Libia, il parco nazionale dell'Acacus
Il Tadrart Acacus
Posto all'estremità sud occidentale del Sahara libico, il Tadrart Acacus è un altopiano di circa 900 m d’altezza, con cime che superano i 1300 m che si estende in direzione nord sud per circa 150 km di lunghezza e 30 km di larghezza. Ad est è contornato dagli erg sabbiosi di Uan Kaza e Murzuk mentre a ovest confina con il Tassili algerino.

L'arco di Fozzigiaren nell'Acacus in Libia
Una lunga storia geologica, le trasformazioni millenarie del clima e l’azione erosiva del vento hanno fortemente tormentato la morfologia del territorio, costituito da massicci di arenaria, intersecati da fiumi fossili risalenti alla preistoria che hanno scavato profondi canyon e scolpito le rocce in forme caratteristiche, a volte molto spettacolari. Ne è un esempio il cosiddetto “Arco di Trionfo” che si erge per oltre 50 metri nella zona di Fozzigiaren.
Questo ambiente naturale, in epoche remote, era in grado di ospitare popolazioni e animali. Il Sahara, infatti, e tutta l'Africa del nord, erano un'immensa savana percorsa da fiumi impetuosi e popolata da una ricca fauna selvaggia. Le tracce di questa presenza sono visibilmente giunte ai nostri giorni in forma di graffiti e immagini pittoriche di grande pregio, preservati nei millenni grazie al clima secco e asciutto, nonostante l’esposizione all’erosione della sabbia e del vento. Gli studiosi dell'arte rupestre sahariana hanno evidenziato cinque periodi storici differenti dell'evoluzione artistica: la Grande fauna selvaggia, le Teste rotonde, Pastorale, la Fase del cavallo e la Fase del cammello.
L’Uadi Teshuinat, il ramo fluviale principale dell'Acacus, è l’area dove si riscontra la maggior concentrazione di siti rupestri. Questo uadi, si sviluppa per circa 60 chilometri nella parte centrale del massiccio. Il suo stretto canyon via via si allarga lasciando il posto a un’ampia vallata delimitata da vertiginose falesie verticali. Un luogo di spettacolare bellezza quale l’uadi Teshuinat, dal cui letto sabbioso appaiono scorci panoramici sempre diversi, non poteva non alimentare la fantasia dei padroni del deserto, i tuareg.
Al centro del Teshuinat emergono, completamente isolati, due enormi roccioni dai fianchi ripidissimi, uno dei quali è detto “dei mille cammelli”. Si narra, infatti, che un giorno, all’epoca in cui il letto dell’uadi offriva pascolo per le mandrie, un tuareg si vantò che avrebbe potuto arrampicarsi sino alla vetta della roccia più elevata e inaccessibile. I tuareg lo misero alla prova promettendogli, come premio per questa impresa, mille cammelli. Il temerario accettò la sfida e, indenne, arrivò in cima. Purtroppo per lui non seppe più scendere dalla vetta conquistata e vi morì di fame e di sete, contemplando dall’alto la sua enorme e vana ricchezza.

Pitture rupestri di Uan Amil
I siti rupestri di Uan Amil e Tin Tarharit
Alla base delle pareti di roccia dell’uadi numerosi ricoveri naturali hanno offerto riparo agli uomini primitivi che, in molti casi, li hanno decorati con stupendi affreschi, studiati da appassionati ricercatori di tutto il mondo. I più interessanti dipinti si trovano nei siti di Uan Amil, Tin Tarharit e In Farden. Uan Amil è probabilmente il sito più interessante dell’intero uadi. Il ciclo di affreschi, databile in epoca pastorale antica, è di assoluta bellezza e affascina attraverso scene tratte dalla vita quotidiana, di battaglia e di caccia.
La Preparazione dell’acconciatura e la Scena della vestizione trasportano immediatamente in una quotidianità lontana migliaia di anni e raccontano le fasi preparatorie per la realizzazione della cosiddetta “chioma a cimiero”, pettinatura in auge anche nell’antica Roma. Un altro episodio di estremo interesse è la cosiddetta Coercizione in cui una figura femminile è trascinata all’interno di un recinto circolare da un personaggio (probabilmente un’altra donna), aiutato da una terza figura maschile che sospinge la donna riluttante.
Di chiaro significato epico è invece la Scena della Battaglia, in cui si fronteggiano due schiere di guerrieri. A sinistra, venti uomini si caratterizzano per acconciature con un ciuffo giallo, lo schieramento avversario è invece composto da guerrieri che presentano l’acconciatura con il ciuffo rosso. Sulla destra spiccano due figure regali dai tratti raffinati, che si scambiano dei doni tra i quali, decisamente riconoscibile, un boomerang. Probabilmente l’intera scena è il primo esempio nella storia dell’umanità di descrizione di un fatto realmente accaduto: la contesa di pascolo e lo scontro tra le etnie dei ciuffi gialli e dei ciuffi rossi, terminata con un’alleanza suggellata dallo scambio di doni tra i capi e un matrimonio di stato.
Alla base di un’imponente parete di roccia, la grotta di Tin Tarharit si apre al cospetto di un’alta duna che, riportando la mente al più tipico paesaggio sahariano, contrasta vivamente con le scene rappresentate dall’abile mano degli antichi cacciatori africani. Alla destra della vistosa spaccatura che caratterizza questo riparo, si incontra una vivace Caccia al muflone, seguita da due Figure femminili. Sulla parte destra si sviluppa il cosiddetto Galoppo volante, una scena composta da due carri equestri di colore rosso intenso. Il medesimo riparo ospita anche una splendida giraffa gialla punteggiata in ocra, alcuni capridi e un grande bovino che allatta un vitello.

Guide tuareg e 4x4 nel parco del Tadrart Acacus
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