Natura e turismo rurale alle Canarie

Montagne e villaggi di Gran Canaria

Attraversando il cuore dell’isola ci si proietta in un far west di montagne, valli profonde e boschi, quell’entroterra selvaggio dove pulsa la “Cumbre” (zona montagnosa più alta) canaria addentrandosi tra la vegetazione rigogliosa del nord e i paesaggi rocciosi dell’ovest. E’ qui che il turismo prende un’altra piega, silenziosa e intimista, rilassante e attiva. In una parola: rurale. Percorrendo questa zona ci si imbatte in cittadine che sembrano fuori dal tempo, villaggi suggestivi che richiamano alla memoria altri lidi e altri continenti – Tunisia e Marocco ad esempio – oppure, giocando in casa, altre realtà molto peculiari, come l’Andalusia. Appaiono casette colorate, inerpicate su vicoli acciottolati e circondate da palme, vegetazione subtropicale, mentre all’orizzonte si stagliano montagne altissime che sembra di poter toccare con la mano. Qua e là, alloggi rurali e fattorie immersi in giardini rigogliosi e in un silenzio inverosimile.

Paesaggio enrtroterra Gran Canaria

Paesaggio dell'entroterra di Gran Canaria

Fataga, Tejeda, La Vega di San Mateo, Santa Brigida sono solo alcune delle piacevoli sorprese dell’entroterra canario dirigendosi verso il nord-ovest, prima di imbattersi in un altro dei simboli di Gran Canaria: El Fraile (Il Frate), una roccia così chiamata perché la sagoma ricorda quella di un frate. Insieme al Fraile, dominano la Cumbre gli altri monoliti di Gran Canaria, capolavori di pietra ben visibili dal Mirador Pico de los Nieves: il Roque Bentayga (1404 metri), il Pozo de las Nieves (il più alto rilievo di Gran Canaria con i suoi 1949 metri) e il Roque Nublo, un enorme monolito di basalto che si erge per una settantina di metri come risultato delle attività vulcaniche pleistoceniche. E’ questo il monumento naturale emblema degli abitanti, situato a 1813 metri sul livello del mare. Dall’alto del mirador si può assistere allo spettacolo di quel caos geologico che lo scrittore spagnolo Miguel de Unamuno definì poeticamente come una “tempesta pietrificata”. E sullo sfondo, con le giornate limpide, è visibile perfettamente il Pico del Teide, vulcano simbolo della vicina Tenerife.

Parador e agriturismi

La Cruz de Tejeda, un piccolo monumento in pietra verdastra che si trova nell’omonimo villaggio di 1000 abitanti circa, segna il punto più centrale dell’isola. E proprio qui, in uno dei punti più alti del territorio comunale (1560 metri circa) si trova il Parador de Tejeda, gioiello della filosofia rurale di Gran Canaria. Completamente restaurato e riaperto al pubblico da poco, il parador de naturaleza nasce da un’opera di riconversione dell’antica Hosteria de Cruz de Tejeda. Oggi le sue 43 abitazioni accolgono i viaggiatori interessati ad un contatto con la natura che non finisca con le escursioni ma che li segua, appunto, fino alle stanze dell’albergo dove eventualmente decidono di soggiornare. L’architettura del Parador, oltre ad essere in tipico stile canario, aderisce ai principi primi dell’eco-sostenibilità in cui l’ambiente ha la prima e l’ultima parola. Dalla sua terrazza si gode di una delle viste più belle e panoramiche di Gran Canaria che contempla i monoliti isolani in un colpo d’occhio.

Hotel nella natura, vecchi casali ristrutturati e case rurali assimilabili ai nostri agriturismi costellano l’entroterra di Gran Canaria incoraggiando un’offerta che da qualche anno si è andata via via incrementando. Tra le soste suggerite in questo itinerario, la Casa del Vino di Gran Canaria nel villaggio di Santa Brigida: l’edificio storico è il luogo ideale per degustazioni di tutte le varietà vinicole che offre l’isola, dai vini rossi ai bianchi, fruttati e molto aromatici, molti dei quali hanno il marchio di Denominazione d’Origine Gran Canaria. A meno di 10 chilometri ad ovest di Santa Brigida si adagia Vega de San Mateo, un altro dei villaggi più caratteristici situati proprio nel cuore di Gran Canaria, la cui metà del territorio fa parte dell’area protetta di Las Cumbres, tanto per ribadire l’endemica vocazione naturalistica dell’isola. Qui una tappa interessante al fine di conoscere qualcosa in più del passato contadino della regione è il Museo Historico Etnografico Cho Zacarias che si trova lungo la Avenida de Tinamar e che espone utensili legati all’agricoltura, tessuti ed elementi di arredo.

Parco rurale del Roque Nublo

Parco rurale del Roque Nublo

Le origini: i Guanchi

Tutto da queste parti ricorda le origini di un’isola che ha avuto (e continua ad avere) con la terra un legame non meno forte di quello con il mare: le ampie zone coltivate così come le distese brulle che delineano il peculiare aspetto dell’entroterra, sempre ad un passo dalla linea dell'orizzonte dove è possibile scorgere il blu dell’oceano, sono solchi profondi di una memoria collettiva che coinvolge e incanta e che riluce ancora di immagini ancestrali legate ai primi abitanti dell’isola: i Guanchi (chiamati anche “los canarios”), popolo di coltivatori e contadini. Un souvenir tipico da portarsi a casa dopo aver attraversato l’entroterra è, non a caso, la singolare statua della dea della fertilità, non senza aver prima avvistato un albero del Drago, re della flora delle Canarie, antico come i Guanchi e anch’esso simbolo di un passato che affonda le radici nel mito.

E’ questo un albero del genere dracena (Dracaena drago, monocotiledone della famiglia delle liliacee) che assomiglia ad una palma dal tronco ramificato e che può raggiungere dimensioni notevoli. L’entroterra canario è uno dei posti migliori dove avvistare alcuni di questi esemplari, anche se il più antico pare essere quello del villaggio di Icod (ad ovest di Tenerife) che si stima abbia 2300 anni. Gli aborigeni ne utilizzavano la linfa rossa (il sangue del drago) a scopi curativi. Oggi questo albero sacro la cui origine si perde nella notte dei tempi, condivide lo spazio con i ritmi della modernità (spesso se ne vedono persino ai margini di strade non esenti dal passaggio automobilistico) che tuttavia, da queste parti scorre più lenta concedendo quel respiro necessario a preservare il patrimonio naturalistico che letteralmente invade Gran Canaria.

Testo e foto a cura della Redazione

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