Croazia: le isole del Golfo del Quarnaro

Un itinerario attraverso le isole del Golfo del Quarnaro in Croazia equivale a un tuffo nei colori dell’Alto Adriatico. Il verde della vegetazione di Krk fa da contrappunto all’azzurro del mare, che diviene blu intenso o scivola in un poetico turchese. Le atmosfere lunari di Pag si mischiano alla pietra dei campanili medioevali di Rab, e tutto, alla luce del tramonto, si ammanta di una luce dorata che inganna l’occhio e rapisce il cuore. I colori sono parte integrante della vita della gente, dei fazzoletti neri delle donne più anziane, delle sgargianti processioni dei santi patroni, delle barche, instancabili, che solcano il mare.

Tramonto sull'isola di Krk

Tramonto sull'isola di Krk

L'Isola di Krk (Veglia)

Krk, la più grande isola dell’arcipelago del Quarnero, intervalla rocce glabre a fitti boschi mediterranei che, di quando in quando, lasciano posto a raccolti borghi dal sentore medioevale, che raccontano la storia di queste terre di mare a lungo patrimonio della Serenissima. Uno dei più interessanti insediamenti è senza dubbio Omisalj (Castelmuschio) che incanta con le sue stradine strette, la loggia veneta del XVII secolo, la parrocchiale romanica di S. Maria e con le testimonianze della vicina necropoli romana di Fulfinium del I secolo d.C. Le località balneari di Njivice e di Malinska accolgono invece il visitatore con la bellezza delle coste, caratterizzate da spiagge di ghiaia e da insenature seminascoste dalla vegetazione.

Entrando nella città di Krk (Veglia) ci si immerge in piena epoca veneziana. Le mura rinascimentali, nelle quali si aprono le tre porte della città antica, dischiudono uno scenario fatto di chiese, palazzi nobiliari e fortificazioni difensive. La torre di guardia, costruita nel 1493, si contrappone al Castello dei Frankopan con la sua torre Kamplin a pianta quadrata, che in epoca medioevale svolgeva la funzione di tribunale. Poco distante ecco la cattedrale di S. Maria, edificio romanico a tre navate che nei secoli ha subito più di un intervento stilistico. Attraverso un portico a volta, dalla cattedrale si accede alla basilica romanica di S. Quirino, patrono della città. Interessante una visita alla cripta e al Museo diocesano.

Separato da Krk dalla stretta penisola di Prniba è il noto centro nautico di Punat, autentico paradiso dei velisti grazie alla sua attrezzata marina. La piccola isola di Kosljun di fronte a Punat, tra il folto della vegetazione nasconde un convento francescano quattrocentesco, di grande importanza storica quale centro di preservazione dell'antica cultura e scrittura Glagolitica in uso sull'isola fino ai primi anni dell'Ottocento. Se il richiamo del mare comincia nuovamente a farsi sentire, può essere piacevole puntare allora verso Baska, che accoglie i turisti con la sua lunghissima spiaggia e le sue acque limpide.

Cres (Cherso) e Losinj (Lussino)

Cres, separata dall’isola di Losinj (Lussino) da uno stretto braccio di mare scavalcato da un ponte, è praticamente divisa in due: la parte settentrionale vede imperversare la bora, l’area meridionale, più protetta, gode invece di un clima tipicamente mediterraneo. La città di Cres (Cherso) è un piccolo scrigno di tesori d’arte: La loggia veneta, in cui ancora oggi si svolge il mercato; le mura, dalle quali spicca la torre merlata del secolo XVI; e poi tanti edifici e stemmi medioevali, confusi in un dedalo di calli che riportano, con evidente immediatezza, a tante località dell’opposta sponda adriatica. Tra i tanti monumenti di Cres, meritano particolare attenzione il Palazzo Arsan, edificio tardogotico attualmente sede del museo cittadino, la parrocchiale gotica di S. Maria delle Nevi, la chiesa di S. Isidoro e quella di S. Maria Maddalena.

