Libia: i Garamanti e l'antico commercio sahariano

Attorno alla metà del V° secolo a.C. il geografo greco Erodoto, parlando delle popolazioni del nord Africa, accenna per primo all'esistenza dei Garamanti. In poche righe informa che coltivavano con l'aratro dopo aver cosparso di terra fertile il sottostante terreno salato, che i loro buoi pascolavano a ritroso per non conficcare nel suolo le lunghe corna e che a bordo di carri trainati da quattro cavalli cacciavano gli Etiopi trogloditi, gli uomini più veloci nella corsa. Successivamente altri storici latini si occuperanno a più riprese dei Garamanti, per l'importante ruolo politico, militare ed economico svolto da questo popolo nel centro del nord Africa per oltre un millennio a cavallo dell'era cristiana.

Garama, tomba realeAjal, NecropoliGarama

In estrema sintesi essi diedero vita al primo stato unitario sahariano, o quanto meno ad una potenza regionale, con cui dovettero confrontarsi anche i Romani, e furono gli inventori e i grandi propulsori dell'antico commercio transahariano tra l'Africa nera e il Mediterraneo, aprendo le prime vie carovaniere ancora nella protostoria, oltre ad essere i predecessori degli attuali Tuareg, i mitici uomini blu del deserto. Inoltre la loro capitale, Garama, primo segno di civiltà urbana nel deserto, costituì il punto più meridionale di presenza stabile dei Romani in Africa, ben oltre il vallo del "limes" e la famosa scritta "hic sunt leones" che compariva sulle carte dell'epoca, nonché punto di partenza per l'esplorazione di regioni poste ancora più a sud.

Cenni storici

I Garamanti occupavano il Fezzan, la "Phazania romana", l'estrema regione della Libia di sud-ovest al confine con Algeria, Niger e Ciad, erano una popolazione berbera di pelle chiara di provenienza mediorientale (forse palestinese) mischiatasi già in epoca preistorica con elementi neri e meticci locali, ed erano con molta probabilità i discendenti diretti di quei pastori e allevatori neolitici che popolarono il Sahara centrale sei mila anni fa, quando il deserto era ancora verde e ricco di vita, come ci attestano centinaia di migliaia di pitture e di incisioni rupestri sparse ovunque.

Di fronte all'irreversibile mutamento delle condizioni climatiche e all'avanzare dell'aridità, essi si trasferirono, o comunque gravitarono, in una delle pochissime aree rimaste fertili fino ad oggi, la valle dell'uadi el Ajal (oggi chiamata anche al Hayat), una stretta lingua di terra che si inoltra per 200 chilometri verso ovest da Sebha, attuale capoluogo del Fezzan, compressa a nord delle dune del grande erg di Ubari e a sud dalle falesie dell'altipiano roccioso del Messak. Nella preistoria in questa valle scorreva un fiume, ma già 3-4 mila anni fa il corso era sparito, lasciando però una falda freatica a pochi metri dalla superficie, tale da poter consentire la presenza di un'intensa vegetazione.

A circa 150 chilometri da Sebha, nella prima metà del primo millennio a.C. i Garamanti edificarono la loro città più antica (e forse la più vecchia del Sahara), Zinchecra, su uno sperone di roccia del Messak, protetto naturalmente e da ingenti mura ciclopiche. Le minuscole abitazioni erano costruite con mattoni di fango su blocchi di roccia. La scelta di un sito così scomodo e ristretto, ma facilmente difendibile, fa pensare ad una motivata insicurezza, probabilmente a conflitti e razzie. Nel V° sec. a.C. l'accresciuta sicurezza o l'aumento della popolazione portò al progressivo abbandono della rocca e al suo trasferimento nella piana sottostante, creando presso una sorgente la città di Garama, la nuova capitale presso l'odierna Germa, anche se il suo apogeo si avrà soltanto a partire dal I° sec. d.C.

Macine neolitiche

I Garamanti, forse perché spinti dalla necessità, si rivelarono intelligenti e intraprendenti, una delle popolazioni più avanzate dell'epoca. Erano allevatori nomadi di ingenti mandrie di bovini e di cavalli, ottimi agricoltori in grado di coltivare frumento, orzo, datteri, frutta, cotone e ortaggi, discreti artigiani nonostante una tecnologia e attrezzi – almeno inizialmente – preistorici e litici (nel Sahara dopo il neolitico è mancata, come altrove, l'era dei metalli, che furono importati dall'esterno), riuscendo comunque a produrre pregiati gioielli d'oro, di avorio e di pietre dure (tra cui l'amazzonite, un granato chiamato lo smeraldo garamantico, estratta sui monti del Tibesti), e idraulici eccelsi, in grado di creare una fitta rete di canali sotterranei per attingere e convogliare l'acqua, diffusa e ancora oggi utilizzata in tutto il deserto con il nome arabo di foggara, vero capolavoro di ingegneria applicata.

