L'Arcadia: Sparta, Messene e Olimpia

Sparta

Entriamo nel cuore dell'Arcadia, in un paesaggio brullo cotto dal sole dell’estate. Facciamo il nostro ingresso nella più classista e affascinante delle città dell’antica Grecia: Sparta. Un nome che, da solo, evoca battaglia, barbare usanze per forgiare il corpo e lo spirito degli spartiati, la classe eletta, quella votata al governo e alla guerra. Sparta è anche un ricordo scolastico, che vive nella sua perenne lotta con Atene, e dove Sparta, suo malgrado, risulta sempre la città meno simpatica.

Sparta, le rovine

La città di Menelao, così ricca di storia e dell’intramontabile sacrificio di Leonida alle Termopili, oggi rischia di deludere non poco. L’anonima cittadina moderna fa il paio con scavi di modeste dimensioni, che non riescono a infondere la potenza di questa antica città/stato. Davvero interessante, invece, il suo museo archeologico, che conserva maschere teatrali, bassorilievi, una testa in marmo di un guerriero (forse proprio dello stesso Leonida) e una ricca collezione di mosaici romani.

L'Antica Messene e il Palazzo di Nestore

Ai margini dei classici tour turistici, nel cuore delle aspre montagne del sud, ecco un sito, ancora in fase di scavo, che permette di comprendere qualcosa dell’architettura militare dell’età classica, che al suo aspetto più famoso, fatto di arte e filosofia, contrappone, infatti, infiniti scontri bellici tra polis in perenne conflitto. Gli scavi di Messene hanno riportato alla luce 9 km di mura cittadine con scopo chiaramente difensivo, che racchiudono un’ampia area sormontata dall’acropoli edificata sul monte Ithomi.

Più a sud, nella penisola di Messene, nascosto da fitte piantagioni d’olivo, un nuovo tuffo nel mito. La reggia del re di Pilo ci riapre le pagine omeriche. Tra le sue rovine, che comprendono ingresso, corpo di guardia, archivio (in cui vennero ritrovate preziose tavolette in lineare B), cortile, sala del trono, bagno e via dicendo, riecheggia ancora l’ansia di Telemaco, nella disperata ricerca del padre Ulisse. Per ammirare i migliori reperti rinvenuti nel Palazzo di Nestore, tra i quali alcuni frammenti d’affresco, può essere interessante far visita al museo archeologico della vicina Chora.

Statua di Ermes con Dioniso di PrassiteleMosaico di Bacco a Corinto

Tempio di Basse

Risaliamo a nord nel nostro percorso di avvicinamento ad Olimpia e, in un’area montuosa e completamente isolato, incontriamo il Tempio di Basse o Vasses, purtroppo ancora oggi in fase di restauro. Capolavoro dell’architettura di tutti i tempi, è attribuito ad Ictino, uno degli artefici del Partenone ateniese, che in questo luogo sperduto ha eretto un tempio dorico esastilo (con sei colonne sul fronte) a pianta periptera (la cella è circondata da una fila ininterrotta di colonne) di incredibile bellezza, dichiarato, a ragione, patrimonio dell’umanità.

Olimpia

Tra l’alveo dell’Alfeios e del Kladeos sorge Olimpia, non un semplice sito archeologico, ma un mito nel mito. Olimpia è la nascita dello sport e al contempo un grande santuario che riusciva a imporre la sua “tregua sacra” su tutti i popoli greci. Olimpia, che il mito - ancora lui - vuole costruita da Eracle; nasconde la propria origine nelle pieghe delle vicende micenee. Poi, ecco una data: il 776 a.C. secondo il nostro calendario, l’anno in cui si svolsero i primi giochi olimpici, l’anno su cui si fonda la cultura dorica e dell’intera Ellade. Olimpia non fu mai una città nel vero senso del termine, era un grande santuario dedicato agli dei e allo sport, in cui i vincitori nella corsa, pugilato, pancrazio, pentatlon, o nella corsa di bighe e quadrighe, venivano premiati con una corona d’ulivo. Al suo fascino non resistettero neppure gli imperatori romani. Su tutti Augusto, Nerone e Adriano.

Olimpia raggiunse il proprio massimo splendore in epoca classica (V-IV sec a.C.) e il suo lento declino coincise con il lungo periodo di dominazione romana. Proprio un imperatore, Teodosio, ne decretò la fine, proibendo i giochi “pagani” nel 393 d.C. Terremoti, incendi ed esondazioni la seppellirono sotto oltre tre metri di terra, sino agli scavi del primo Ottocento. Oggi le rovine sono proprio tali. Un’immensa distesa di tamburi e colonne disseminate su una vasta area in cui è difficilissimo orientarsi. Si può solo immaginare la grandiosità del tempio di Zeus, con la sua famosa statua di Fidia; quello di Era; oppure l’esedra di Erode Attico; o ancora la palestra.

Museo archeologico di Olimpia

Ma tra queste immense rovine, l’attenzione di tutti viene calamitata da un modesto passaggio a volta: il corridoio che conduce allo stadio. Senza tribune fisse, ad eccezione di una gradinata riservata ai giudici, la pista, una polverosa distesa di terra battuta, misura esattamente 192,27 metri (1 stadio, appunto) e vi si possono ancora scorgere la linea di partenza e il cippo d’arrivo. Non c’è altro. Ma questo stadio primordiale provoca emozioni intense e non è raro osservare qualche moderno emulo cimentarsi in una corsa che profuma di storia.

Di tutt’altro tenore il museo del sito archeologico. Nelle sue sale è conservata la decorazione del tempio di Zeus: due frontoni e dodici metope di assoluta bellezza. Da non perdere il famoso elmo miceneo, il gruppo fittile che ritrae Zeus mentre rapisce Ganimede, la Nike (vittoria alata) di Peonio e l’Ermes che reca in braccio Dioniso bambino, attribuita a Prassitele, oltre, ovviamente, i numerosi attrezzi sportivi utilizzati dagli atleti di duemila anni fa.

Testo e fotografie di Cristiano Pinotti

Informazioni turistiche

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