Puy de Dome
I capolavori del romanico
Passando dal Cantal al dipartimento del Puy de Dome lungo le panoramiche strade che attraversano il Parco Regionale dei Vulcani d’Alvernia, si incontrano alcuni borghi medievali che celano meravigliose perle di storia facilmente raggiungibili seguendo l’itinerario della Strada delle Chiese romaniche. Del fiorente patrimonio francese di chiese romaniche medievali dell’XI e XII, una grandissima parte risiede proprio in Alvernia dove si contano oltre 200 chiese di cui i capolavori assoluti si trovano a Saint Nectaire, Saint-Saturnin, Orcival, Issoire e Clermont Ferrand. Sono questi dei veri e propri poli d’interesse internazionale che comprendono edifici, affreschi e sculture di valore immenso.

Clermont Ferrand, interni di Notre Dame du Port
L’arte romanica si diffuse in Alvernia alla fine del X secolo e all’inizio dell’XI, più che in qualsiasi altro luogo al mondo favorendo varianti di profondo valore artistico, come lo stile alverniate e la Scuola d’Alvernia, sviluppatasi intorno alla diocesi di Clermont-Ferrand alla fine del X secolo. Un interessante quadro d’insieme per comprendere la complessità di questo patrimonio culturale unito dal filo rosso dell’arte romanica, è restituito dal nuovo “Spazio Arte Romanica” allestito presso l’Ufficio del Turismo di Clermont-Ferrand, in place de la Victoire, che propone uno spettacolo di 30 minuti (anche in italiano) che illustra le principali meraviglie dell’Alvernia romanica.
Clermont-Ferrand
Il capoluogo regionale non può che essere denso di attrazioni, degno di un territorio così sorprendentemente vario e vasto come l’Alvernia. Nata dal fuoco, dall’acqua e dall’aria, in piena zona dei vulcani, Clermont-Ferrand fruisce di una posizione eccezionale, tanto per iniziare. Siamo, infatti, a due passi da circa un’ottantina di vulcani addormentati, sormontati dall’emblematico Puy de Dôme, mitico vulcano sulla sommità del quale si trova uno dei grandi santuari della Gallia: il tempio di Mercurio. A nord si estende la fertile pianura cerealicola della Limagne e verso est i folti monti del Livradois-Forez svelano splendidi paesaggi. Ancora più vicino alla città si trova l’oppido di Gergovie, luogo in cui il giovane capo dei Galli, Vercingetorige, sconfisse Cesare. Clermont-Ferrand, che è stata una importante città gallica, è oggi un fiorente polo industriale (basti sapere che è la sede della Michelin) nonché vivace centro universitario. Un’altra particolarità della città è data dal sottosuolo che, grazie alle eruzioni vulcaniche, ha lasciato in eredità un ricco dedalo di gallerie utilizzate per la costruzione di cantine con profondità molto elevate, fino a sette livelli.
Le bellezze artistiche e architettoniche del capoluogo dell’Alvernia si dividono tra i due centri storici che la caratterizzano, Clermont e la medievale Montferrand, riuniti in unica città nel 1630 sotto Luigi XIII. I due centri si sono sviluppati parallelamente, il primo sotto l’autorità episcopale, il secondo sotto il potere comitale. Una visita al cuore dell’antica Clermont non può prescindere dalla place de la Victoire che sorge sul preesistente Oppidum gallico. La piazza è costeggiata dalla facciata meridionale della maestosa cattedrale gotica di Notre Dame de l’Assomption che spicca per il suo colore antracite dovuto all’uso della roccia lavica di Volvic. L’interno annovera un eccezionale insieme di vetri e pitture murali. Costruita sul sito di preesistenti chiese romaniche del VIII e X secolo le cui vestigia sono ancora visibili nella cripta, l’imponente cattedrale si staglia con grande effetto alla vista come uno scrigno nero di fascino tutto gotico. Imponenti per dimensioni e magnificenza, sono le vetrate che illuminano le cappelle dell’abside e il coro, volute dal re di Francia Luigi IX (il San Luigi dei francesi).
Ai piedi della cattedrale si trova la boutique Michelin dove gli appassionati possono trovare tutti i gadget Michelin possibili e immaginabili. In mezzo alla piazza troneggia la fontana monumentale di Urbano II, una delle oltre 50 fontane che riempiono piazze e strade dei due centri storici cittadini. Questo grande monumento venne costruito per celebrare l’ottavo centenario dell’appello di Clermont del 1095 con il quale il papa Urbano II promosse la prima crociata in Terra Santa. I due architetti artefici del lavoro hanno sovrapposto due bacini in pietra lavica facendo ricorso al repertorio ornamentale del bestiario neogotico. La mano destra della statua del Papa indica la direzione della Terra Santa.
Bisogna invece dirigersi verso la rue du Port per ammirare in tutto il suo splendore il gioiello romanico della città, uno dei capolavori dell’Alvernia che l’Unesco annovera tra i suoi patrimoni mondiali: è la basilica Notre-Dame du Port, scrigno di un insieme unico di vetrate policrome e pitture murali, recentemente restaurata. Le date della sua costruzione sono ancora incerte ma si propende per la datazione intorno al primo terzo del XII secolo. Tappa di pellegrinaggio lungo i percorsi per San Giacomo di Compostela, questo capolavoro di architettura e scultura romanica è costruito in arenaria, pietra a cui si deve il particolare color sabbia delle facciate.
La parte esterna del santuario, il capocroce, possiede una disposizione piramidale ed una decorazione dalla fine policromia di cui si può avere una bella visuale d’insieme dal belvedere situato nella rue Roberts. Fini mosaici sono visibili nell’abside e il portale sud è caratterizzato da un decoro in rilievo. All’interno meritano attenzione i quattro capitelli istoriati del coro che fanno un parallelo tra alcune scene della vita di Eva ed altre della vita di Maria, la grandiosa navata a 5 campate e il coro rialzato con 8 colonne a semicerchio. Il tutto unito in un amalgama architettonico di grande purezza.

