Tripoli, la signora del Mediterraneo

Ogni città che si rispetti ha un suo imprinting particolare, un quid che ne lega le vicende nel tempo: quello di Tripoli nasce dall’intreccio di esotismo e italianità, dal sovrapporsi di architetture arabe e di testimonianze urbanistiche del periodo coloniale. Una “presenza”, quella italiana in Libia, durata circa sessant'anni e consegnata al giudizio degli storici, che se ancora oggi è motivo di polemica politica, così non è nel sentire comune dei suoi abitanti.

Moschea ex cattedralePalazzo nella Medina

A Tripoli per noi tutto ha un’aria familiare, come le inconfondibili palazzine in stile eclettico tinteggiate di bianco (ma con gli infissi verdi, il colore dell’Islam e della Jamahiriya) affacciate sui lunghi e larghi viali alberati; l’imponente cattedrale in stile romanico, oggi trasformata in moschea; gli oleandri fioriti disseminati ovunque e lo stesso colore del mare. Un tempo la città era famosa soprattutto per il suo celebre lungomare Principe di Piemonte – ora Shari’a al Fatah -, che oggi non esiste più perché interrato per lasciare posto ai giardini con parchi giochi e a due corsie di scorrimento veloce.

Il centro storico

Tarabulus - questo il nome odierno della capitale della Libia, è collocata in una delle insenature naturali più spettacolari dell’Africa settentrionale, tanto da farla diventare punto di partenza sia che si voglia andare nel deserto oppure catapultarsi nel mondo antico punico-romano (Sabrata e Leptis Magna).

Il monumento simbolo della capitale è il Castello Rosso, Assai Al-Hamra, il quale con i suoi 13.000 metri quadrati di esposizione racconta in un certo senso la storia stessa del paese. Situato sulla piazza Verde a ridosso di un grande specchio d’acqua e adiacente alla vecchia Medina, ospita all’interno il Museo Archeologico Nazionale, una chicca per gli estimatori di storia antica che da solo meriterebbe un viaggio, dove ammirare splendide statue classiche, reperti archeologici e raffinati mosaici, nonché la vecchia Volkswagen blu chiaro del Colonnello Gheddafi, in ricordo del periodo della rivoluzione. Eretto sulle rovine di un precedente castrum romano dagli Arabi, fu poi rimaneggiato dagli Spagnoli, dai Cavalieri di Malta e per finire dai Turchi. In epoche diverse venne occupato anche dai Greci, dagli Inglesi e dagli Italiani, i quali ultimi ne allestirono una parte a museo.

Tripoli, il Castello Rosso

Dalla Piazza Verde, voluta da Gheddafi per i suoi comizi, si snodano come una sorta di raggiera le vie principali della città. La Corniche per le passeggiate sull’ex lungomare e poi i viali dell’ex quartiere coloniale su cui si affacciano i negozi all’occidentale e le botteghe locali. I negozianti, per lo più gli anziani, parlano anche l’italiano. Partendo dalla centralissima via I Settembre troviamo la libreria Dar – Al Fergiani: un concentrato di rarità in francese, italiano e inglese, vecchie litografie e mappe, cartoline in bianco e nero dell’epoca italiana, nonché tutte le opere del colonnello compreso l’immancabile libro verde.

Dell’era romana rimane solo l’Arco di Marco Aurelio, per fortuna riportato agli antichi splendori dagli archeologi italiani, dopo essere stato oggetto di interramenti e addirittura trasformato in sala cinematografica, quando ancora, agli inizi del Novecento, venivano proiettati film muti e in bianco e nero.

Arco di Marco Aurelio

Di solito nei paesi arabi il turista occidentale è attratto dal souk e dalle moschee: nella capitale la moschea più importante dal punto di vista storico e la più visitata è senz’altro la Gurgi, decorata con preziose piastrelle di varie forme geometriche, intarsi, stucchi, lampadari e tappeti. Il custode ne costituisce un’indubbia attrattiva: parla bene l’italiano e nonostante i suoi quasi ottant’anni ricorda ancora la visita della famiglia reale.

Altra moschea interessante è l’ex cattedrale del Sacro Cuore di Gesù, situata sulla piazza Algeria, proprio nella zona in cui si concentrano i migliori ristoranti della città dove poter gustare dell’ottimo pesce fresco. Come Al Murjan (al pagello), in un ambiente raffinato dove quasi tutti parlano italiano che oltre ad offrire un ricco menù di pesce, propone anche cucina libica tradizionale e magrebina (immancabile la chorba, una minestra di verdure e anche di pesce, arricchita con la piccantissima harissa, che una spruzzata di limone riesce appena a lenire). Altro ristorante rinomato per le sue specialità di carne e di pesce, situato proprio di fronte all’arco di Marco Aurelio, è l’Al Athar (le rovine). In tutta la Libia è assolutamente vietato ogni tipo di bevanda alcoolica.

Puntali a mezzalunaLettura del Corano

La Medina

Il cuore pulsante della città è la Medina (città vecchia) da cui si accede per entrare al souk. Questo è proprio il posto adatto per fare acquisti, anche se la merce è prevalentemente indicata per i locali. In un’atmosfera autentica (i turisti sono ancora pochi), tra intricate stradine e profumi di incenso e spezie, il souk offre oggetti antichi in argento, tappeti pregiati, erbe medicinali, ciabatte e stoffe coloratissime.

Le gioiellerie più interessanti dove trovare gioielli arabi e berberi piuttosto che perle, corallo o avorio, si trovano presso il mercato dell’oro: al souk Al Attara oppure al souk Siaga. Costeggiando la viuzza a fianco della torre dell’orologio si trovano una serie di laboratori artigianali dove viene lavorato, ancora oggi come in passato, il ferro e il rame battuto, compresi i caratteristici puntali con la mezza luna, importante simbolo islamico, che adornano i minareti e le cupole delle moschee.

Testo di A. M. Arnesano, foto di G. Badini e A. Fanzini

Piazza Verde e ingresso della Medina

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