Turchia: Efeso
La notevole vicinanza a Kusadasi, importante porto e stazione balneare della costa occidentale turca, fa di Efeso una delle località archeologiche più frequentate di tutta la Turchia, una notorietà pienamente giustificata perché è un luogo dove la storia delle civiltà che si sono affacciate lungo le sponde del Mediterraneo ha lasciato profonde e durature tracce nel corso dei secoli.

Le vicende storiche
Efeso, l’odierna Selçuk, era infatti un'importante e ricca metropoli dell’Asia Minore quando Atene era ancora politicamente poco influente e Roma neppure fondata. Le sue grandi fortune furono il porto, importante transito commerciale sul Mediterraneo per le ricchezze provenienti dall’Anatolia e dalla Persia, e il radicato culto di Artemide, assimilazione greca dell'antico culto anatolico di Cibele, la Grande Madre dea della fecondità. Fu sede anche di un’importante scuola filosofica dove insegnò Eraclito, il pensatore presocratico a cui si deve la teoria del divenire (panta rei), vissuto ad Efeso tra il VI e il V secolo a.c.. Il primo nucleo di insediamento risale al II millennio a.C. in un luogo già consacrato a Cibele; ma il vero sviluppo si ebbe tuttavia dopo l’ XI secolo, quando con l’arrivo di coloni greci provenienti dal Peloponneso, entrò a far parte della Confederazione delle Polis Ioniche.
Nel VI secolo la Ionia passa sotto il dominio di Creso, il ricchissimo re della Lidia a cui si deve l’inizio della costruzione, sul preesistente santuario arcaico, dell’Artemision efesino, il Tempio di Artemide che, dopo un incendio e successive ricostruzioni, sarà ammirato nella sua grandiosa forma monumentale come una delle sette meraviglie dell’antichità. Al regno di Lidia seguono il dominio dei Persiani, di Alessandro Magno, del re di Pergamo e infine dei Romani, che ne fecero la capitale della provincia d’Asia. Proprio al periodo di dominazione romana risale la maggior parte degli edifici che si ammirano oggi negli scavi, testimonianza del periodo di massimo splendore della città quando arrivò a contare 200 mila abitanti.
La storia di Efeso si incrocia anche con la storia del cristianesimo delle origini per la presenza e la predicazione, storicamente confermata, degli apostoli Paolo e Giovanni. Con l’affermazione del cristianesimo Efeso continuò ad essere un luogo importante di pellegrinaggio, qui sorse la prima delle sette comunità cristiane dell’Asia Minore e il culto di Maria soppiantò quello di Artemide. A lei fu dedicata una basilica, prima e unica in quel tempo in tutto il mondo cristiano, dove si svolse nel 431 d.c. il Terzo Concilio ecumenico che condannò l’eresia nestoriana e sancì il dogma della maternità divina della Madonna. Al tempo del terzo Concilio Ecumenico, la città era ormai in declino, come il suo porto completamente interrato. La fortuna arrise così agli archeologi che nel 1866, quando iniziarono gli scavi, si trovarono di fronte ad una delle città più fastose e intatte dell’antichità.

