umana, che richiede il massimo rispetto per queste culture fragili e vulnerabili. Le donne, bellissime, girano vestite solo di una minigonna di pelle e da splendidi ornamenti che adornano il collo, i polsi e le caviglie: veri e propri gioielli tribali, raffinati ed eleganti, realizzati per lo più in cuoio tempestato di decorazioni in ferro e osso, ma i monili più preziosi restano comunque le conchiglie che arrivano da paesi molto lontani.
Lo stato civile delle donne himba si distingue in base all’acconciatura dei capelli: le nubili portano una treccia sulla fronte, mentre quelle sposate lasciano cadere i capelli sulle spalle, raccolti in lunghe treccine, e al centro della testa portano una specie di diadema in cuoio. Per proteggersi dal sole e dagli insetti gli Himba spalmano la pelle, i capelli e gli abiti con un misto di burro, cenere e ocra rossa, profumato da erbe aromatiche. A giudicare dai risultati un trattamento efficace ed economico. Nelle zone marginali e più civilizzate del Kaokoland si possono trovare donne vestite con caratteristici abiti con enormi e colorate crioline indossate sopra una serie di sottovesti e copricapo a forma di corno: si tratta di donne di etnia Herero e i loro abiti costituiscono un pudico retaggio delle regole importate dai missionari tedeschi in epoca vittoriana.
Testo e foto di A. M. Arnesano e G. Badini



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