Ma soprattutto seppero volgere in positivo quello che poteva apparire a prima vista un handicap, cioè la loro ubicazione geografica nel cuore del Sahara. Questa posizione mediana, a metà strada tra il Sahel e il Mediterraneo, in una valle che costituiva un punto obbligato di transito verso i quattro punti cardinali, li portò per primi a concepire e ad organizzare – ricavandone notevoli benefici - il commercio transahariano, favoriti anche dal fatto di essere stati i primi ad intuire il potenziale al riguardo di alcune nuove e rivoluzionarie acquisizioni, come l'introduzione del cavallo e del carro prima, e della palma da dattero e del dromedario poi.

Occorreva essere lungimiranti per capire in anticipo quanto potesse essere redditizio far trovare ai commercianti della costa, Fenici prima, Punici, Greci e Romani poi, schiavi neri, oro, pietre preziose, spezie, incenso, ebano, avorio, animali feroci, piume di struzzo, pelli e altro, fornendo in cambio alle popolazione nere sale, tessuti, prodotti e manufatti mediterranei. Non deve quindi meravigliare se arrivarono a gestire in regime di monopolio il commercio nordafricano, gestendo empori, organizzando e guidando carovane, forse anche predandole come avrebbero fatto poi i Tuareg, o imponendo dazi di transito e ad esercitare, mediante apposite fortezze nei punti strategici, un intenso controllo sul territorio.

I rapporti con l'Impero Romano

Le fonti storiche sono abbastanza avare di informazioni, e tutte comunque piuttosto tarde, nei loro riguardi. Non sappiamo ad esempio nulla sulle relazioni politiche con gli empori fenici della costa e con la stessa Cartagine, forse grazie al fatto che a questi non interessava il controllo delle regioni interne. Discorso molto diverso invece con la comparsa dei Romani, con i quali si instaurerà un rapporto costante di amore-odio, di scontro e di collaborazione alterni, fondato comunque sul reciproco tornaconto.

Nonostante vari tentativi al riguardo, i Garamanti, per il loro carattere indomito, non furono mai sottomessi all'impero, al massimo furono partner, come ci testimonia Tacito. Evidentemente verso la fine del I° sec. a.C. cominciarono a minacciare il “limes tripolitanus”, un muro a secco e un fossato con avamposti di guardia lungo ben 500 chilometri che correva attraverso le montagne del Jebel Nafusa, se Plinio il Vecchio ci informa che nel 19 a.C. il proconsole Lucio Cornelio Balbo fu costretto ad organizzare una spedizione punitiva; partendo dalla costa con 20 mila uomini della III° legione Augusta raggiunse “Cydamus”, l'attuale Ghadames, poi “Rapsa”, forse l'attuale Ghat, dove installò la più meridionale delle guarnigioni imperiali a mille chilometri dal Mediterraneo, quindi conquistò Garama. Una notevole impresa di tre mila chilometri di marce forzate attraverso un deserto assolutamente inospitale, da meritargli uno sfarzoso trionfo a Roma.

Leptis Magna

La tregua fu evidentemente fragile, se dal 17 al 24, sotto Tiberio, fornirono truppe al re numida Tacfarinas che nell'odierna Algeria si era ribellato ai Romani; e alla sconfitta dovettero inviare ambasciatori a Roma per chiedere la pace. Che i Garamanti fossero una potenza regionale lo dimostra anche il fatto che nel 69 si allearono con “Oea”, l'attuale Tripoli, nella guerra contro “Leptis Magna”, alleata dei Romani, e mentre stavano per conquistarla furono debellati dalla legione Augusta del legato Valerio Flacco e inseguiti fino nel Fezzan. Da allora però i rapporti migliorarono e Garama ebbe una presenza costante romana, la più meridionale in Africa, più commerciale che militare.

Le fonti storiche tacciono per lungo tempo, perché al crollo dell'impero romano corrispose anche il declino del regno garamantico. Se ebbero pochi problemi con l'invasione dei Vandali, limitata alla costa, si opposero invece militarmente alla successiva invasione bizantina del 534, dovendo però alla fine accettare un trattato di pace e il cristianesimo nel 569. Ma con la scomparsa romana era cambiato, notevolmente in peggio, il quadro economico, e i Garamanti escono dalla scena della storia nel 655 con la conquista di Garama da parte degli Arabi e l'islamizzazione forzata del Fezzan. Spariti come tali ma non scomparsi del tutto, perché i loro discendenti sopravvissero fino ai giorni nostri nei Tuareg, il popolo dei grandi navigatori del Sahara.

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