Il complesso archeologico
La visita al sito di Efeso può iniziare dalla Porta di Magnesia, dove un tempo partiva la via sacra che conduceva all’Artemision, soffermandosi sugli edifici più significativi. Si inizia dall'agorà superiore, centro politico della città, dove sorgono il pritaneo, l’antico municipio, il tempio di Domiziano, la grande basilica a tre navate e l’odeon, dove si riuniva il consiglio cittadino, capace di contenere 1.400 persone. Si scende poi lungo la suggestiva “via dei Cureti”, fronteggiata da imponenti costruzioni: la fontana di Traiano, il monumento di Memmio, le terme di Scolastica con un importante affresco di Socrate. I quartieri residenziali di destra sono ancora tutti da scavare, quelli di sinistra solo in parte.
Qui si possono visitare alcune residenze patrizie, incredibilmente ben conservate, ricche di marmi, affreschi e mosaici. Dopo il tempio di Adriano ecco un luogo assai utile per una città portuale, il postribolo, dove – forse non a caso - fu rinvenuta la celebre statuetta del dio Priapo dal fallo spropositato. La via dei Cureti termina di fronte alla monumentale biblioteca di Celso, quasi intatta nelle sue strutture; mancano, purtroppo, i rotoli dei 12 mila papiri che vi erano conservati, distrutti durante l'invasione dei Goti, un danno irreparabile per la cultura universale. Inizia allora la “via marmorea”, fronteggiata dal tempio di Serapide e dall’agorà inferiore con i suoi porticati, centro commerciale della città, con al centro un orologio ad acqua.
Sul fondo, adagiato sul fianco di una collina, ecco aprirsi l’imponente teatro capace di 25 mila spettatori,
uno dei più grandi e meglio conservati dell’antichità,
creato da Lisimaco, generale ed erede di Alessandro Magno, nel 271 a.C.
e poi ampliato nella struttura attuale dagli imperatori Claudio e Traiano. Da qui inizia l’Arcadiana,
una strada lunga 600 metri che conduceva al porto: interamente rivestita
di marmo, fiancheggiata da colonne, negozi e porticati; era la via di
accesso alla città per tutti gli stranieri che vi arrivavano
via mare. Il suo eccezionale stato di conservazione ne fa ancora oggi
un luogo incantevole.
La visita si conclude con le terme bizantine, lo stadio di Nerone, il
ginnasio di Vedio e la chiesa della Vergine Maria con annesso battistero.

Dell’Artemision, uno dei più importanti luoghi di pellegrinaggio dell’antichità e contenente opere di Fidia, Prassitele, Scopa e Policleto, i massimi scultori del mondo greco, resta ben poco: qualche capitello, un’unica colonna ionica alta 20 metri delle 126 originarie, in quanto gran parte del materiale fu usato in epoca bizantina per la costruzione delle chiese di San Giovanni ad Efeso e di Santa Sofia a Costantinopoli.
Il museo archeologico, davvero ricco, richiede invece alcune ore per una visita accurata; non si neghi almeno un’occhiata alle due statue marmoree di Artemide, se non altro per ammirare il pettorale della dea delle molteplici mammelle, simbolo della fertilità. La trecentesca moschea selgiuchide di Isa Bey, l’acquedotto bizantino ora popolato da cicogne, e la basilica di San Giovanni, una delle più grandi chiese bizantine sorte sulla presunta tomba dell’apostolo, poi trasformata in moschea e quindi in mercato coperto, costituiscono i principali monumenti nel centro di Selçuk.
Il culto mariano ad Efeso, la casa di Maria
Nei pressi di Efeso, sulle pendici del Bulbul Dagi (la collina dell’usignolo) si trova il Meryem Ana Evi, la “Casa della Madre Maria” dove una tradizione vuole che abbia vissuto gli ultimi anni della sua vita la madre di Gesù assistita dall'apostolo Giovanni. Tutto cominciò nel 1852 con la pubblicazione in Germania del libro “Vita della Santa Vergine Maria”, frutto delle visioni mistiche della monaca agostiniana Caterina Emmerich, in cui viene accuratamente descritta l’ultima residenza della Madonna su una collina nei pressi di Efeso. Nel 1891 due padri lazzaristi di Smirne compirono scavi sul luogo indicato, scoprendovi i resti di una costruzione in pietra a cupola di età bizantina, inglobante un precedente piccolo edificio del I° secolo, proprio come indicato dalle visioni della mistica.
Se l’autenticità storica di questo piccolo santuario è dubbia non lo è il valore sacro del luogo per i credenti di fede cristiana e musulmana. Da sempre i contadini ortodossi Kirkindjiotes, discendenti dei primi cristiani efesini, nel giorno dell’Assunta salgono dal loro piccolo villaggio in pellegrinaggio a Meryem Ana. Oggi è meta di pellegrinaggio per milioni di fedeli come lo è stato per i papi Paolo VI nel 1967, di Giovanni Paolo II nel 1979 e recentemente di Benedetto XVI. Una piccola casa in mezzo agli alberi, su un rilievo nei pressi di Efeso, è tra i pochi posti al mondo dove cristiani e musulmani possono pregare insieme in nome di Maria, la madre di Gesù il salvatore per i cristiani, e del profeta Gesù per i seguaci del Corano.
Testo e foto di A. M. Arnesano e G. Badini



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