Djemila, antica città romana
Tutti conoscono, almeno per sentito dire, l'imponenza e l'importanza degli insediamenti romani in Libia e in Tunisia. Pochi invece sanno dell'esistenza di testimonianze altrettanto rilevanti, se non addirittura maggiori, in Algeria. Eppure basterebbe risalire ai ricordi scolastici e pensare al ruolo storico svolto da personaggi come Siface, Massinissa, Giugurta o Giuba, principi di regni chiamati di volta in volta Giuba, Mauritania o Numidia all'epoca delle guerre puniche e delle guerre civili, nonché alle enormi capacità produttive di cereali, per non sorprendersi affatto nello scoprire entro i confini dell'Algeria dei resti di molteplici e ragguardevoli insediamenti romani. Quelli classificati sono oltre cinquecento, sopravvissuti alle ingiurie del tempo e degli uomini, in grado di attestare la massiccia presenza di Roma su questa sponda del Mediterraneo.

Algeria: il sito archeologico di Djemila, antica Cuicul romana
Le vicende storiche
Tipasa, porto a 60 chilometri ad ovest di Algeri, oppure Timgad e Djemila più all'interno sugli altipiani settentrionali, sono ad esempio i nomi di città romane pressoché sconosciute al grosso pubblico, ma degne di miglior fama per le loro consistenti dimensioni, per l'ottimo stato di conservazione, per l'enorme varietà e l'insuperabile bellezza dei loro mosaici, e infine anche per il suggestivo contesto ambientale in cui si trovano. Djemila (“la bella” in lingua berbera), l'antica Cuicul latina, si trova a 900 metri di quota sui rilievi della Piccola Kabylia, a metà strada tra Sètif e Constantine, l'antica Cirta, capitale prima della Numidia e poi della colonia romana d'Africa, della quale restano però ben poche tracce.
Fu fondata verso la fine del I° secolo dopo Cristo, sotto l'imperatore Nerva, come colonia di veterani, all'incrocio di due importanti assi stradali nord-sud e est-ovest, nell'intento di garantire stabilità alla regione con l'insediamento di un nucleo di ex legionari e la conseguente romanizzazione. Ma l'instabilità del limes non riuscì mai a garantire una vera pax romana, nemmeno dopo la promulgazione dell'editto di Caracalla che nel 212 riconosceva la cittadinanza latina a tutti i cittadini liberi dell'impero. Faceva parte della seconda provincia pro-consolare d'Africa, la Numidia, ed era amministrata da un pro-pretore nominato direttamente dall'imperatore, che comandava anche la potente III° legione Augusta, il maggior corpo di occupazione militare in Africa, di stanza nella vicina Lambesi.
Il cristianesimo vi compare molto presto, tanto che nel 256 dispone già di un vescovo, Pudentianus, che partecipa al concilio di Cartagine. La forte presenza cristiana, di osservanza donatista, a Djemila durante il IV° secolo attesta il malessere delle popolazioni berbere locali nei confronti dei colonizzatori, che solo il teologo e vescovo algerino Sant'Agostino riuscì a far rientrare nel 412. Ma la calma fu di breve durata perché nel 439 la Numidia venne conquistata dai Vandali, arrivati dalla Spagna.

Colonne e mura romane
Splendore e decadenza della città
L'economia della città doveva basarsi principalmente sull'allevamento e l'agricoltura, in particolare sulla coltivazione dell'ulivo considerando l'alto numero di frantoi rinvenuti nel circondario. La scelta di uno sperone a picco su due torrenti, facilmente difendibile, e la presenza di mura fanno pensare che dovette certamente subire le incursioni da parte delle popolazioni berbere autoctone, sostanzialmente mai dome al giogo degli invasori d'oltremare. Conobbe il suo maggiore splendore sotto la dinastia dei Severi, famiglia imperiale originaria di Leptis Magna in Libia, all'inizio del III° secolo, e poi nella seconda metà del IV°, quando ospitò una consistente colonia cristiana come attestano alcune imponenti basiliche. Abitata in seguito da Vandali e Bizantini, sopravvisse in qualche modo fino al 1000-1100, quando se ne perse traccia.
Le sue rovine furono scoperte da viaggiatori europei nel Settecento. I lavori di scavo, iniziati dai Francesi nel 1909, sono ben lungi dall'essere completati: manca ad esempio quasi tutto il settore ad ovest del cardo, sede di una vasta espansione in epoca cristiana, e parecchi monumenti e ambienti aspettano ancora una facile ricostruzione. Anche così rappresenta comunque un eloquente esempio della capacità dei Romani di adattare il tradizionale schema urbanistico, impostato sul classico incrocio ortogonale di cardo e decumanus e della successiva suddivisione laterale in insulae quadrate a scacchiera, alla situazione topografica dell'ambiente locale.


L'ingresso al Mercato e la Porta sud
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