Basilica di Notre Dame du Port
Thiers
Si può poi proseguire alla volta di Thiers, ad est di Clermont-Ferrand, una meta fuori dai circuiti turistici ma famosa per essere la capitale francese della tradizione della coltelleria, nonché porta di ingresso del Parco del Livradois-Forez. Una tradizione storica di ben 700 anni ha visto nascere lungo le rive del fiume Durolle le ruote dei mulini che fornivano l’energia per le mole utilizzate nella lavorazione delle lame. Le esperte mani di artigiani al motto di “Labor omnia vincit” hanno forgiato, molato, affilato lame per secoli tramandando una conoscenza che oggi si è trasformata in una eccellenza di prodotto della città, preservata dalla Confrérie du Couteau con il marchio “Le Thiers” che certifica il rigoroso rispetto del capitolato di lavorazione.
Il museo che omaggia e insieme preserva la memoria storica di questo illustre artigianato, il Musée de la Coutellerie, ha ben due sedi: al numero 23 e 58 di Rue de la Coutellerie, l’una dedicata alla collezione e l’altra alla lavorazione. Prestigiosa è senz’altro l’esposizione di coltelli dal XVII al XXI secolo con più di 800 esemplari distribuiti su due piani di collezione ai quali si affiancano gli elementi ospitati durante mostre temporanee che vengono allestite periodicamente nelle sale del museo. Tra le tante chicche gelosamente custodite, vale la pena segnalare i coltelli giganti realizzati per esposizioni e fiere industriali: uno ha il manico in avorio di 11 kg e un ornamento che rappresenta il blasone di Thiers tra due cornucopie. La scoperta delle differenti fasi della fabbricazione dei coltelli può essere completata seguendo l’itinerario a piedi “la Vallée des Usines” lungo il fiume Durolle alla volta delle fabbriche e officine artigiane dove si svolgeva la lavorazione dei coltelli.
Oltre al museo e alla tradizione coltelliera, la città può deliziare il viaggiatore con scorci di grande suggestione, pittoreschi vicoli e atmosfere storiche godibili soprattutto nel quartiere medievale. La stessa rue de la Coutellerie è resa variopinta e attraente grazie alla presenza di case a graticcio e laboratori artigianali molto caratteristici. Altre strade dove ci si dimena tra case a graticcio, botteghe e palazzi borghesi rinascimentali sono Rue Pirou, Rue du Bourg e Rue de la Conchette. Un bel palazzo in stile borbonese è l’Hotel du Pirou sull’omonima via, oggi sede dell’Ufficio del Turismo, mentre la Maison de l’Homme des Bois (casa dell’uomo dei boschi) incuriosisce per le sue enigmatiche decorazioni. Da vedere anche la basilica di Saint-Genès che ben testimonia l’antico splendore della città.

Thiers, l'Hotel Pirou
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