Alta Loira
Le Puy-en-Velay
Sorge tra picchi vulcanici una delle indiscusse meraviglie non solo dell’Alta Loira ma anche del mondo intero: la città patrimonio dell’Unesco, Le Puy-en-Velay. Importante centro di pellegrinaggio mariano fin dal Medioevo, la città è ancora oggi tappa obbligata del Camino de Santiago, il famoso itinerario spirituale che muove ogni anno milioni di fedeli alla volta di Santiago de Compostela. Da place du Plot partiva la Via Podiensis, uno dei quattro punti di partenza francesi del Camino, e quello con la tradizione storica più antica dato che il Cammino di Puy è basato sull’itinerario del primo pellegrinaggio intrapreso da Gotescalco, vescovo di Puy, nel 950 d.C.

Le Puy-en-Velay
Intessuta di indiscusse suggestioni spirituali, la città è una vera miniera di tesori d’arte a cominciare dalla splendida Chapelle Saint-Michel arroccata su un camino vulcanico alto 82 metri e la maestosa Cattedrale, anch’essa dichiarata patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. Di sicuro straordinaria è la posizione della Chapelle Saint-Michel costruita nel X secolo sulla roccia vulcanica d’Aiguilhe. Fu inaugurata per l’esattezza il 18 luglio del 926. Tra i pezzi del Tesoro scoperto nel 1955 quando l’altare venne restaurato, un magnifico Cristo reliquario che sembra essere l’opera di una scuola spagnola del X secolo.
La Cattedrale Notre-Dame, invece, è in se stessa già uno scrigno di tesori: la pietra delle febbri, la statua della Madonna nera, gli affreschi e i dipinti, il chiostro dichiarato monumento nazionale, tutto converge in questo edificio maestoso la cui fama è certamente legata ai pellegrinaggi della Madonna nera. Quest’ultimi iniziano dalla Rue Chènebouterie per terminare in cima al Mont Anis, luogo mistico legato, appunto, alle apparizioni della Madonna nera e sul quale è stata poi edificata la Cattedrale. Di stile romanico, il Duomo simbolo della città ha subito diverse influenze provenienti dalla Spagna moresca e dall’Oriente lungo i due secoli di costruzione e ben visibili oggi nei diversi stili che convivono nell’architettura: romanico, bizantino, carolingio e moresco.
La magnifica facciata policroma (sono stati utilizzati tre diversi tipi di pietra) incorpora un portale con un superbo gruppo di statue e mosaici. Sotto il portico grande, le “porte di cedro” del XII secolo e la scala interna, aperta in estate, i cui primi gradini si trovano sotto la navata centrale. Il coro riposa direttamente sulla roccia, ma per ampliare la cattedrale nei secoli XI e XII al fine di accogliere i sempre più numerosi pellegrini, quattro campane supplementari furono costruite sul vuoto per recuperare un dislivello di 17 metri. A supportare le alte arcate sono pilastri enormi.
Tra le varie reliquie che rendono la Cattedrale di Le Puy una sorta di museo religioso, c’è la cosiddetta pietra delle apparizioni, o pietra delle febbri. Sarebbe questa, la tavola vulcanica di un dolmen sul Monte Anis vicino al quale apparve per la prima volta la Vergine e che venne chiamata “pietra delle febbri” a ricordo delle guarigioni miracolose. Ancora oggi i pellegrini si sdraiano su questa pietra per riceverne gli influssi positivi. Dopo una nuova apparizione, una prima chiesa fu costruita nel 430 in quel luogo indicato dalla Vergine e dove si trovava prima un santuario pagano.
Da quel momento iniziano i pellegrinaggi cristiani, che succedono alle cerimonie druidiche sul Mont Anis. Insieme a Chartres, Le Puy-en-Velay è il santuario mariano più antico della Gallia cristiana. Tutt’ora le feste religiose molto sentite esprimono il culto e la grande devozione verso la Vergine. In particolare, alla vigilia dell’Assunzione (14 agosto) sono numerosi a salire dalla città bassa verso il santuario. La festa del 15 agosto, poi, culmina con la processione che porta la statua di Notre-Dame du Puy (la Madonna nera) per le vie del centro storico della città. La statua della Madonna nera (secolo XIII) si trova solitamente sull’altare maggiore della Cattedrale, proviene dall’antica cappella di San Maurizio del Rifugio ed è stata incoronata dal vescovo di Le Puy in nome del Papa Pio IX, l’8 giugno 1856.
All’interno della Cattedrale sono presenti affreschi e dipinti degni di noti, tra i quali il dipinto murale situato nella cappella delle reliquie, noto come affresco delle arti liberali. Scoperto nel 1850 sotto uno spesso intonaco, il dipinto è un capolavoro della fine del Quattrocento con influenze d’arte fiamminga, e rappresenta la grammatica, la logica (con Aristotele), la retorica (con Cicerone) e la musica. Altro gioiello degno di nota è il chiostro di San Giovanni Battista considerato tra i più belli d’Europa. Venne costruito contemporaneamente alla Cattedrale, tra l’XI e il XII secolo e, secondo l’accademico e storico dell’arte Emile Male, le sue arcate possono essere paragonate a quelle della moschea di Cordova, a causa dei cunei di diversi colori. Oltre al chiostro, all’esterno si trova anche lo storico Hotel Dieu che un tempo ospitava i pellegrini ed oggi è sede di mostre. Per risalire il Monte Anis fino alla cattedrale si devono percorrere le vie Rue Raphael e Rue des Tables.

