Viaggio a Tokyo, (Tokyo Monogatari)
A più di 50 anni di distanza, il film rimane una delle più grandi opere cinematografiche del regista giapponese, nondimeno della cinematografia mondiale. Non a caso Yasujiro Ozu (1903-1963) è stato un regista amato e acclamato da molti colleghi o esperti del settore, tra i quali il cineasta tedesco Wim Wenders, autore di un documentario che rievoca l'arte dell'autore (Tokyo Ga, 1983), e il regista e sceneggiatore Paul Schrader, autore di un libro nel quale accosta Ozu ad altri maestri del cinema (Il trascendente nel cinema. Ozu, Bresson, Dreyer. Donzelli, Roma, 2002).
Il film del 1953 è apparso raramente in televisione. Nel 2003, comunque, la trasmissione Fuori Orario, in occasione del centenario della nascita, ha trasmesso tutti i film di Ozu, dai tempi del muto fino a capolavori come Tarda primavera (Banshun, 1949) e Il gusto del sakè (Sanma no aji, 1962). L'edizione in dvd è reperibile attraverso la copia della Raro Video, nella quale sono presenti diversi contenuti speciali (136').
Trama del film e recensione
Una coppia di anziani, Shuishiki (Chishu Ryu, attore prediletto di Ozu) e Tomi (Chiyeko Higashiyama),
partono dalla cittadina costiera di Onomichi per fare visita, dopo tanto
tempo, ai figli sposati trasferitisi a Tokyo. All'inizio soggiornano dal
figlio medico Koichi, sposato con Fumiko e padre di due figli, ma gli impegni
lavorativi rendono la presenza dei genitori superflua. Lo stesso accade quando
la coppia fa visita alla figlia parrucchiera Shige, sposata con Korazo. Anche
in questo caso è palpabile l'indifferenza e il peso che la presenza dei
genitori comporta.
L'unica persona che dimostra loro un affetto sincero è la nuora Noriko, vedova del loro figlio Shonshi, morto in guerra qualche anno prima. Noriko è l'individuo che meno ha avuto dalla vita, tuttavia è il personaggio che sa riconoscere i veri valori e gli affetti sinceri. Colpisce soprattutto il senso del rispetto che prova per i suoceri e per il marito defunto, tanto da rifiutare diverse proposte di matrimonio. Il soggiorno dei genitori diventa pressante per Koichi e Shige. I due fratelli decidono di offrire loro un soggiorno in hotel, nei pressi della città costiera di Atami, per “liberarsi” della scomoda presenza dei genitori.
In questa località turistica Shuishiki e Tomi rimangono estasiati dal panorama ma non riescono a fruire del relax e delle comodità. Il luogo è affollato di giovani che la sera, tra caciare e divertimenti, impediscono alla coppia di riposare. Decidono così di tornare a Tokyo e di spendere gli ultimi giorni ancora dai figli. Il ritorno dai figli è pressoché desolante: Shige non può ospitarli, e così nemmeno Koichi. L'unica è Noriko che, con il poco posto a disposizione, ospita Tomi, mentre Shuishiki va a trovare un amico. L'ultima notte è malinconica: Tomi e Noriko riflettono sul passato, sul defunto marito e sulla possibilità di risposarsi, mentre Shuishiki, in compagnia di vecchi amici, alterna riflessioni sui cambiamenti della società e dei figli, a copiose bevute di sakè.
Il giorno seguente i genitori decidono di fare ritorno ad Onomichi e di fermarsi lungo il tragitto ad Osaka dall'altro figlio Keizo, anch'egli di una indifferenza disarmante. La madre viene colpita da un malore improvviso e successivamente ripartono alla volta di Onomichi, dove ad attenderli c'è l'unica figlia ancora sotto il tetto familiare, Kyoto la più giovane. Purtroppo le condizioni di Tomi cominciano improvvisamente a peggiorare. I figli vengono richiamati ad Onomichi poiché la madre potrebbe addirittura non superare la notte. E così avviene. Le uniche persone che dimostrano affetto e dolore sincero sono Kyoto e Noriko. Quest'ultima decide di rimanere ancora qualche giorno nella casa dei suoceri, dopo la morte di Tomi, mentre i figli tornano immediatamente a Tokyo. Shuishiki ha davanti a sé una vecchiaia di solitudine.
La forza principale del cineasta giapponese risiede nella straordinaria capacità di indagare gli animi umani, i rapporti familiari, le mutazioni causate dalla società, sempre con un maestoso senso del pudore. Anche in questo film, appunto, riaffiorano tematiche che hanno contraddistinto l'autore lungo tutta la sua carriera: l'incomunicabilità tra generazioni, le difficoltà della famiglia giapponese dopo la guerra, il rapporto deleterio fra vita urbana e vita rurale. In sostanza questo film si trova ad essere un compendio di tutta la sua filmografia.
Tuttavia ciò che colpisce particolarmente nel cinema di Ozu è lo stile ellittico, spoglio, struggente e malinconico. Di una maestosa semplicità. Mai una carrellata, mai un movimento di macchina nel suo utilizzo della cinepresa. Inoltre la stessa camera viene sempre posizionata molto in basso, ad altezza del Tatami. Ozu dimostra così la raffinata capacità di indagare e sondare gli interni giapponesi, così carichi di cultura e tradizione.
Luca Corini - FilmKamera