Slovenia: Isola, Capodistria, Socerb e Hrastovlje

Isola

L'atmosfera mondana e un pò pretenziosa di Portorose, che quasi aggredisce il visitatore con la sua esuberanza di hotel, strutture termali e locali notturni, nulla ha a che vedere con la pacifica euforia artigianale di Isola, ex isolotto successivamente unitosi alla terraferma, dove non c'è altro da fare che perdersi tra i vicoli pieni di negozi di artigianato e atelier di artisti.

Isola

Botteghe e sfiziosi negozi di gastronomia sfoggiano l’incredibile varietà slovena di specialità: dalla carne affumicata, al prosciutto con il fragrante odore di ginepro, alle più tipiche leccornie istriane a base di pesce. Tra le attività artigianali più caratteristiche, c’è la lavorazione del vetro fuso e non è difficile assistere in diretta alla produzione dei molti souvenir in vetro che affollano le coloratissime vetrine dei negozi.

Capodistria

Punto di partenza per tutto l’Adriatico è, invece, Capodistria (Koper), con il destino scritto nel nome: la Caput Histriae, la capitale dell’Istria slovena. Una città dove è praticamente impossibile non venire a patti con il passato millenario che la contraddistingue. Il suo centro abitato, con il suolo ricoperto di un bianco tappeto in pietra, è anche un libro aperto i cui dettagli si rincorrono nell’intreccio di vicoli che sfociano poi nella centrale piazza Tito dove sfolgora la maggiore Cattedrale slovena (il Duomo romanico dedicato a San Nazario), senza lasciare indietro le altre undici piazze e i resti di una possente muraglia.

La città ha avuto tanti nomi quante le epoche che l’hanno via via trasformata, da Caput Histriae a Iustinopolis a Capris, passando per il periodo della Serenissima, l'età d'oro dell'arte gotica e del Rinascimento. Di sicuro l’impronta veneziana è il marchio più visibile, ad oggi, nella città: dagli eleganti palazzi alla facciata stessa dell’imponente Duomo con la facciata in tipico stile gotico-veneziano con un rosone di foggia rinascimentale. Sulla stessa piazza principale convergono il Duomo, la Loggia, l’Armeria, la Foresteria e l’illustre Palazzo Pretorio.

Capodistria: La Loggia

Il Castello di Socerb

Da Capodistria il passo verso la valle dei castelli è breve. Qui, sotto il margine del Carso, come una linea fortificata che un tempo divideva il territorio della Serenissima dalle regioni austriache, sorge il castello di Socerb (San Servolo). Oggi adibito a ricevimenti e pranzi fuori dal comune con riproposizione di costumi e menù d’epoca nel ristorante Grad Socerb, il castello offre una veduta panoramica sul Golfo di Trieste e Capodistria, a picco com’è sulla val Rosandra. Di sicuro, una sosta gastronomica in questo luogo renderà onore ai sapori del territorio e di una cucina che non manca d’inventiva e i cui piatti più caratteristici sono: il brodetto, i datteri alla triestina, gli scampi alla buzzara, il risotto al nero di seppia, il pesce bianco e azzurro, ma anche la minestra all'istriana, i “bobiæi” il risotto all'istriana, i “fuži”, tartufi preparati in diversi modi, il baccalà all'istriana e i dolci tipici (“hroštole” e “fritole”).

Hrastovlje

La seconda tappa è Hrastovlje, un ameno villaggio immerso nel verde, conosciuto per la sua piccola chiesa di S.S. Trinità che custodisce antichi affreschi con la famosa Danza macabra. Più che una chiesa, si tratta per la verità di una piccola cripta, ma con le pareti interamente affrescate. Pare siano opere di carattere narrativo create dal pittore istriano Janez iz Kastva (Johannes de Castuo), risalenti alla fine del ‘400 e rappresentanti una sorta di “bibbia dei poveri” per rendere accessibile al popolo la visione medievale della creazione.

Hravstolje

Le scene raffigurano i Dodici Apostoli, l’Altare della Grazia, l’Annunciazione, la Genesi, la Passione di Cristo, l’Adorazione dei magi, i Mesi del calendario, i Santi e Profeti e, il pezzo forte della chiesa, la Danza macabra, visibile nella parete sud della navata centrale. Vi è raffigurata la Nera Signora che tiene sotto braccio imperatore, papa, re, vescovo, borghese e mendicante, a indicare che di fronte alla morte si diventa inesorabilmente tutti uguali.

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