Mali Losinj

Mali Losinj (Lussinpiccolo)

Una quindicina di chilometri separano Cres da Lubenice (Lubenizze), uno dei più antichi insediamenti dell’isola, magicamente sospeso su uno sperone di roccia che fa da basamento alle sue case attraversate da intricati passaggi anche sotterranei. Stupefacente è anche la vista verso il Lago Vrana, un purissimo specchio di acqua dolce, che si trova 16 metri sotto il livello del mare e che costituisce la più importante riserva idrica dell’intera isola. Nel punto in cui Cres e Losinj quasi si congiungono, ecco Osor (Ossero), città che conserva infiniti segni del passaggio del tempo. Le tombe dell’età del bronzo, risalenti a nove secoli prima della nascita di Cristo, si contrappongono alle mura megalitiche del IV-III secolo a.C., alle tante chiese e palazzi che testimoniano la ricchezza di epoca medioevale e rinascimentale. Meritano una visita il Palazzo episcopale, il Palazzo del Consiglio, l’oratorio di S. Gaudenzio, la Cattedrale e il Palazzo municipale.

Le isole di Rab (Arbe) e Pag (Pago)

L’isola di Rab (Arbe), se si esclude un tratto di costa brullo e roccioso battuto dalla bora, è un immenso e lussureggiante orto botanico, impreziosito da piccoli tesori d’arte. Rab, il capoluogo dell’isola, disteso lungo una stretta lingua di terra, sorprende con i suoi palazzi nobiliari e i suoi edifici religiosi che ne testimoniano l’importanza risalente all’epoca medioevale. Ai piedi della scalinata che introduce alla parte alta della cittadina, sorge il palazzo Dominus Rimira in stile gotico-rinascimentale. La Srednja, la via principale, conduce poi alla Loggia Veneta, del 1509, a sua volta affiancata dalla chiesetta di S. Niccolò.

Poco discosto si innalza la stretta torre denominata Morska vrata del secolo XIV. I principali edifici religiosi sono però ubicati nella parte alta di Rab: la piccola chiesa di S. Andrea, la splendida cattedrale romanica di S. Marija Velika, consacrata nel 1177, il campanile, anch’esso romanico, del XIII secolo, la chiesa di S. Antonio Abate, S. Giustina, che faceva parte di un antico complesso monastico benedettino. E poi ancora S. Croce e le rovine del convento di S. Giovanni Evangelista. Più prosaico, ma decisamente interessante, è invece il Palazzo del Duca, l’antico Knezev Drov, edificio del XIII secolo posto in una delle più belle e vitali piazze cittadine. A nord di Rab si distende il Parco Komrcar, uno dei più affascinati dell’intera zona dalmata, che ospita pioppi, cipressi, alloro, fichi d’india e agavi secolari.

Pag (Pago) attrae il turista più per le sue tradizione enogastronomiche che per le sue bellezze artistiche limitate, quasi esclusivamente, ai soli palazzi che costituiscono il capoluogo dell’isola. Decisamente interessanti sono invece lo Zutica, un buon vino bianco, e il Paski sir, un rinomato pecorino il cui sapore, secondo la tradizione, pare sia da far risalire ai particolari pascoli di Pag, composti da salvia selvatica e rare erbe, che le pecore strappano alle rocce dell’isola. Da non perdere, infine, una saporita grigliata a base di carne d’agnello. Gli amanti del bello possono comunque rifarsi gli occhi con gli splendidi merletti che, da sempre, nascono dalle esperte mani delle donne.

Pag

In traghetto verso l'isola di Pag

Il mare di Croazia

Chi trascorre la propria esistenza su un’isola vive il mare in maniera speciale. Il mare è la vita, ma anche la sventura. Il mare è campo di battaglia, ma anche strada maestra per cercare fortuna. La relazione con il mare diviene un rapporto struggente fatto di canti popolari e di sguardi che si perdono all’orizzonte, cercando la prua di una barca, lontana da casa da troppo tempo. Il mare è la gioia di tavole imbandite con il pesce e innaffiate dal generoso vino dell’entroterra. Il mare è sempre uguale a se stesso, disinteressato alle lotte di potere e alle diatribe etniche, dispensatore di vita e di morte, sordo alle invocazioni, alle maledizioni e alle preghiere.

Il mare, per gli occhi e per il cuore dei pescatori croati, ma probabilmente per i pescatori di qualsiasi isola a qualsiasi latitudine, è una sirena incantatrice. Una sorta di Medusa che, invece di pietrificare gli uomini, li spinge a prendere il largo sfidando le onde e il vento, ad ascoltare una voce assordante che proviene da dentro. Una maledizione, questo mare di Croazia. Una benedetta maledizione che si legge negli occhi dei pescatori e ha inciso i loro volti e le loro mani.

Testo di C. Pinotti, foto di A. Fanzini

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