Cattedrale e Hotel Dieu
L’intero ambiente della città alta si trova all’interno di un’area protetta di 35 ettari nei quali sono preservate le caratteristiche architettoniche di antiche abitazioni, ornate di torrette, porte intagliate e finestre. Il cuore storico di Puy-en-Velay è uno dei più grandi complessi medioevali e rinascimentali francesi. Più recente (1855-1860) è l’edificazione della statua Notre-Dame de France che domina la città, realizzata con la fusione di oltre 200 cannoni sequestrati da Napoleone III dopo la vittoriosa battaglia di Sebastopoli durante la guerra di Crimea. E’ alta 16 metri per un peso totale di 835 tonnellate: 110 per la statua, 680 per il piedistallo di pietra e 45 per il suo rivestimento di ferro.
Non si può andar via dalla città senza aver prima visitato il colorato mercato che il sabato mattina invade Place du Plot con i prodotti tipici della regione portati direttamente dai contadini come, ad esempio, il famoso formaggio del Velay coperto di “artisons”, ovvero micro-organismi che ne assicurano la qualità. Rimanendo in tema di tipicità locali, vale la pena soffermarsi in qualche merletteria dove si tramanda l’arte dei pizzi con la tecnica a rocchetto, tradizione preservata oggi dal Centre d’Enseignement de la Dentelle au Fuseau e l’Atelier Conservatoire National de la Dentelle. La leggenda vuole che sia proprio il Velay la culla di quest’arte delle cui origini si sa, in realtà, ben poco ma che ha di certo rappresentato una parte rilevante dell’economia della regione di Le Puy nei secoli passati. Da provare, o da portarsi a casa come souvenir gastronomico, sono anche le lenticchie verdi Doc, altra tipicità regionale di tutto rispetto.
Il castello di Rochebaron
Spostandosi dalla città-gioiello dell’Alta Loira, si possono incontrare, a pochi chilometri di distanza, interessanti villaggi come Bas-en Basset, gemellata dal 2006 con la cittadina umbra di Fabro, che ospita nel suo territorio comunale il Castello di Rochebaron, costruito su un picco scosceso alto 653 metri e classificato Monumento storico di Francia. Le sue rovine dominano l’alta valle della Loira e offrono una magnifica vista che si estende fino ai vulcani del Meygal. Venne edificato agli inizi del XII secolo come castello militare a scopo difensivo dei confini territoriali tra la contea di Forez e il vescovato di Velay. Fortificazioni difensive e imponenti torri furono aggiunte nei secoli successivi. Ad occuparsi oggi della tutela di questo monumento nazionale è l’associazione Amis de Rochebaron che organizza visite guidate, attività culturali, esposizioni, concerti e suggestive rievocazioni compresa la Festa medievale dei mestieri e delle tradizioni che si tiene in agosto.
Lavaudieu
Da Le Puy-en-Velay dirigendosi verso ovest si entra nel territorio de l’Haute Allier dove spiccano due destinazioni di grande interesse culturale: Lavaudieu e Brioude. Situato tra le gole dell’Allier e le foreste del Livadrois nei pressi di Brioude, Lavaudieu fa parte dell’associazione che riunisce i più bei villaggi della Francia (Les Plus Beaux Villages de France). Il borgo è nato attorno un’antica abbazia benedettina edificata nel 1066 sulle rive del fiume Senouire. Questo notevole complesso monastico ospita la chiesa abbaziale di Sant’Andrea con notevoli affreschi di scuola italiana senese e un piccolo chiostro, intatto gioiello romanico del XII secolo con archi, colonne e capitelli di differenti stili. Nel refettorio è visibile un grande affresco del XII secolo di influenza bizantina. Da visitare nel borgo anche il Museo delle arti, del folklore e delle tradizioni popolari dell’Alta Loira.
Brioude
Sulle tracce del romanico in Alvernia si va sul sicuro come conferma anche la prossima tappa, Brioude. Qui sorge infatti la più grande chiesa romanica della regione, la Basilica di Saint Julien. Per ammirarla bisogna recarsi nel cuore del quartiere canonico di Brioude, il cui nucleo storico è contraddistinto dalla presenza di bei palazzi e case a graticcio. E’ questa un’altra meta di pellegrinaggio famosa in Alvernia, legata alla storia del martire Giuliano, soldato romano convertitosi al cristianesimo e per tale motivo giustiziato nel 304 dc. I suoi resti vennero poi tumulati nel sito dove sorge l’attuale basilica e la sua tomba divenne ben presto meta di tanti fedeli che ritenevano avesse proprietà miracolose, specie dopo che il santo divenne patrono della città di Brioude e protettore dell’Alvernia. Nel corso di tre secoli si sviluppa la costruzione della basilica, iniziata in stile romanico nell’XI secolo. E’ datata invece XII secolo la parte orientale, mentre la volta gotica della navata centrale risale al XIII secolo.

Brioude, Basilica di Saint Julien
Gli interni sono eleganti e brillano di colori policromi, tanti quanti sono le pietre utilizzate per le colonne e gli archi. Vi si possono ammirare una grande varietà di raffigurazioni nei capitelli, il pavimento a mosaico e affreschi raffiguranti scene animate, animali e personaggi biblici. Una menzione a parte meritano gli affreschi della cappella di San Michele, un capolavoro assoluto di arte romanica con influenze bizantine del 1180 che rappresenta una superba visione dell’Apocalisse con al centro la raffigurazione del Cristo Pantocratore. Un contributo recente alla valorizzazione ulteriore della bellezza di questo capolavoro d’arte romanica proviene dall’installazione di 37 nuove vetrate dipinte nel 2008 dall’artista e monaco domenicano di origine coreana Kim en Joong dove misticismo, arte e fede si fondono nell’esperienza visiva di grande intensità restituita da un raffinato gioco di luci e colori.
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