Messico: Sian Ka'an, Tulum e Cobà
Sian Ka’an
E se Xel-Hà nasce dall’acqua è al cielo che bisogna rivolgersi per ringraziare di un’altra meravigliosa creazione: Sian Ka’an, ovvero “dove nasce il cielo”, o “dono del cielo”. Questo luogo mitico e mistico è stato dichiarato Riserva Ecologica nel 1986, per essere un anno dopo inserito nel programma dell’Unesco “L’Uomo e la Biosfera”. Presupposti imprescindibili questi, per intuire il fascino prezioso di un ambiente dove vivono più animali che uomini (circa 2000 abitanti sparsi più che altro tra Punta Allen e Punta Herrero) in un’estensione di 52 chilometri da nord a sud per un totale di circa 700 mila ettari, ovvero la più grande area protetta del Caribe messicano.

I numeri della Riserva sono grandiosi: 103 specie di mammiferi (dal giaguaro al puma, dall’ocelot alla scimmia urlatrice, dai procioni ai tapiri, dai pecari agli enormi granchi di terra), 345 specie di uccelli (specie endemiche come il tigrisoma mexicanum, un enorme airone dal piumaggio striato) e diverse specie di rettili. Non essendoci sentieri escursionistici nella riserva, il modo migliore è di esplorarla con una guida professionista al seguito. A Punta Allen sono presenti guide specializzate in storia naturale e ornitologia che organizzano visite per appassionati al prezzo di circa 110 US$ per gruppi di cinque-sei persone.
Recentemente è stato inaugurato il Boca Paila Camps, un “eco hotel” gestito da un gruppo ambientalista, proprio nei pressi della riserva, lungo la strada che collega Tulum a Punta Allen. I suoi 15 appartamenti con “palapa” sono costruiti su piattaforme rialzate, utilizzano energia solare e servizi igienici a compostaggio. Lungo la stessa strada esistono altre piccole e semi sconosciute realtà maya yucateche, dove è possibile entrare in contatto con un ambiente protetto ed eccezionale sia dal punto di vista ambientale che umano.
Tra queste, Punta Laguna ed Esmeralda dove – sempre scortati da guide esperte – si possono praticare le più svariate attività per entrare in contatto con la natura in maniera diretta: dalla carrucola a picco sulla laguna, al bagno nel cenote con o senza lancio nel vuoto. Tra gli operatori locali che organizzano questo tipo di escursioni full immersion nelle comunità maya di Punta Laguna ed Esmeralda, segnaliamo Alltournative off track adventures, operativo nel resort All Inclusive Viva Whyndham Maya di Playacar, l’avamposto chic di Playa del Carmen.

Tulum
A questi splendori naturali, la Riviera Maya associa le preziose rovine delle antiche città maya, fotografie un po’ sbiadite di un grandioso progetto che intendeva tradurre sulla terra geometrie di altri mondi. L’ispirazione divina della raffinata architettura maya è ancora oggi visibile in quel che resta di costruzioni che lasciano trasparire perfette sincronie di terra e cielo, cifre e astri, in un ingegnoso amalgama di ingegneria esoterica che non finisce di stupire.
“Capitale” del Mondo Maya è Tulum, il sito archeologico più famoso della Riviera, in gran parte grazie alla sua posizione a strapiombo sul Mar dei Caraibi. Anche in questo caso, il nome originario maya dice molto di più delle successive e varie interpretazioni sulla località, in un certo senso sopravvalutata a fini turistici. Tulum per i maya voleva dire “alba”, in riferimento sì allo spettacolo letterale del sorgere del sole sul Mar dei Caraibi, ma verosimilmente anche in riferimento alla nascita di una nuova epoca, quella successiva alla colonizzazione spagnola per far fronte alla quale la città-fortezza avrebbe modificato il suo assetto con la massiccia cinta muraria.
La maggior parte delle costruzioni risalgono al periodo databile intorno al 1200-1500 d.C., e poche sono ancora visibili. Tra le principali spiccano El Castillo, rigorosamente orientato verso Est e dedicato alla principale divinità maya, il dio Kukulcàn (il serpente piumato caro anche agli Aztechi e Toltechi con il nome di Quetzalcoatl), e il Tempio del Dio Discendente, ornato da bassorilievi. Ciascun elemento architettonico presente a Tulum è affidato a geometrie regolate sulla base del sorgere del sole ed è questa la reale grandezza del luogo, al di là di quel poco che resta da visitare.

Cobà
Meno famosa di Tulum ma per certi versi più significativa, è la vicina Cobà, una delle più grandi città maya del Periodo Classico. Ancora una volta il riferimento d’obbligo è con la lingua madre. Cobà vuol dire “acque torbide”, in riferimento ai cinque laghi della regione: Cobà, Macanxoc, Sacalpuc, Yaxlaguna e Xcanh. La visita di questo sito regala la sensazione insieme benefica e orrorifica di una natura esorbitante: le rovine si trovano, infatti, in piena giungla tropicale e bisogna addentrarsi in sentieri fangosi tra cortecce urticanti e ripide pendenze prima di giungere alle principali costruzioni del sito, tra tutte la Grande Piramide, Nohoch Mul.
E’ questa la più alta piramide di tutta la Penisola dello Yucatan e dai suoi 42 metri si gode lo spettacolo della selva da cui spuntano le costruzioni di pietra disseminate nella fitta selvaggia vegetazione. Non prima di aver scalato 120 gradini. Avvicinarsi a questi giganti di pietra circondati da selvagge atmosfere è come entrare in una macchina del tempo astronomica. Tale si può definire tutta l’architettura maya, una complessa eppur semplicissima rifinitura terrena di meccaniche divine. Oltre alla Grande Piramide, un’altra struttura imponente a Cobà è il Tempio delle Chiese, che svetta quasi all’ingresso dell’area archeologica, dedicato alla dea della fertilità, Ixchel, l’antica dea della luna.
Xibalba, il mondo invisibile dei Maya
Si fondono e confondono, in questo viaggio tra natura e archeologia, nomi di uomini, animali e dei; e non tardano a riempire l’immaginario di figure ancestrali e pensieri retrogradi su come potesse essere la vita di questi minuti e stravaganti esseri umani che hanno procreato una delle civiltà più complesse al mondo. Ed è il nome dei Maya che maggiormente risuona in questo microcosmo a loro dedicato, fatto di chilometri e chilometri di giungla tropicale e isole al largo della costa del Quintana Roo.
Sprazzi di paradiso terrestre che ai Maya sarebbe piaciuto chiamare Xibalba, mondo invisibile (o “inframondo”) denso di impenetrabili segreti. Ecco come tuffarsi in un cenote dall’acqua pura e limpida può voler dire entrare nella bocca di Xibalba penetrando lo spirito di un mondo invisibile. Suggestioni da tenersi strette, in una terra dove il turismo sta seminando forse più del dovuto. Ma questa è un’altra storia – e del resto i Maya avevano anticipato i tempi anche in quel senso, profetizzando una sorta di trapasso-collasso epocale datato 2012!
Testo e foto a cura della redazione

Informazioni turistiche
- Info utili per viaggiare, come arrivare, guide turistiche, ufficio del turismo: scheda Messico
- Ufficio del turismo dello Stato del Quintana Roo: www.qroo.gob.mx
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